Nel 2026 le compagnie petrolifere intascheranno 4 miliardi di euro di extraprofitti a spese degli automobilisti italiani

Maggio 13, 2026 - 15:01
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Nel 2026 le compagnie petrolifere intascheranno 4 miliardi di euro di extraprofitti a spese degli automobilisti italiani

Secondo i nuovi dati nazionali raccolti dall'osservatorio sui profitti petroliferi di Transport & Environment, le raffinerie e la distribuzione sono destinati a realizzare 4 miliardi di euro di extraprofitti a spese degli automobilisti italiani, come conseguenza del conflitto in Medio Oriente. Le attività di downstream hanno già fruttato circa 800 milioni di euro di profitti extra dall’attacco statunitense-israeliano all’Iran. Quella che è la principale organizzazione europea in materia di decarbonizzazione dei trasporti, segnala che il profitto delle aziende oil&gas è così strutturato: gasolio +46 centesimi, benzina +24 centesimi dallo scoppio del conflitto.

I prezzi del petrolio sono aumentati rapidamente dallo scoppio della guerra in Iran, il 28 febbraio. Nella settimana precedente il 13 aprile, i prezzi medi alla pompa in Italia avevano raggiunto i 2,15 euro al litro per il gasolio e i 1,78 euro al litro per la benzina (dopo aver toccato gli 1,82 euro al litro in marzo). Riempire un serbatoio da 55 litri di gasolio costava oltre 26 euro in più rispetto a prima dell’inizio del conflitto. L’industria petrolifera, a oggi, ricava 46 centesimi al litro sull’aumento medio dei prezzi del gasolio rispetto ai livelli pre-conflitto, mentre lo Stato italiano continua a stanziare fondi per mitigare il costo dei carburanti alla pompa. Per la benzina, lo stesso ricavo da parte delle compagnie petrolifere è di 24 centesimi.

T&E fa notare che nella sua risposta alla crisi petrolifera, l’Ue non ha presentato alcun meccanismo per tassare gli utili eccessivi delle compagnie petrolifere. L’associazione invita il governo italiano a introdurre un’imposta nazionale sugli utili straordinari delle compagnie petrolifere e a sollecitare ancora l’Ue ad attuare un’imposta sugli utili straordinari a livello comunitario. Secondo lo studio, se gli attuali margini dovessero persistere, gli extraprofitti downstream a livello Ue raggiungeranno quest’anno i 24 miliardi di euro.

Andrea Boraschi, direttore per l’Italia di T&E, ha dichiarato: «Settimana dopo settimana, assistiamo all’aumento degli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Queste ultime hanno tutti i motivi per mantenere l’Europa dipendente dai combustibili fossili, poiché sono loro a trarre vantaggio economico dalla volatilità dei prezzi del petrolio. Il governo italiano deve smettere di spendere indiscriminatamente per sterilizzare il prezzo dei combustibili: è una politica che avvantaggia iniquamente la classi più abbienti, come segnalato da molti economisti tra cui Bini Smaghi. Dovrebbe piuttosto investire in misure strutturali per la riduzione dall’import di petrolio e assumere un ruolo guida nell’istituire un’imposta nazionale su questi super-profitti. I proventi dovrebbero sostenere le famiglie vulnerabili e garantire risorse per elettrificare i consumi energetici, a partire da quelli per la mobilità».

Nel 2022, l’Ue ha introdotto un prelievo del 33% sui profitti eccessivi derivanti dai combustibili fossili, definiti come quelli superiori del 20% o più rispetto alla media del periodo 2018-2021. Ciò ha fruttato circa 28 miliardi di euro tra il 2022 e il 2023. In Italia, tuttavia, i risultati sono stati inferiori rispetto al potenziale di prelievo. Si dovrebbe prevedere un meccanismo più solido, con una base imponibile più ampia e una copertura settoriale più estesa. Lo stesso andrebbe fatto a livello dell’Unione.

Gli utili straordinari sulle attività di downstream (raffinazione e distribuzione) non costituiscono la base imponibile esatta di una misura di prelievo, poiché non tutti i carburanti consumati in Europa sono raffinati in Europa, e le compagnie petrolifere possono ripartire gli utili tra i loro diversi mercati. Una tassa sugli extraprofitti a livello UE sarà comunque efficace per colpire alcuni di questi utili. Si deve anche ricordare che le compagnie petrolifere realizzano i loro ricavi maggiori nelle attività di upstream, in gran parte localizzate fuori dall’Unione. A oggi, T&E calcola che dall’inizio del conflitto in Iran, gli extraprofitti per le attività di upstream a livello UE superino i 13 miliardi, e potranno arrivare in proiezione a 67 alla fine del 2026 (di cui quasi 9 dal consumo di carburanti in Italia). 

La richiesta di tassare gli extraprofitti del settore Oil&Gas tra l’altro non arriva isolata. Un gruppo di 31 ong europee, tra cui Oxfam, Wwf, Can Europe, insieme a T&E, ha chiesto all’Ue di tassare i guadagni extra delle aziende petrolifere per sostenere gli europei in questa crisi. In una lettera, le ong, che rappresentano oltre 40 milioni di cittadini attraverso più di 2.000 organizzazioni affiliate, chiedono che i fondi siano destinati a proteggere le famiglie vulnerabili e a sostenere la transizione verso l’energia pulita, per evitare l’esposizione a una simile volatilità in futuro.

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Redazione Eventi e News

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