Nessuna legge elettorale garantisce stabilità, nonostante i nostri sforzi per cercarla

Scrive Paolo Mieli sul Corriere della Sera che la sinistra dovrebbe presentare una propria proposta di riforma della legge elettorale, «fosse anche una proporzionale con sbarramento al 5% e sfiducia costruttiva» (troppo buono) o anche «un’altra qualsiasi», ma a condizione che «almeno sulla carta, consenta al vincitore di governare per l’intera legislatura».
Dunque, considerato che nel sistema presidenziale, maggioritario e bipartitico americano, sulla carta e probabilmente anche nei fatti, Donald Trump rischia di perdere la maggioranza sia alla Camera sia al Senato alle elezioni di novembre, trasformandosi nella proverbiale «anatra zoppa»; che nel sistema uninominale maggioritario inglese, nella scorsa legislatura, si sono succeduti ben tre governi (Johnson, Truss, Sunak) e lo stesso primo ministro attuale, Keir Starmer, pur forte di una maggioranza larghissima, appare destinato a passare la mano assai prima della scadenza naturale; che nel sistema francese, semipresidenziale con legge elettorale maggioritaria a doppio turno, si sono già succeduti, in questa legislatura, ben tre primi ministri (Barnier, Bayrou, Lecornu), tutti alla guida di governi di minoranza; è possibile sapere in quale sistema democratico al mondo esista una legge elettorale che «almeno sulla carta, consenta al vincitore di governare per l’intera legislatura», come da trent’anni ci sforziamo di architettare in Italia?
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