Nuovo Codice della strada 2026: tutte le novità su multe e patenti

14 Ottobre 2026 - 13:30
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lentepubblica.it

Il nuovo Codice della strada punta a cambiare il modo in cui cittadini, automobilisti e amministrazioni pubbliche gestiscono la mobilità. Tra le novità previste figurano patenti con scadenze più lunghe, multe calcolate con nuovi criteri, documenti digitali e maggiori tutele per le persone con disabilità. Ma la riforma interviene anche sulle responsabilità dei Comuni e sulle modalità di controllo delle infrazioni.


Non si tratta soltanto di aggiornare qualche regola per chi guida. La revisione del Codice della strada rappresenta un tentativo di ripensare l’intero sistema della circolazione, adattandolo a un contesto nel quale tecnologie, veicoli e abitudini quotidiane sono profondamente cambiati rispetto a trent’anni fa.

Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 13 ottobre 2026, ha approvato in esame preliminare, su proposta del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, lo schema di decreto legislativo destinato a sostituire la normativa introdotta nel 1992.

L’intervento nasce dalla delega contenuta nell’articolo 35 della legge 177/2024 e affronta questioni che riguardano direttamente milioni di persone: dalla durata delle patenti alla gestione delle sanzioni, passando per la sicurezza degli utenti più esposti e la progressiva eliminazione degli adempimenti cartacei.

Il provvedimento non è ancora entrato in vigore. L’approvazione preliminare apre infatti una successiva fase di esame istituzionale, prima dell’adozione definitiva e dell’applicazione delle nuove disposizioni.

Un Codice della strada più digitale: cosa cambia per cittadini e Pubblica Amministrazione

Una delle trasformazioni più rilevanti riguarda la documentazione necessaria per circolare. Il progetto normativo introduce la possibilità di utilizzare patenti e documenti di circolazione in formato digitale, superando progressivamente la necessità di esibire le tradizionali versioni cartacee durante i controlli.

Gli organi di polizia potranno verificare direttamente le informazioni attraverso gli archivi informatici disponibili, riducendo il ricorso ai documenti fisici.

La novità rientra in un processo più ampio di modernizzazione, che coinvolge notifiche, procedure amministrative, accertamento delle violazioni e collegamento tra banche dati pubbliche.

Per i cittadini potrebbe significare meno adempimenti e verifiche più rapide. Per gli uffici pubblici, invece, il cambiamento richiederà strumenti informatici adeguati e una maggiore integrazione tra i sistemi utilizzati dai diversi soggetti istituzionali.

Il nuovo impianto legislativo punta così a semplificare il rapporto tra utenti della strada e amministrazione, senza rinunciare alla tracciabilità degli accertamenti e alla tutela dei diritti individuali.

Rinnovo della patente ogni dieci anni fino a 65 anni: la novità più attesa

Tra le misure destinate a interessare un numero particolarmente elevato di automobilisti compare la revisione delle scadenze per il rinnovo della patente.

Attualmente, per le principali categorie di guida relative ad automobili e motocicli, il rinnovo decennale è previsto fino ai 50 anni. Superata questa soglia, la validità ordinaria si riduce a cinque anni.

La riforma intende estendere fino ai 65 anni il periodo nel quale la patente può essere rinnovata ogni dieci anni, fermo restando il possesso dei necessari requisiti psicofisici.

Si tratta di un alleggerimento burocratico significativo, soprattutto per chi utilizza quotidianamente l’automobile per lavoro o per esigenze familiari.

L’effetto sarebbe anche economico: diminuendo la frequenza ordinaria dei rinnovi, si ridurrebbero gli appuntamenti per le visite e i relativi costi amministrativi e sanitari.

La modifica non deve tuttavia essere interpretata come un superamento dei controlli sull’idoneità alla guida. La sicurezza continuerebbe a dipendere dalla permanenza delle condizioni richieste dalla normativa.

Multe per eccesso di velocità: importi proporzionati ai chilometri oltre il limite

Un altro intervento centrale riguarda il sistema sanzionatorio, destinato a essere riorganizzato secondo criteri di maggiore proporzionalità.

Oggi le violazioni dei limiti di velocità vengono generalmente ricondotte a fasce di superamento, alle quali corrispondono determinati intervalli di importo.

Con il nuovo meccanismo, invece, la sanzione economica crescerebbe in relazione a ciascun chilometro orario eccedente il limite consentito.

L’obiettivo dichiarato è differenziare più precisamente la risposta amministrativa in funzione della gravità effettiva del comportamento.

Il progetto contempla anche una revisione complessiva degli importi delle multe. Secondo le indicazioni diffuse dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, alcune sanzioni comuni verrebbero arrotondate verso il basso: per esempio, gli importi di 26 e 42 euro passerebbero rispettivamente a 25 e 40 euro.

Questa impostazione non equivale, però, a una riduzione generalizzata delle conseguenze per chi mette a rischio la circolazione. Le infrazioni considerate particolarmente pericolose resterebbero soggette a misure più severe.

Il testo prevede inoltre strumenti per il recupero, entro cinque anni, delle somme non versate dai conducenti stranieri, con l’intento di rendere più efficace la riscossione anche nei confronti di chi non risiede stabilmente in Italia.

Verbali e autovelox: i Comuni avranno soltanto 45 giorni per notificare le multe

Una delle innovazioni più significative per le amministrazioni locali riguarda le tempistiche delle contestazioni rilevate attraverso strumenti automatici.

Il termine previsto per notificare le violazioni accertate a distanza, senza contestazione immediata, passerebbe dagli attuali 90 a 45 giorni.

Questo dimezzamento avrebbe conseguenze concrete sull’organizzazione degli uffici comunali e dei comandi di Polizia locale, chiamati a gestire gli accertamenti con maggiore rapidità.

Per il cittadino, la modifica rappresenterebbe una garanzia aggiuntiva: ricevere tempestivamente una comunicazione consente di ricostruire più facilmente l’episodio contestato e valutare l’eventuale esercizio del diritto di difesa.

La riforma amplia inoltre i casi nei quali possono essere utilizzati dispositivi di rilevamento a distanza. Tra questi rientrano le soste irregolari nelle aree riservate alle operazioni di carico e scarico e il mancato rispetto della precedenza nei confronti di pedoni e ciclisti sugli attraversamenti.

Per gli enti territoriali si apre dunque una duplice prospettiva: maggiori possibilità di controllo, ma anche termini amministrativi più stringenti da rispettare.

Parcheggi per disabili: adesione obbligatoria dei Comuni alla piattaforma nazionale

La tutela della mobilità delle persone con disabilità occupa uno spazio importante nel nuovo quadro normativo.

Il provvedimento stabilisce che tutti i Comuni debbano aderire alla Piattaforma unica nazionale informatica dei contrassegni per le persone con disabilità, finalizzata a facilitare il riconoscimento dei permessi attraverso un sistema condiviso.

Il problema che si cerca di risolvere è noto: chi possiede un contrassegno valido può incontrare difficoltà quando si sposta in un territorio amministrato da un Comune diverso da quello che lo ha rilasciato.

Un’infrastruttura interoperabile permetterebbe agli enti di verificare più agevolmente la validità delle autorizzazioni, riducendo gli ostacoli burocratici e il rischio di contestazioni improprie.

Il Ministero ha inoltre previsto una conseguenza per gli enti inadempienti: i Comuni che non aderiranno alla piattaforma non potranno utilizzare i dispositivi di accertamento a distanza per determinate violazioni relative alla sosta riservata e alle zone a traffico limitato.

Il riordino comprende anche misure contro l’utilizzo abusivo dei contrassegni e dei permessi destinati alle donne in gravidanza.

La questione supera quindi la semplice gestione dei parcheggi: riguarda la possibilità di muoversi senza incontrare barriere amministrative tra un territorio e l’altro.

Motociclisti, pedoni e monopattini: nuovi obblighi per la sicurezza

La revisione legislativa dedica particolare attenzione agli utenti maggiormente esposti alle conseguenze degli incidenti.

Per chi viaggia in moto, conducente o passeggero, è previsto l’obbligo di utilizzare in autostrada adeguate protezioni per la schiena e per le mani, oltre ai dispositivi già richiesti dalla disciplina vigente.

Il progetto contempla anche interventi sulle infrastrutture di protezione dei motociclisti e la possibilità di utilizzare, in specifiche situazioni di incidente o rallentamento, la corsia di emergenza autostradale, secondo condizioni che dovranno essere definite dalle disposizioni applicabili.

Per i pedoni vengono rafforzate le regole di prudenza durante gli attraversamenti. Un’ulteriore prescrizione riguarda la visibilità nelle ore notturne sulle strade extraurbane prive di illuminazione, dove il rischio di non essere individuati tempestivamente dai conducenti risulta particolarmente elevato.

Novità anche per alcune categorie di veicoli a due ruote dotati di propulsione: casco e contrassegno identificativo verrebbero estesi ai cosiddetti cicli a propulsione, categoria che non deve essere confusa automaticamente con tutte le tradizionali biciclette a pedalata assistita.

Quanto ai monopattini elettrici, il testo prevede un contrasto più incisivo alle manovre improvvise e agli spostamenti a zig-zag, oltre alle condotte che possono rappresentare un intralcio o un pericolo per i pedoni.

Per i servizi di noleggio viene inoltre introdotta una procedura specifica: al termine dell’utilizzo, l’utente dovrà documentare fotograficamente il corretto posizionamento del mezzo.

Una misura che potrebbe contribuire a contrastare il problema dei veicoli abbandonati sui marciapiedi, spesso fonte di difficoltà per persone anziane, cittadini con mobilità ridotta e famiglie con passeggini.

Auto richiamate dalle case automobilistiche: interventi entro due anni

Una disposizione meno appariscente, ma rilevante per numerosi proprietari di autoveicoli, riguarda le campagne di richiamo attivate dai costruttori per motivi di sicurezza.

Quando un veicolo presenta difetti che richiedono interventi correttivi, il proprietario dovrà provvedere alla riparazione entro 24 mesi dal richiamo.

Il mancato adempimento comporterebbe conseguenze amministrative importanti: il mezzo non potrebbe essere sottoposto alla revisione né trasferito a un nuovo proprietario.

In questo modo la sicurezza tecnica del veicolo diventerebbe un elemento direttamente collegato alla sua regolarità amministrativa.

Il principio è evitare che automobili con problemi già individuati dal costruttore continuino a circolare senza le necessarie verifiche o siano cedute a terzi prima degli interventi prescritti.

Guida autonoma: arriva la figura del controllore e nasce un Osservatorio

Il nuovo Codice della strada affronta anche una questione destinata ad assumere un’importanza crescente: la circolazione dei veicoli dotati di sistemi di guida automatizzata.

La disciplina introduce la figura del controllore, un soggetto che deve essere in grado di assumere prontamente la guida quando si verifica una situazione di emergenza o quando il sistema richiede un intervento umano.

La definizione di responsabilità e compiti assume particolare rilievo in una fase nella quale le tecnologie di assistenza e automazione si stanno progressivamente diffondendo.

È inoltre prevista l’istituzione di un Osservatorio incaricato di approfondire i presupposti necessari per consentire la circolazione dei veicoli totalmente automatizzati.

Non significa che qualsiasi automobile capace di muoversi autonomamente potrà circolare liberamente: la riforma intende costruire una cornice normativa entro la quale valutare requisiti tecnici, condizioni operative e garanzie di sicurezza.

Incidenti stradali: fotografie e video potranno essere utilizzati come prove

Un’ulteriore innovazione riguarda la ricostruzione degli incidenti e le controversie relative ai risarcimenti.

Le immagini e le registrazioni realizzate dalle parti sul luogo del sinistro, nell’immediatezza dell’accaduto, potranno essere utilizzate come fonti di prova nei giudizi per il risarcimento dei danni.

La possibilità assume particolare importanza nei casi in cui emergono ricostruzioni contrastanti, responsabilità contestate o difficoltà nel documentare le condizioni della strada e la posizione dei veicoli.

Il materiale audiovisivo non equivarrà automaticamente a una prova decisiva: la sua rilevanza dovrà essere valutata nel contesto del procedimento, tenendo conto delle regole processuali applicabili.

La disposizione riconosce comunque il ruolo crescente degli strumenti digitali anche nella gestione delle conseguenze degli incidenti.

Camion, autobus e trasporto professionale: cambiano requisiti e controlli

La riforma interviene anche sul settore dell’autotrasporto, introducendo disposizioni dedicate alle qualificazioni professionali e alle responsabilità delle imprese.

Per determinate categorie di conducenti di mezzi pesanti e veicoli destinati al trasporto di persone viene prevista la possibilità di guidare, a specifiche condizioni, prima del conseguimento della carta di qualificazione del conducente, purché sia stato avviato da almeno un anno il percorso di qualificazione iniziale.

La misura mira a facilitare l’ingresso e la permanenza nel settore, senza eliminare le esigenze formative e i requisiti abilitativi.

Il progetto prevede inoltre l’innalzamento a 70 anni del limite anagrafico per il trasporto professionale con le patenti del gruppo 2, accompagnato da verifiche periodiche secondo le disposizioni previste.

Sul versante dei controlli vengono rafforzati gli obblighi delle imprese relativi al corretto utilizzo del tachigrafo, dispositivo che registra informazioni essenziali sull’attività di guida.

La finalità è favorire il rispetto delle regole sul lavoro degli autisti e prevenire situazioni nelle quali il mancato controllo dei tempi di guida e riposo può trasformarsi in un rischio per la sicurezza stradale.

Quando entrerà in vigore il nuovo Codice della strada?

Il via libera del Governo rappresenta un passaggio importante, ma non determina l’immediata applicazione delle disposizioni illustrate.

Lo schema di decreto legislativo deve ancora attraversare le fasi previste dalla delega, con l’acquisizione dei pareri degli organi competenti e l’esame delle Commissioni parlamentari.

Soltanto dopo l’approvazione definitiva, la pubblicazione ufficiale e il rispetto delle eventuali disposizioni transitorie sarà possibile individuare con precisione la decorrenza delle singole misure.

Nel frattempo, automobilisti, motociclisti, imprese e amministrazioni devono continuare a fare riferimento alla normativa attualmente vigente.

Al di là delle singole modifiche, il nuovo impianto normativo apre una questione di carattere generale: la sicurezza stradale non dipende esclusivamente dal comportamento degli automobilisti, ma anche dall’efficienza dei controlli, dalla qualità delle infrastrutture e dalla capacità delle istituzioni di garantire regole comprensibili e applicabili.

La digitalizzazione può semplificare gli adempimenti, ma richiede sistemi affidabili. Le multe proporzionate possono migliorare l’equità delle sanzioni, purché i controlli siano effettivi. Le nuove tutele per gli utenti vulnerabili, infine, possono funzionare soltanto se accompagnate da una gestione coerente degli spazi pubblici.

È proprio su questo terreno che si misurerà l’efficacia della riforma: non soltanto nella sua capacità di riscrivere il Codice del 1992, ma soprattutto nel rendere più sicura, accessibile e semplice la mobilità quotidiana dei cittadini.

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