Oltre l’alveare: il prof Martinoli accende i riflettori sulle api selvatiche, custodi della biodiversità

20 Maggio 2026 - 06:30
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Oltre l’alveare: il prof Martinoli accende i riflettori sulle api selvatiche, custodi della biodiversità
adriano martinoli

La Giornata Internazionale delle Api, che si celebra il 20 maggio, rischia di rimanere un evento dal carattere prevalentemente enfatico e dimostrativo se limitata alla sola celebrazione dell’ape da miele. A lanciare una riflessione più profonda e sistemica sulla tutela della biodiversità è il professor Adriano Martinoli, docente di Zoologia e delegato del Rettore alla Sostenibilità presso l’Università degli Studi dell’Insubria. Lo scienziato invita a utilizzare la figura dell’ape domestica – il termometro della natura per eccellenza – come un grimaldello culturale per esplorare e proteggere un mondo sommerso e ben più fragile: quello degli impollinatori selvatici.

Oltre l’alveare: la specificità degli impollinatori selvatici

«Con questa ricorrenza – spiega il professor Martinoli – stiamo di fatto focalizzando l’attenzione su quello che è, a tutti gli effetti, l’unico insetto che è stato addomesticato dall’uomo. L’ape domestica svolge certamente un ruolo importante, soprattutto per le attività umane, ma la vera valenza di questa giornata emerge se includiamo l’importantissimo ruolo funzionale di tantissime api selvatiche, di innumerevoli altri insetti e persino di alcuni vertebrati che operano come impollinatori».

Il cuore della stabilità ecologica risiede infatti nelle reti di mutua dipendenza tra il mondo vegetale e la fauna spontanea. «A differenza delle api domestiche, che visitano una stragrande varietà di fioriture, molte specie selvatiche sono estremamente specializzate, talvolta persino specie-specifiche. Si tratta di una simbiosi strettissima: le piante donano il nettare e altre risorse come nutrimento, e in cambio sfruttano l’animale per la distribuzione del polline e la propria riproduzione. Se scompare un tassello di questa catena, la dipendenza reciproca si trasforma in un rischio di estinzione per entrambi».

Il principio di reciprocità e la salute circolare

Il monitoraggio e la salvaguardia di questi meccanismi naturali non rispondono solo a un dovere protezionistico, ma a una logica di pura sopravvivenza per la specie umana. Secondo il docente dell’Insubria, la prospettiva corretta deve basarsi su un principio di mutua utilità: gli animali impollinatori sono funzionali alla vita dell’uomo, e l’uomo, di riflesso, ha il dovere di attuare pratiche e politiche che siano funzionali alla sopravvivenza degli insetti e degli habitat selvatici.

Questo legame di interdipendenza trova la sua perfetta espressione scientifica e istituzionale nel recente conferimento del Premio ecologista “Premio Furia” a Ilaria Capua, scienziata e virologa di fama internazionale, già direttrice emerita del One Health Center of Excellence dell’Università della Florida. Il riconoscimento ha inteso premiare l’evoluzione e l’applicazione dei principi teorici della One Health, una visione preventiva e integrata della salute che interconnette in un’unica rete il benessere delle persone, degli animali e dell’ambiente.

Dal One Health alla cura del sistema planetario

L’approccio promosso da Ilaria Capua, e richiamato nell’alveo delle riflessioni del professor Martinoli, propone un ampliamento fondamentale di questo paradigma: la salute non può più essere frammentata nei suoi singoli elementi, poiché la protezione dell’uomo e degli ecosistemi locali è subordinata alla tutela dell’intero pianeta inteso come un sistema complesso, unitario e in continuo mutamento.

Le alterazioni ambientali, il declino degli insetti pronubi e la perdita di biodiversità dimostrano come la salute del singolo elemento non possa esistere senza la salute del tutto. Riconoscere il valore delle api selvatiche e dei complessi network di impollinazione significa, in definitiva, tradurre i principi della One Health in azioni concrete a difesa della biosfera e delle generazioni future.

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