Riforma federalismo fiscale 2026: le novità su IMU, TARI e Canone unico
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Federalismo fiscale, il Governo accelera: avanti con la riforma anche senza l’intesa della Conferenza unificata. Arriva anche la sanatoria sul Canone unico.
Il percorso della riforma del federalismo fiscale entra in una fase decisiva. Il Consiglio dei Ministri ha infatti scelto di non interrompere l’iter dello schema di decreto legislativo dedicato ai tributi regionali e locali, pur in assenza dell’intesa della Conferenza unificata. Una decisione che punta a rispettare i tempi imposti dalla delega fiscale e che introduce anche un importante correttivo destinato a risolvere una questione particolarmente delicata: quella delle delibere relative al Canone unico patrimoniale, finite sotto i riflettori dopo una recente pronuncia della Corte di cassazione.
Il provvedimento, oltre a ridefinire diversi aspetti del rapporto tra contribuenti ed enti territoriali, contiene misure pensate per incentivare i pagamenti spontanei, alleggerire il sistema sanzionatorio e rendere più semplici gli adempimenti fiscali. L’obiettivo dichiarato è rafforzare l’autonomia finanziaria di Regioni e Comuni senza aumentare il carico burocratico per cittadini e imprese.
Perché il Governo ha deciso di andare avanti senza l’accordo
La svolta è arrivata durante la riunione del Consiglio dei Ministri del 29 luglio 2026. In quella sede l’Esecutivo ha approvato una deliberazione motivata che consente di proseguire l’esame dello schema di decreto legislativo anche se la Conferenza unificata non ha espresso l’intesa prevista.
La scelta trova fondamento nell’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo n. 281 del 28 agosto 1997, disposizione che permette al Governo di procedere qualora l’accordo non venga raggiunto entro i termini stabiliti dalla normativa.
La mancata intesa era stata formalizzata il giorno precedente, durante la seduta straordinaria della Conferenza unificata del 28 luglio 2026. Nonostante ciò, il Governo ha evidenziato come il confronto con Regioni ed enti locali si sia svolto nel rispetto del principio di leale collaborazione e ha ricordato che la maggior parte delle Regioni aveva manifestato un orientamento favorevole al testo.
Come proseguirà l’iter del decreto
La deliberazione approvata dal Consiglio dei Ministri non equivale all’adozione definitiva del decreto legislativo. Si tratta invece del passaggio che consente all’Esecutivo di evitare uno stallo procedurale e di continuare il percorso previsto dalla riforma.
Il lavoro proseguirà prendendo come riferimento tre elementi fondamentali: lo schema di decreto approvato in esame preliminare il 9 maggio 2025, le modifiche emerse durante il confronto nella Conferenza unificata del 28 luglio 2026 e gli approfondimenti tecnici svolti con gli enti territoriali e con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Prima dell’entrata in vigore definitiva saranno comunque necessari gli ulteriori passaggi previsti dalla procedura legislativa.
La delega fiscale scade il 29 agosto 2026
Uno degli elementi che hanno spinto il Governo ad accelerare è rappresentato dalla scadenza della delega fiscale. La legge 9 agosto 2023, n. 111, che ha affidato all’Esecutivo il compito di riformare il sistema tributario italiano, prevede infatti come termine ultimo il 29 agosto 2026.
Per questo motivo il Consiglio dei Ministri ha ritenuto necessario evitare rallentamenti che avrebbero potuto compromettere il completamento della riforma del federalismo fiscale entro i tempi fissati dal Parlamento.
Le novità previste per contribuenti ed enti locali
Uno degli aspetti più rilevanti dello schema di decreto riguarda la volontà di favorire un rapporto meno conflittuale tra amministrazioni e contribuenti, privilegiando strumenti di prevenzione rispetto agli accertamenti immediati.
Tra le principali innovazioni figura l’introduzione di meccanismi premiali per chi sceglierà l’addebito diretto dei tributi locali. L’obiettivo è incentivare i pagamenti regolari, riducendo contestualmente il numero delle situazioni di morosità.
È prevista inoltre una maggiore diffusione delle lettere di compliance e degli avvisi bonari, strumenti che consentono ai contribuenti di correggere spontaneamente eventuali irregolarità prima dell’avvio delle procedure di accertamento.
Lo schema introduce anche nuove possibilità di definizione agevolata, con riduzioni delle sanzioni e degli interessi per chi provvede a regolarizzare la propria posizione entro i termini previsti.
Un altro capitolo riguarda il sistema sanzionatorio, che dovrebbe diventare più proporzionato in relazione a tributi quali IMU, TARI, imposta di soggiorno e contributo di sbarco.
Tra gli interventi destinati a semplificare gli adempimenti compare anche la previsione di un modello telematico unico per la gestione delle comunicazioni relative all’IMU, con l’obiettivo di uniformare le procedure su tutto il territorio nazionale.
Canone unico, arriva la sanatoria dopo la sentenza della Cassazione
Accanto alle disposizioni generali sulla riforma fiscale trova spazio anche un intervento destinato a risolvere un problema emerso nelle ultime settimane. Tutto nasce dalla sentenza n. 12225/2026 della Corte di cassazione, che ha riconosciuto la natura tributaria del Canone unico patrimoniale, aprendo interrogativi sulla validità di numerose delibere comunali adottate negli anni precedenti.
Il rischio riguardava soprattutto l’efficacia delle deliberazioni regolamentari e tariffarie non pubblicate nei termini previsti dalla normativa vigente. Una situazione che avrebbe potuto generare un elevato contenzioso e mettere in discussione il prelievo applicato da molti enti locali.
Per evitare queste conseguenze, il decreto attuativo sul federalismo fiscale conterrà una specifica disposizione di sanatoria.
Come funzionerà il correttivo sulle delibere del Canone unico
La norma, elaborata sulla base di una proposta dell’ANCI successivamente riformulata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, estende al Canone unico le regole già previste per altre deliberazioni tributarie.
Per quanto riguarda il 2026, il problema non si pone, poiché le delibere potranno essere trasmesse entro il 14 ottobre 2026, rispettando così la disciplina ordinaria.
La vera novità interessa invece gli anni compresi tra il 2021 e il 2025. Le delibere già adottate in quel periodo potranno conservare la propria efficacia purché vengano inserite nel Portale del federalismo fiscale entro il termine perentorio del 31 ottobre 2026, seguendo le modalità previste dalla normativa vigente.
Successivamente il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia provvederà alla pubblicazione sul proprio sito istituzionale entro il 30 novembre 2026, passaggio indispensabile per il perfezionamento dell’efficacia degli atti.
Si tratta di un intervento che punta a garantire certezza giuridica e continuità amministrativa, evitando che numerose deliberazioni già applicate negli anni passati possano essere considerate inefficaci per ragioni esclusivamente procedurali.
Una riforma che punta su semplificazione e autonomia
Il decreto rappresenta uno dei tasselli più importanti della riforma fiscale avviata con la legge delega del 2023. Da un lato mira ad ampliare gli strumenti a disposizione degli enti territoriali per gestire il proprio sistema tributario; dall’altro cerca di costruire un rapporto più collaborativo con i contribuenti attraverso procedure semplificate, incentivi ai pagamenti spontanei e un utilizzo più limitato delle sanzioni.
Il via libera definitivo non è ancora arrivato, ma la decisione del Consiglio dei Ministri di proseguire l’iter anche senza l’intesa della Conferenza unificata consente di mantenere aperto il percorso legislativo. Nelle prossime settimane saranno quindi decisivi gli ultimi passaggi previsti dalla procedura, con l’obiettivo di completare la riforma prima della scadenza della delega fiscale fissata per il 29 agosto 2026.
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