Omicidio di Pierina Paganelli, assolto dopo due anni di carcere Louis Dassilva: “È la rinascita della giustizia”
“È stata fatta giustizia, ha vinto solo la giustizia. È la rinascita della giustizia”. Sono le poche parole pronunciate nella notte tra martedì e mercoledì all’uscita dal carcere di Rimini da Louis Dassilva, fresco di liberazione dopo che la Corte di Assise lo ha assolto nel processo di primo grado per l’omicidio di Pierina Paganelli, tra i casi di cronaca più seguiti negli ultimi anni in Italia. Ad accoglierlo c’era la moglie Valeria Bartolucci, che gli è corsa incontro per abbracciarlo. Poi Dassilva è stato accompagnato dagli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi in un domicilio diverso da quello di via del Ciclamino, per evitare l’assembramento dei giornalisti.
Dassilva, 35enne di nazionalità senegalese, era l’unico imputato alla sbarra per la morte di Pierina Paganelli, uccisa con 29 coltellate il 3 ottobre nel garage del condominio di via del Ciclamino dove abitava. A trovarla senza vita quella mattina fu la nuora Manuela Bianchi, che ebbe poi un ruolo determinante nell’arresto di Dassilva. Quest’ultimo ha trascorso in carcere quasi due anni in custodia cautelare fino alla sentenza pronunciata questa notte dopo 16 ore di camera di consiglio: Dassilva è stato assolto per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste, due formule che indicano un’assoluzione piena, con i giudici che hanno respinto la richiesta di ergastolo della Procura (con le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e dei futili motivi) e disposto la liberazione immediata dal carcere.
Le indagini esclusero rapidamente l’ex marito di Paganelli, che era in Germania, e si concentrarono sulle persone che vivevano nella zona in cui viveva la vittima. In particolare l’inchiesta consentì di far emergere la relazione extraconiugale tra Dassilva e Manuela Bianchi, moglie del figlio di Paganelli, che viveva nel quartiere assieme al marito. I due amanti si incontravano proprio nel garage di Pierina, dove la donna era stata uccisa. È stata proprio la confessione della nuora Manuela Bianchi, arrivata al termine di tre giorni di interrogatorio, a spingere verso l’arresto del senegalese. La donna, che è anche indagata per favoreggiamento, aveva ammesso gli incontri in garage con Dassilva prima di scoprire il corpo di Pierina, ma soprattutto rivelato che fu Louis a dirle cosa fare e cosa dire alla polizia.
La Procura puntò inoltre le sue attenzioni su Louis Dassilva perché per l’ora della morte, fissata alle 22:13 del 3 ottobre 2023, il 35enne senegalese non aveva un alibi. Quanto all’orario del decesso, fu possibile stabilirlo con estrema chiarezza grazie alla telecamera di un garage che, pur non riprendendo la scena dell’omicidio, registrò le urla di Paganelli mentre veniva uccisa.
Su queste basi Dassilva venne arrestato nel luglio 2024 e per quasi due anni è rimasto in carcere in custodia cautelare. Un processo basato sostanzialmente sulla testimonianza di Manuela Bianchi e sull’assenza di un alibi da parte dell’imputato: le indagini non hanno mai consentito di trovare il Dna di Dassilva sulla scena del delitto, né sull’arma del delitto. Per questo la difesa ha sempre sostenuto l’innocenza di Louis, contestando indagini lacunose da parte degli investigatori.
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