Ondate di calore, un’emergenza sanitaria globale che non riguarda solo gli anziani. Quali sono i pazienti più a rischio
Le ondate di calore sono sempre più frequenti e intense e possono aggravare negli anziani, ma non solo, malattie cardiovascolari, respiratorie, metaboliche e renali. Tecla Mastronuzzi (SIMG) spiega perché il caldo è oggi una vera sfida per la salute pubblica
di Elisabetta Turra
Il caldo estremo non è più soltanto un disagio stagionale. A ribadirlo è l’Organizzazione mondiale della sanità che ha appena annunciato la pubblicazione di una nuova guida, prevista per l’11 giugno, per aiutare i Paesi europei a sviluppare e rafforzare i Piani d’azione caldo-salute. Un’iniziativa che riflette una consapevolezza ormai condivisa dalla comunità scientifica: le ondate di calore non rappresentano più eventi eccezionali, ma una minaccia crescente per la salute pubblica. In un’Europa che si sta riscaldando più rapidamente di molte altre regioni del pianeta, prevenire e gestire gli effetti delle alte temperature è diventato un obiettivo sanitario a tutti gli effetti.
Perché il troppo caldo nuoce alla salute
A spiegare cosa accade al nostro organismo quando il termometro sale e quali sono i rischi più concreti per la popolazione, in un’intervista a Voce della Sanità, è Tecla Mastronuzzi, responsabile dell’Area Prevenzione della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG). Secondo la specialista, i cambiamenti climatici stanno rendendo le ondate di calore “più frequenti, più intense e più prolungate, con effetti sempre più evidenti sulla salute della popolazione”. Le patologie che tendono a risentirne maggiormente sono quelle cardiovascolari, respiratorie, metaboliche e renali. Il motivo è legato ai meccanismi che l’organismo mette in atto per disperdere il calore. “Aumento della sudorazione, perdita di liquidi e sali minerali, vasodilatazione e maggiore lavoro cardiaco” sono risposte fisiologiche indispensabili per mantenere stabile la temperatura corporea. Tuttavia, “in presenza di malattie croniche questi adattamenti possono diventare insufficienti e favorire uno scompenso”, spiega la dottoressa.
Le ondate di calore non riguardano solo gli anziani
Pensare che il caldo rappresenti un problema esclusivamente per gli anziani è però un errore. Mastronuzzi richiama l’attenzione su un aspetto spesso sottovalutato: “Persone giovani e apparentemente sane possono sviluppare disidratazione, affaticamento, cefalea, crampi muscolari, disturbi del sonno e riduzione delle capacità fisiche e cognitive”, soprattutto quando svolgono attività lavorative o sportive all’aperto. Una precisazione importante perché evidenzia come gli effetti delle alte temperature non si limitino alle malattie croniche, ma possano influenzare il benessere, le prestazioni e la qualità della vita di una fascia molto più ampia della popolazione.
Il caldo mette sotto pressione il sistema cardiovascolare
Tra gli apparati più coinvolti nella risposta al caldo c’è quello cardiovascolare. Per mantenere costante la temperatura corporea, l’organismo aumenta il flusso di sangue verso la pelle e induce vasodilatazione, costringendo il cuore a un maggiore lavoro. Nei pazienti ipertesi questo può determinare importanti variazioni della pressione arteriosa. Nei soggetti con scompenso cardiaco, invece, la perdita di liquidi e l’aumentato impegno cardiovascolare possono favorire episodi di instabilità clinica. Nei pazienti con cardiopatia ischemica, la disidratazione può contribuire a ridurre la tolleranza allo sforzo e aumentare il rischio di eventi acuti. Per questo, sottolinea Mastronuzzi, «le ondate di calore devono essere considerate un vero fattore di rischio cardiovascolare, soprattutto nei pazienti più anziani e fragili».
Diabete, insufficienza renale e malattie respiratorie
Particolarmente vulnerabili sono anche le persone che convivono con diabete, insufficienza renale o patologie respiratorie croniche. «Nel diabete – spiega la specialista – la disidratazione può alterare il controllo metabolico e favorire scompensi glicemici. Nei pazienti con insufficienza renale, invece, anche perdite di liquidi relativamente modeste possono peggiorare la funzione renale. Per chi soffre di asma o broncopneumopatia cronica ostruttiva il problema è ancora più complesso». Le alte temperature si associano spesso a un aumento dell’umidità e a un peggioramento della qualità dell’aria, fattori che possono accentuare i sintomi respiratori. «I rischi più frequenti sono disidratazione, peggioramento della malattia di base, aumento della dispnea, affaticamento marcato e necessità di ricorrere a cure urgenti o ospedaliere», osserva Mastronuzzi.
Farmaci e caldo, attenzione alle terapie
Le alte temperature possono influenzare anche la gestione di molte terapie croniche. «Pensiamo ai diuretici, ad alcuni antipertensivi, ai farmaci utilizzati nello scompenso cardiaco ma anche a numerosi medicinali impiegati in ambito neurologico e psichiatrico», spiega la responsabile dell’Area Prevenzione della SIMG. Il messaggio, però, è netto: le terapie non devono essere sospese autonomamente. Al contrario, «i pazienti fragili dovrebbero confrontarsi preventivamente con il proprio medico curante per valutare eventuali controlli più ravvicinati o adattamenti terapeutici. La personalizzazione delle cure è uno degli strumenti più efficaci per prevenire complicanze durante l’estate», sottolinea.
I segnali che non devono essere ignorati
Quando il caldo inizia a mettere in difficoltà l’organismo, esistono sintomi che meritano particolare attenzione. Tra questi vi sono «la sete intensa, la riduzione della quantità di urine, la debolezza marcata, le vertigini, la confusione mentale, le palpitazioni, il peggioramento dell’affanno, le alterazioni della pressione arteriosa e la comparsa di gonfiore agli arti inferiori». Alcuni segnali possono indicare una situazione più grave. «Particolare attenzione deve essere posta alle alterazioni dello stato di coscienza, alla febbre elevata e alle difficoltà respiratorie importanti», avverte la specialista. In questi casi è opportuno contattare tempestivamente il medico.
La fragilità non coincide con l’età
Gli anziani restano la categoria più esposta agli effetti delle ondate di calore, ma la fragilità non coincide necessariamente con l’età anagrafica. «Una persona con più malattie croniche, che vive sola o che assume numerosi farmaci può essere fragile anche prima dei 75 anni», ricorda Mastronuzzi. I consigli per affrontare i mesi più caldi sono semplici ma fondamentali: mantenere una buona idratazione, evitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata, soggiornare in ambienti freschi e ventilati, indossare abiti leggeri e ascoltare i segnali inviati dal proprio organismo. Ma esiste un elemento che troppo spesso viene trascurato. «Durante le ondate di calore una telefonata, una visita di un familiare o il contatto con il medico di famiglia possono fare la differenza quanto una terapia farmacologica». Un’affermazione che richiama il valore della rete sociale e della medicina di prossimità nella protezione delle persone più vulnerabili.
Crescono gli effetti delle ondate di calore sulla salute mentale
Gli effetti del caldo non riguardano soltanto il corpo. Nella pratica clinica, racconta Mastronuzzi, stanno emergendo con sempre maggiore evidenza anche le conseguenze sul benessere psicologico: «Le notti tropicali compromettono la qualità del sonno, aumentano irritabilità e stanchezza e possono accentuare sintomi ansiosi e depressivi». Nei pazienti con disturbi psichiatrici preesistenti, aggiunge, «il caldo può rappresentare un fattore di destabilizzazione clinica». Parallelamente, i medici di medicina generale osservano un aumento di episodi di disidratazione, cali pressori, peggioramento dello scompenso cardiaco, insufficienza renale acuta e riacutizzazioni delle patologie respiratorie. Per questo, conclude la specialista, «oggi il caldo non può più essere considerato soltanto un problema meteorologico. È un determinante di salute che richiede prevenzione, organizzazione dei servizi e una forte attenzione ai soggetti più vulnerabili».
In questo scenario la medicina generale svolge un ruolo centrale. Come sottolinea Mastronuzzi, il compito del medico di famiglia è quello di «identificare precocemente le persone a rischio, promuovere comportamenti protettivi e intercettare i primi segnali di scompenso prima che diventino un’emergenza». Un’attività destinata a diventare sempre più importante in un Paese che dovrà imparare a convivere con estati sempre più lunghe e sempre più calde.
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