Overtourism in Val Gardena: prenotazione obbligatoria per il Seceda

Maggio 16, 2026 - 11:02
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Overtourism in Val Gardena: prenotazione obbligatoria per il Seceda

Le Dolomiti tornano al centro del dibattito sull’overtourism e la Val Gardena si ritrova ancora una volta a fare i conti con il difficile equilibrio tra tutela del paesaggio alpino e crescita costante dei flussi turistici. Al centro della discussione c’è il Seceda, uno dei punti panoramici più celebri dell’Alto Adige, diventato negli ultimi anni una meta chiave dei social network e dell’immaginario turistico contemporaneo.

Le immagini delle creste erbose affacciate sulle Odle hanno contribuito a trasformare la zona in una delle destinazioni più ricercate delle Dolomiti. In questo modo, però, sono aumentati anche i problemi legati alla gestione del turismo di massa: code agli impianti, sentieri congestionati, traffico intenso nei paesi della valle e un impatto sempre più evidente sugli ecosistemi montani.

Prenotazione obbligatoria per il Seceda

Per provare a contenere la situazione, dal 22 maggio 2026 entrerà in vigore un nuovo sistema di accesso agli impianti del Seceda basato su prenotazione obbligatoria online e fasce orarie prestabilite. Il modello scelto ricorda quello già adottato in altri settori del turismo ad alta intensità, come il trasporto ferroviario o alcuni siti culturali molto frequentati, e l’obiettivo è distribuire meglio gli ingressi nell’arco della giornata ed evitare i picchi che, soprattutto durante l’estate, hanno messo sotto pressione l’intera area.

Accanto alla prenotazione arriva però anche un aumento consistente dei prezzi. Il costo del biglietto andata e ritorno passa infatti da 52 a 74 euro, una scelta che ha alimentato il dibattito pubblico. Se da una parte le amministrazioni e i gestori parlano di una misura necessaria per regolamentare i flussi e migliorare la gestione del territorio, dall’altra emergono critiche legate al rischio di trasformare l’accesso alla montagna in un’esperienza sempre più selettiva dal punto di vista economico.

Il piano nasce da un confronto che ha coinvolto diversi soggetti del territorio: i Comuni di Ortisei e Santa Cristina, la società degli impianti Seceda, l’associazione provinciale delle organizzazioni turistiche, Idm Alto Adige e il Centro Mobilità Val Gardena.

L’estate delle code infinite

La decisione di introdurre prenotazioni obbligatorie arriva dopo una stagione estiva particolarmente difficile per la Val Gardena: negli ultimi mesi, è stata travolta da un afflusso di turisti giornalieri considerato senza precedenti, con conseguenze evidenti sia sulla viabilità sia sulla vivibilità delle località alpine.

Le immagini delle lunghe file agli impianti di risalita e del traffico paralizzato a Ortisei hanno fatto il giro dei social network e dei media nazionali, e trasformato il Seceda in uno dei casi simbolo dell’overtourism in montagna.

Il momento più controverso della scorsa estate è stato però quello legato all’installazione di un tornello a pagamento lungo un sentiero panoramico vicino al Seceda: alcuni proprietari dei pascoli della zona avevano deciso di introdurre un accesso controllato nel tentativo di limitare il passaggio continuo dei visitatori e denunciare i danni provocati dall’eccessiva frequentazione dell’area.

Secondo quanto emerso nel dibattito in loco, alla base della protesta c’erano problemi sempre più frequenti: prati danneggiati, rifiuti lasciati lungo i percorsi e comportamenti giudicati poco rispettosi dell’ambiente alpino. Il tornello è però rimasto attivo per poco tempo: la Provincia ne ha disposto la rimozione, chiarendo che il tracciato ricadeva in un’area pubblica appartenente all’Ente Parco.

Nonostante ciò, l’episodio ha avuto un forte impatto simbolico: da una parte, residenti e operatori turistici hanno interpretato il gesto come un segnale di esasperazione davanti a una situazione diventata difficile da gestire, dall’altra, associazioni ambientaliste e sostenitori dell’accesso libero alla montagna hanno denunciato il rischio di una progressiva privatizzazione dei sentieri alpini.

Il ruolo dei social e il Seceda meta “virale”

Sentiero escursionistico che porta alle vette del Seceda, Alto Adige
iStock
Sentiero escursionistico mozzafiato che porta alle vette del Seceda

Uno degli elementi che più hanno contribuito all’esplosione turistica del Seceda è la sua elvata visibilità sui social network: negli ultimi anni, le immagini del panorama sono state condivise a più riprese su Instagram, TikTok e altre piattaforme, così da trasformare l’escursione in una sorta di esperienza da replicare.

Influencer, creator digitali e personalità internazionali hanno amplificato il fenomeno, alimentando una domanda turistica sempre più concentrata su alcuni luoghi specifici facilmente riconoscibili online: aree un tempo frequentate soprattutto da escursionisti abituali si sono ritrovate d’improvviso esposte a flussi molto più intensi e spesso concentrati in poche ore della giornata.

Le istituzioni locali hanno provato a intervenire con varie misure di contenimento, tra cui controlli più frequenti e la presenza di ranger nelle zone maggiormente affollate. Tuttavia, il nodo centrale resta la capacità della montagna di sostenere un turismo sempre più numeroso senza compromettere gli equilibri ambientali e sociali del territorio.

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