Paolo Zampolli riapre all'Italia ai Mondiali: "Partita ancora aperto, non mi fido di quello che dice l'Iran". Il 20 maggio può essere la giornata decisiva

06 Maggio 2026 - 09:40
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Il collaboratore del presidente Usa Donald Trump per le partnership globali e lo sport spiega perchè gli Azzurri possono ancora confidare in un ripescaggio

La Nazionale italiana rimane aggrappata ad una flebilissima speranza di prendere parte ai Mondiali che questa estate saranno disputati tra Stati Uniti, Canada e Messico e che prenderà il via il prossimo 11 giugno. Nonostante gli Azzurri di Gattuso siano stati ufficialmente eliminati dalla competizione, perdendo il playoff decisivo di marzo contro la Bosnia, rimane in piedi l'ipotesi – di non semplice realizzazione ma tuttora esistente – di non mancare la terza edizione consecutiva della Coppa del Mondo grazie ad un ripescaggio.

20 MAGGIO GIORNO DECISIVO

Una circostanza che potrebbe verificarsi nel momento in cui la FIFA prendesse atto o di un'eventuale rinuncia alla partecipazione o scegliesse di escludere l'Iran, Paese che da qualche settimana sta vivendo un conflitto tuttora in corso e dall'esito impronosticabile con Stati Uniti ed Israele. Il tema è quello delle condizioni di sicurezza che la delegazione di Teheran ha sempre chiesto per i suoi tesserati sul suolo americano – dove giocherebbe sicuramente le tre partite del girone contro Belgio, Egitto e Nuova Zelanda – o quelle che il governo statunitense potrebbe vedere minate dalla presenza sul proprio territorio di persone non gradite e riconducibili ai vertici politici della nazione asiatica. Nonostante i ripetuti e recentissimi pronunciamenti del presidente della Fifa Gianni Infantino in favore della presenza dell'Iran ai Mondiali, secondo Associated Press la data in calendario da cerchiare come decisiva sull'argomento è quella del prossimo 20 maggio. Quando una delegazione iraniana è attesa a Zurigo, nel quartiere generale della FIFA per discutere della preparazione sotto l'aspetto organizzativo del viaggio negli Stati Uniti della nazionale di calcio. In quella sede, potrebbero emergere eventuali criticità alle quali l'Italia – anche se non formalmente, alla luce delle prese di posizione del presidente del Coni Bonfiglio e di alti esponenti politici – si appellerebbe per essere ripescata.

"NON MI FIDO DELL'IRAN"

A proposito di questo, oggi sulle pagine de La Gazzetta dello Sport troviamo le parole di Paolo Zampoli, rappresentante speciale per le partnership globali e lo sport del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Che già nelle passate settimane ha spiegato per quali motivi un ingresso in corsa dell'Italia al posto dell'Iran sia un'ipotesi ancora al vaglio. “Con l’appoggio di Trump, ho contattato Infantino perché il regolamento Fifa è lacunoso sulla sostituzione di una squadra che non si dovesse presentare e se l’Iran non partecipasse al Mondiale l’Italia - che lo ha vinto 4 volte ed è la più alta delle escluse nel ranking - avrebbe i requisiti giusti”, dice in apertura di intervista Zampolli. Che poi aggiunge, a proposito dell'ultimo via libera da Vancouver di Infantino alla presenze dell'Iran: “Il nodo è capire cosa hanno in testa gli iraniani, di cui è molto difficile fidarsi. Ora dicono che la squadra verrà, ma come la mettiamo con il loro seguito, ben poco gradito negli Stati Uniti visto quello che sta succedendo? La partita è aperta”.

PRESSIONE SU INFANTINO

Di chiare origini italiane, Zampolli parla de La Gazzetta dello Sport dello scetticismo con cui nel nostro Paese è stata accolta l'ipotesi di rientrare nei Mondiali da ripescati: “Posso capirlo, ma come crede reagirebbero gli italiani se la Nazionale giocasse il Mondiale? Tiferebbero come solo noi sappiamo fare o non guarderebbero le gare perché non ci siamo qualificati sul campo? Se metterò altra pressione su Infantino? Non credo che serva, anche se il tempo stringe. E l’anno scorso l’ho già convinto ad effettuare il sorteggio del Mondiale al Trump-Kennedy Center”.

TIFAVO INTER

L'intervista con Paolo Zampolli su La Gazzetta dello Sport si conclude con un passaggio sulla sua passione calcistica giovanile, quando da ragazzo frequentava ancora l'Italia e i nostri stadi: “Da giovane andavo allo stadio in Curva Nord con i Boys. Sono felice che l’Inter abbia vinto lo scudetto, ma non sono un tifoso sfegatato. Vivo lo sport come un mezzo che unisce e permette di fare business”.

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