Per raggiungere gli standard Ue all’Italia servono oltre 135 mila chilometri di ciclabili

07 Luglio 2026 - 16:16
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Per raggiungere gli standard Ue all’Italia servono oltre 135 mila chilometri di ciclabili

L’Italia deve pedalare parecchio per mettersi in pari con gli standard europei riguardanti le piste ciclabili. Parecchio quanto? Per 138.183 chilometri: è questa, idealmente, la distanza che separa il nostro Paese dai più alti standard comunitari in fatto di capillarità delle infrastrutture ciclabili, ossia quelli dei Paesi Bassi. A richiamare l'attenzione sul dato è Fiab (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) evidenziando i risultati di Cycling Counts, il primo studio promosso dalla Commissione europea per costruire un quadro comune di misurazione della ciclabilità nei Paesi membri, presentato in occasione di Velo-city 2026 a Rimini.

Secondo la ricerca, per raddoppiare gli attuali livelli di utilizzo della bicicletta nell'intera Ue, sarebbero necessari altri 424.426 chilometri di infrastrutture dedicate. È in questo scenario che Fiab, tra i protagonisti del summit e Programme Director della Conferenza, ha portato l'esperienza maturata sul territorio e dato voce alla necessità di considerare la ciclabilità non come un tema di settore ma come una politica trasversale, capace di incidere su sicurezza, salute e qualità della vita. Spiega la vicepresidente Fiab Susanna Maggioni: «Velo-city 2026 ha confermato che la ciclabilità non è una questione di nicchia ma una risposta concreta a grandi sfide: sicurezza stradale, salute pubblica, qualità dello spazio urbano, resilienza climatica e competitività dei territori. Le esperienze presentate a Rimini dimostrano che, dove si investe con coraggio e visione, diminuiscono gli incidenti, cresce la mobilità attiva e migliorano salute, qualità della vita ed economia locale e il cambiamento viene accettato una volta sperimentati i benefici».

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno gli incidenti stradali provocano circa 1,19 milioni di vittime nel mondo e rappresentano la prima causa di morte tra i giovani tra i 5 e i 29 anni. Più della metà delle persone che perdono la vita sono utenti vulnerabili della strada, tra cui pedoni, ciclisti e motociclisti. Non a caso, Velo-city 2026 ha dedicato ampio spazio al confronto tra le esperienze delle città europee impegnate a ridurre il rischio sulle strade attraverso nuovi modelli di pianificazione della mobilità.

Tra le esperienze più significative, la sessione “Speed reductions and its benefits: the continuing story of vehicle speed limits” ha mostrato come la moderazione della velocità stia diventando uno degli strumenti più efficaci per migliorare la sicurezza urbana. Amsterdam, per esempio, ha illustrato i risultati della progressiva estensione del limite di 30 km/h, oggi applicato all’82% della rete stradale cittadina: a un anno dall’introduzione della misura gli incidenti sono diminuiti dell’11%, mentre gli spostamenti in bicicletta sono aumentati del 9%. Tra i contributi italiani, l’assessore alla Mobilità di Roma Eugenio Patanè ha presentato i primi risultati del Biciplan capitolino: negli ultimi tre anni il numero delle biciclette di proprietà è cresciuto del 63%, passando da 560.000 a 917.000, mentre tra il 2022 e il 2025 la mortalità negli incidenti stradali è diminuita del 19%.

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