Per Schlein è più facile un patto con Meloni che un programma con Conte e Bonelli

19 Settembre 2026 - 07:05
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Sembra quasi che per Elly Schlein sia più semplice trovare un'intesa programmatica con Giorgia Meloni che con il resto del Campo largo. E la reazione sdegnata dei suoi alleati, da Giuseppe Conte ad Angelo Bonelli, all'invito al dialogo della segretaria del Pd alla presidente del Consiglio ne è la dimostrazione. Nella lettera, pubblicata giovedì su Repubblica, in cui Schlein illustra il suo pacchetto di misure contro la crisi energetica per impiegare i 14 miliardi (0,6 per cento del pil) di flessibilità ammessa dalla Commissione europea non c'erano particolari novità nel contenuto. D'altronde, dieci giorni prima, Schlein aveva già presentato le cinque proposte sull'energia a Cernobbio, alla presenza dei suoi alleati Giuseppe Conte (in collegamento), Angelo Bonelli e Matteo Renzi. Nessuna obiezione sul contenuto. Il problema, per loro, o almeno per Conte e Bonelli, è quello "spirito costruttivo" con cui Schlein si è rivolta a Meloni dicendo: "Offriamo alla Vostra attenzione la nostra proposta". E soprattutto, l’apertura della premier ad "approfondire" le il tema "senza pregiudizi" quando "si fanno proposte sensate".

Naturalmente c’è una base concreta su cui è possibile trovare un’intesa. In primo luogo perché l’allargamento all’energia della clausola di salvaguardia per la difesa è stata una vittoria in Europa di Meloni e Giorgetti. In secondo luogo, perché le cinque proposte di Schlein riguardano il rafforzamento di misure già esistenti o introdotte dal governo Meloni (Conto termico, Piano casa, conversione industriale, trasporto pubblico e potenziamento della rete elettrica). Ma la mossa, da parte di Schlein, ha soprattutto un valore politico. Mentre nel centrosinistra, e anche nel suo stesso partito, in tanti dubitano sulla sua capacità di guidare la coalizione, la segretaria del Pd si rivolge da pari alla Presidente del Consiglio, che è forse l’unica che ne riconosce la leadership a sinistra. Sia quando la attacca, sia quando si dice disponibile al dialogo.

Non è la prima volta che accade. Sempre a Cernobbio, Schlein si era detta disponibile a votare insieme al centrodestra l’estensione a tutta l’Italia dell’autorizzazione unica sul modello Zes per abbattere il carico burocratico sulle imprese: "Qui c’è un punto d’accordo con la presidente Meloni", disse Schlein. "Ci sono i margini per approvare insieme l’estensione della Zes unica del Mezzogiorno a tutto il territorio nazionale" rispose pochi giorni dopo, intervistata dal Foglio, la presidente del Consiglio. Nel corso della legislatura, senza mai risparmiarsi dure critiche, le due leader hanno trovato altre intese. Dal patto – poi naufragato – sul reato di violenza sessuale, nato da una telefonata tra Schlein e Meloni e suggellato da lla segretaria del Pd con una foto su Instagram insieme alla premier: "Abbiamo dimostrato che su questo tema fondamentale si può trovare un terreno comune tra maggioranza e opposizione per far fare passi in avanti al paese". Un patto, poi, è stato stretto contro l’uso del deepfake in campagna elettorale.

"In vista della campagna elettorale tutte le forze politiche dovrebbero impegnarsi a non usare l’AI per attribuire agli avversari parole o fatti inventati", fu l’appello lanciato da Schlein a luglio in un’intervista al Foglio. Invito subito accolto da Meloni: "E’ un tema che ho posto prima di tutti. Sono d’accordo". Da questo dialogo a distanza tra avversari è nata anche la legge a prima firma Shclein di sostegno al cinema e all’audiovisivo, approvata con voto trasversale e quasi all’unanimità (eccetto Marattin e Vannacci). Un processo politico che era partito da un appello del regista Pupi Avati alla premier e alla segretaria del Pd per lavorare trasversalmente a una nuova legge per il cinema.

Ora l’appello ("Gentile presidente"), o meglio l’invito, a un confronto sui temi dell’energia lo ha scritto Schlein. Mentre il capicorrente del Pd si scervellano su come far saltare le primarie, sui papi stranieri, sui terzi nomi, sui vecchi partigiani o i nuovi 18enni, chiunque purché non la loro segretaria per guidare la coalizione e il governo. Mentre altri dirigenti aspettano da Nova che Conte detti le sue condizioni sull’Ucraina. Mentre a sinistra si fa fatica a definire il programma, la segretaria del Pd si rivolge alla presidente del Consiglio, alla sua avversaria, per cercare un’intesa programmatica sulla crisi energetica e trovare un riconoscimento della sua leadership.

Ed è proprio questo che turba gli alleati progressisti. "Meloni sul tema climatico e energetico ha sabotato tutte le politiche ambientali e climatiche – dice Bonelli – questa mano tesa a lavorare insieme è incomprensibile". "Non ci sono le condizioni per lavorare con chi, il governo Meloni, dice di voler fare le trivellazioni", dice Conte. Attaccano Meloni, ma il vero obiettivo è Schlein.

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