Sulle critiche al bollo il Pd dimentica le accise di Bersani
“Meloni ha deciso di finanziare la campagna elettorale con i soldi degli italiani”, ha commentato Antonio Misiani, senatore e responsabile economico del Pd, a proposito del decreto del governo, che ha cambiato strumento contro il caro carburanti: lo sconto sul gasolio scende a 12,2 centesimi fino al 25 settembre e passa a 6,1 centesimi fino al 5 ottobre (poi resteranno le sole accise mobili), mentre 2,3 miliardi di euro serviranno a coprire l’abolizione del bollo per le auto fino a 80 kW di potenza. La critica di Misiani è lecita: il governo, nonostante le promesse di rendere la misura strutturale, taglia la tassa per un solo anno e rinvia a decisioni future.
Ma per questo tipo di peccati, nessuno può scagliare la pietra. Proprio il Pd, con Pier Luigi Bersani ministro dello Sviluppo economico del già dimissionario governo Prodi, nel marzo del 2008 finanziò con 162 milioni di extragettito Iva il primo taglio delle accise mobili mai realizzato: circa 2 centesimi in meno dal 20 marzo al 30 aprile. Il mese prima delle elezioni che riportarono Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Anche quei 162 milioni erano soldi degli italiani, e anche quel taglio delle accise aveva un “chiaro sapore elettoralistico”, secondo il metro usato oggi da Misiani per l’esenzione dal bollo.
Queste misure, però, non sembrano portare bene: a marzo 2026, dopo lo choc di Hormuz, il governo tagliò le accise pochi giorni prima del referendum sulla giustizia, e sappiamo com’è andata. Non sarà che ora Meloni ha cambiato strumento per scaramanzia?
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