Più occupati ma salari più bassi: presentato il nuovo rapporto Inps, con un alert sulle pensioni future

09 Luglio 2026 - 16:39
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Più occupati ma salari più bassi: presentato il nuovo rapporto Inps, con un alert sulle pensioni future

È stato presentato oggi alla Camera Il 25° Rapporto Annuale dell'Inps e, al di là di qualche dato positivo che pure non manca, dal documento emergono soprattutto delle gravi contraddizioni che caratterizzano il mercato del lavoro italiano. Il presidente dell'Istituto Gabriele Fava ha sottolineato il record di 27,2 milioni di occupati, ma l’analisi non può nasconder il fatto che dal punto di vista dei salari percepiti siamo in una situazione di forte fragilità, che va ben al di là del fatto che la retribuzione media annua lorda sia di 27.649 euro. Dietro l'apparente ottimismo del tasso di occupazione al 63%, emerge infatti la presenza di profonde crepe strutturali. L'aumento dei posti di lavoro non si sta di fatto traducendo in benessere economico, ma sta al contrario alimentando una platea di lavoratori poveri o altamente vulnerabili, schiacciati da contratti di bassa qualità e da una stagnazione salariale che non ha eguali in Europa.

La criticità più immediata è la drammatica perdita del potere d'acquisto, che sta impoverendo anche chi un lavoro ce l'ha, e pure stabile. Sebbene infatti tra il 2019 e il 2025 le retribuzioni lorde abbiano registrato un incremento nominale del 10,8%, questa crescita è un'illusione statistica, completamente divorata da una fiammata inflazionistica devastante arrivata nello stesso periodo al 18,2%. I salari reali dei cittadini hanno subito un'erosione profonda che i temporanei tagli del cuneo contributivo hanno solo anestetizzato, senza risolvere la radice del problema. Il risultato è un sistema economico fragile, in cui la busta paga media non è più sufficiente a garantire una vita dignitosa di fronte al costo della vita.

In questo scenario di sofferenza salariale, il divario di genere si conferma una piaga sociale ed economica insostenibile. Il rapporto evidenzia una discriminazione sistemica: nonostante le donne siano mediamente più istruite degli uomini, continuano a essere relegate ai margini del mercato del lavoro, subendo tassi di occupazione inferiori e una forte segregazione nei settori meno remunerati. Questo soffitto di cristallo, unito a un gap retributivo cronico, nega alle lavoratrici pari opportunità di carriera e di guadagno, perpetuando una condizione di svantaggio economico che calpesta il merito e frena lo sviluppo dell'intero Paese.

Il fattore più problematico di questa disparità è l'abuso dei contratti a tempo parziale, che per milioni di donne non rappresenta una scelta flessibile ma un part-time involontario subìto. Questa forma di sotto-occupazione distrugge la continuità contributiva e riduce i redditi annuali a cifre ben inferiori alla già misera media nazionale. La precarietà di oggi si trasforma così in una condanna per il futuro: la discontinuità lavorativa impedisce alle donne l'accesso ai pensionamenti anticipati, dando vita a un sistema previdenziale profondamente ingiusto in cui le pensionate ricevono assegni inferiori del 34% rispetto a quelli degli uomini.

L'allarme lanciato dall'Inps sulla sostenibilità futura del nostro sistema di protezione sociale è senza appello. Un modello previdenziale non può reggersi a lungo se si fonda su un esercito di lavoratori precari, sottopagati e discriminati, le cui micro-contribuzioni non basteranno a finanziare le pensioni di domani. Se non si interverrà subito con riforme strutturali per imporre la trasparenza retributiva aziendale, contrastare il precariato e azzerare il divario di genere, il sistema di welfare italiano rischia il collasso, lasciando le future generazioni intrappolate in una vecchiaia di povertà. Ecco cosa dice il presidente Fava presentando il rapporto Inps alla Camera: «La previdenza non nasce al momento della pensione. Nasce nel primo contratto, nella prima retribuzione, nella continuità dei versamenti, nella qualità del lavoro, nella produttività, nella partecipazione delle donne e dei giovani al mercato del lavoro, nella capacità di contrastare il sommerso. Non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito. La sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre o coefficienti. Si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro. Se il lavoro è debole, la previdenza sarà fragile. Se i salari sono bassi, i contributi saranno insufficienti. Se giovani e donne restano ai margini, il sistema perde base contributiva, capacità produttiva e coesione». Alla fine della presentazione, i parlamentari e le altre autorità presenti alla Sala della Regina di Montecitorio non hanno fatto mancare un bell’applauso.

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