Plastica, s’aggrava la crisi del riciclo. Unirima: «Rischio concreto di blocco della raccolta differenziata in molte aree del Paese»

Due settimane fa erano scesi in campo direttamente i Comuni, riuniti nell’Anci, mentre oggi il grido dall’allarme torna a salire dal comparto industriale rappresentato dall’Unirima, l’Unione nazionale imprese raccolta, recupero, riciclo e commercio dei maceri e altri materiali, per denunciare la crisi sempre più grave che affligge la filiera del riciclo della plastica. Conseguenza: aumentano gli stoccaggi (alcuni prendono fuoco) fino a saturazione, col conseguente blocco della produzione e rischio a catena di uno stop alla raccolta.
Per questo le imprese hanno chiesto come misura tampone, l’aumento dei volumi degli stoccaggi (con semplificazione procedurale) che consentano di incrementare rapidamente e in modo continuativo i ritiri dei carichi pressati e affrontare il problema della qualità dei materiali conferiti sono necessarie azioni volte a ridurre significativamente la crescente presenza di scarti non riciclabili nella raccolta differenziata.
Le misure strutturali sono quelle invece da tempo proposte dalle imprese: aumento della quota di riciclo nei manufatti plastici con polimeri di riciclo europei, contrasto doganale all’importazione di polimeri di riciclo extra Ue di bassa qualità, riduzione dei prezzi dell’energia, agevolazioni fiscali per i prodotti di riciclo rispetto ai prodotti da fossili.
«Da mesi denunciamo una situazione che continua a peggiorare – dichiara Carmelo Marangi, vicepresidente di Unirima con delega al settore plastica – Le imprese stanno sostenendo costi sempre più elevati per gestire materiali che dovrebbero essere ritirati con regolarità, mentre gli spazi di stoccaggio sono ormai al limite della capacità. Se non si interviene immediatamente con misure straordinarie, il rischio concreto è il blocco della raccolta differenziata in molte aree del Paese, con ripercussioni su cittadini, Comuni e sull'intera economia circolare. È inoltre indispensabile affrontare il tema della qualità dei conferimenti: l'aumento degli scarti non riciclabili sta compromettendo l'efficienza dell'intera filiera e non è più sostenibile».
Per quest’ultimo fronte, un miglioramento nell’ecodesign dei prodotti che poi diventano rifiuti post-consumo, insieme a campagne di comunicazione mirate su come si fa una buona raccolta differenziata – delle quali evidentemente c’è ancora bisogno, nonostante siano una realtà strutturale in Italia del 1997 – appaiono sempre più urgenti.
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