Postura prolungata al lavoro: le nuove soglie di rischio secondo l'Ispettorato del Lavoro
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Migliaia di dipendenti pubblici considerano normale restare fermi alla scrivania per l’intera mattinata, o passare ore in piedi allo sportello senza potersi muovere. Ebbene, secondo le nuove linee guida diffuse dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, queste posture, se protratte oltre certe soglie, rappresentano un fattore di rischio per la salute paragonabile, da un punto di vista statistico, ad altri pericoli professionali generalmente più monitorati nei documenti di valutazione dei rischi.
Il documento, elaborato dal gruppo di lavoro EMEX nell’ambito del SLIC (il Comitato degli alti responsabili degli ispettorati del lavoro europei) in collaborazione con l’agenzia EU-OSHA, mette in relazione le posture statiche prolungate con le malattie cardiovascolari, seconda causa di decesso di origine professionale in Europa. Il dato riguarda il pubblico impiego, vale a dire personale amministrativo, addetti agli sportelli, insegnanti e chiunque, per la natura della mansione, resti fermo per periodi prolungati.
Quando la postura diventa un rischio da valutare
Le linee guida forniscono innanzitutto una definizione operativa di postura prolungata. Lo studio individua soglie precise, utili anche ai fini della compilazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).
La posizione seduta viene considerata prolungata quando supera le 2 ore continuative, oppure le 5-6 ore complessive nell’arco della giornata lavorativa. La postura in piedi, invece, deve essere attenzionata oltre 1 ora ininterrotta o le 4 ore totali giornaliere, soprattutto quando il lavoratore è privo della possibilità di spostarsi o sedersi anche solo per poco, come avviene in alcuni sportelli al pubblico o postazioni di front office.
Le contromisure indicate dallo studio
Le linee guida suggeriscono di alzarsi almeno ogni 20-30 minuti, anche solo per un breve spostamento e di non attendere la pausa pranzo per interrompere la posizione statica. Infatti, le micro-pause frequenti risultano più efficaci di un’unica pausa più lunga.
Viene inoltre valorizzata l’attività fisica. Oltre 60 minuti al giorno di movimento moderato-intenso permettono di riportare il rischio cardiovascolare a un livello equiparabile a quello di chi non conduce una vita sedentaria.
Gli obblighi per le amministrazioni pubbliche datrici di lavoro
Per gli enti pubblici, in qualità di datori di lavoro, le indicazioni dell’INL non introducono un nuovo adempimento normativo, ma si intersecano con gli obblighi generali già previsti dalla direttiva quadro sulla sicurezza e salute sul lavoro (89/391/CEE), recepita nel nostro ordinamento dal d.lgs. 81/2008. Resta quindi centrale l’obbligo di una valutazione dei rischi aggiornata, che tenga conto anche delle posture statiche prolungate come fattore da monitorare accanto a quelli più tradizionali.
Le linee guida suggeriscono alle amministrazioni di intervenire su più livelli, partendo dalla riprogettazione degli spazi di lavoro, con stampanti e attrezzature comuni in punti che favoriscano lo spostamento, anziché renderli accessibili da fermi, passando per la predisposizione di postazioni regolabili che permettano di alternare la posizione seduta e quella eretta. Per il personale addetto a sportelli o mansioni che impongono di stare in piedi per periodi prolungati, si raccomanda la rotazione dei compiti e l’organizzazione di turni che consentano alcune pause.
Un aspetto rilevante per la P.A. riguarda anche la formazione, volta a sensibilizzare il personale sull’importanza di variare la propria postura. Secondo il documento, si tratta di una misura a basso costo e con notevole efficacia, soprattutto nei contesti in cui il lavoro al videoterminale rappresenta la quota prevalente dell’attività quotidiana.
Il caso di Cipro
Il tema non è solamente teorico, ma ha importanti risvolti pratici. A Cipro, una modifica della legislazione nazionale in materia di sicurezza sul lavoro, introdotta nel dicembre 2023, ha imposto a tutti i datori di lavoro l’obbligo di fornire a ciascun dipendente una seduta adeguata e, nei casi in cui l’attività comporti posture in piedi prolungate, di garantire posti a sedere o misure organizzative che consentano un riposo periodico. Nel febbraio 2024 l’Ispettorato del Lavoro cipriota ha tradotto questo obbligo in un’azione ispettiva concreta, verificando 74 luoghi di lavoro a seguito di segnalazioni pervenute. Dove le misure adottate sono risultate insufficienti (mancanza di sedute, valutazioni dei rischi che non consideravano gli effetti delle posture prolungate), sono scattate contestazioni e richieste di adeguamento, oggetto tuttora di monitoraggio da parte dell’autorità cipriota.
Cosa può fare da subito il lavoratore pubblico
Al di là degli interventi organizzativi che spettano all’amministrazione, le linee guida ricordano che una parte della prevenzione passa anche da abitudini individuali facilmente adottabili, come alzarsi con regolarità, alternare le posizioni quando la mansione lo consente, segnalare al datore di lavoro le postazioni che obbligano a un’immobilità eccessiva.
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