Generazioni e professioni: l’Italia in rapido invecchiamento e le difficoltà dei giovani nell’ingresso lavorativo
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Il nuovo rapporto dell’Osservatorio di Confprofessioni mette in luce un quadro sempre più sbilanciato, sia sul piano demografico sia su quello reddituale. Secondo il Presidente di Confprofessioni, Marco Natali, «il ricambio generazionale si è fermato». Il Ministro del Lavoro, Marina Calderone aggiunge: «Serve una strategia strutturale: i giovani adottano modelli “micro” per affrontare problemi “macro”. Ora una riforma che li accompagni nella crescita».
di Miriam Minopoli, Confprofessioni
Un Paese che invecchia e un ricambio che rallenta
L’evoluzione demografica italiana sta incidendo profondamente sul mondo delle professioni. In mezzo secolo l’età mediana è passata da 33 a 49 anni, con un dimezzamento della popolazione giovane e un raddoppio degli over 65. Questo squilibrio si riflette direttamente sull’attività professionale: meno nuovi ingressi, più uscite per pensionamento e percorsi di avviamento più lenti. Le generazioni più giovani faticano a inserirsi, mentre la platea dei professionisti si sposta progressivamente verso età più avanzate.
Il Rapporto Generazioni a confronto tra demografia e redditi, è stato presentato nel corso di una conferenza stampa che ha visto la partecipazione del Ministro del Lavoro, Marina Calderone. All’evento sono intervenuti il presidente diConfprofessioni, Marco Natali; Raffaele Loprete, delegato di Confprofessioni a Giovani, Pari opportunità e Politiche Gender Gap; la ricercatrice dell’Osservatorio, Ludovica Zichichi; e la coordinatrice della Consulta Giovani di Confprofessioni, Giulia Maddalena.
Calderone ha evidenziato come i giovani si trovino davanti a un mercato del lavoro profondamente trasformato: «L’Italia è il secondo Paese più anziano al mondo dopo il Giappone. Le esigenze di cura gravano ancora troppo sulle donne. Le politiche di conciliazione devono favorire una reale condivisione. Inoltre, la professione viene spesso percepita come un percorso complesso, con scadenze serrate e poco spazio per la vita privata. Dopo la crisi del 2008 e la pandemia, i giovani cercano stabilità, qualità della vita e prospettive di crescita. Non si eredita più lo studio come un tempo: servono integrazione delle competenze e multidisciplinarietà».
Professionisti sempre più anziani: gli under 35 arretrano
Nel 2025 i lavoratori dipendenti under 35 rappresentano il 24% del totale, mentre tra i liberi professionisti scendono al 16% e tra gli altri indipendenti al 15%. L’età mediana dei professionisti è di 50 anni per gli uomini e 46 per le donne, che pur essendo mediamente più giovani stanno rapidamente convergendo verso fasce più mature.
Il lavoro dipendente mantiene una struttura più equilibrata grazie a canali di ingresso più standardizzati. La libera professione, invece, richiede tempi di avvio più lunghi, stabilità economica iniziale e reti consolidate: elementi che favoriscono chi ha già esperienza e rendono più selettivo l’ingresso dei giovani.
Il rapporto tra under 35 e over 55 mostra un ricambio generazionale già debole nel 2015 e ulteriormente peggiorato nel 2025. Tra gli uomini la presenza dei giovani rimane bassa; tra le donne il vantaggio iniziale si riduce fino a scendere sotto la parità dal 2022.
Natali sottolinea: «Il ricambio generazionale si è inceppato. I giovani entrano tardi, crescono lentamente e il divario con i senior aumenta. Non è solo un tema demografico: riguarda la capacità del Paese di innovare e garantire continuità alle competenze. L’inverno demografico sta rendendo il settore meno attrattivo. Confprofessioni ha strumenti importanti, dal CCNL alla bilateralità, per rafforzare formazione, tirocini, mentorship e welfare, ma serve un impegno comune tra istituzioni, forze sociali e mondo accademico».
Redditi: la retromarcia dei giovani nel lavoro autonomo
L’invecchiamento degli occupati si accompagna a un cambiamento nella distribuzione dei redditi. Nel 1987 i giovani tra 25 e 34 anni percepivano redditi pari al 97% della media; nel 2022 scendono al 78%, perdendo quasi 20 punti percentuali. La tradizionale curva “a campana” si abbassa nelle età iniziali e si sposta in avanti, indicando una maturità economica più tardiva.
Nel lavoro indipendente il divario è ancora più evidente: alla fine degli anni ’80 i giovani autonomi guadagnavano il 20% in più dei senior, mentre nel 2022 guadagnano il 16% in meno. La distanza tra giovani e professionisti mid‑career o senior continua ad ampliarsi.
Zichichi osserva: «La penalizzazione dei giovani è sistematica. Nel lavoro indipendente il divario è più ampio e più volatile: i giovani restano sempre sotto la fascia mid‑career e, nel tempo, sempre più sotto. Il picco reddituale si sposta avanti e la capacità di accumulazione si indebolisce».
Giovani professionisti: ingresso complesso e prospettive fragili
Le nuove generazioni incontrano ostacoli nell’avvio della libera professione: redditi iniziali più bassi, progressioni lente e un divario crescente rispetto ai senior, soprattutto dopo la crisi del 2008 che ha colpito in modo asimmetrico chi non aveva posizioni consolidate.
Le differenze di genere si intrecciano con quelle generazionali. Le giovani donne mostrano divari leggermente inferiori rispetto ai giovani uomini, ma solo perché l’intera distribuzione dei redditi femminili è più compressa: un segnale di fragilità, non di vantaggio.
Loprete afferma: «Le pari opportunità non sono un vessillo, ma una leva di politica economica. Un Paese che valorizza merito, giovani e talento femminile è un Paese che cresce e innova».
Maddalena annuncia una nuova ricerca: «La Consulta, insieme all’Osservatorio, avvierà “Il lavoro che vorrei”, rivolta a laureandi e neo laureati, per comprendere quali caratteristiche del lavoro orientino le scelte delle nuove generazioni. Da qui vogliamo partire per formulare proposte concrete e ridurre i divari generazionali e di genere».
Calderone: «Un miliardo per l’autoimpiego, ma i giovani puntano sui voucher»
Il Ministro Calderone evidenzia una contraddizione: «Nonostante il miliardo di euro destinato all’autoimpiego dal decreto Coesione, i giovani scelgono soprattutto i voucher a fondo perduto. Il loro modello resta quello dello studio monotitolare: un modello “micro” per problemi “macro”. Abbiamo creato strumenti per incentivare le società tra professionisti e favorire il ricambio generazionale, ma i giovani continuano a preferire altro. Anche perché i professionisti più anziani non trasmettono questa nuova visione del lavoro».
Calderone annuncia inoltre: «Il 30 luglio porterò in Aula il disegno di legge di riforma delle professioni, per aggiornare gli ordinamenti e rispondere ai bisogni comuni delle 15 professioni ordinistiche. Come Ministro vigilante sulle casse privatizzate, lavoriamo per rafforzare tutela di maternità, paternità e conciliazione. Serve una sinergia tra ordini, associazioni e casse. I giovani devono poter investire nella professione e scoprire quanto sia bello esercitare la libera professione, in un quadro di sostenibilità ed equo compenso».
Leggi anche: Naddeo ai giovani della PA: “Ora tocca a voi”
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