Qual è oggi l’esatto contrario di Brexit? Facile: UkraIN

A dieci anni di distanza, possiamo dire di avere analizzato e discusso fino a non poterne più le conseguenze di Brexit e dell’ascesa di Donald Trump, due facce dello stesso fenomeno che ha segnato e purtroppo continua segnare la politica mondiale. Sul Monde Abel Mestre ricorda molto opportunamente i tempi di «Frexit», quando sia l’estrema destra del Front National (oggi Rassemblement National) sia la sinistra populista di Jean-Luc Mélenchon (appena meno esplicitamente) tifavano per Brexit e invocavano la stessa soluzione per la Francia. Oggi nessuno di loro sostiene più simili posizioni, pur non avendo pronunciato non dico un’abiura, ma nemmeno un’autocritica piccina picciò, esattamente come i nostri Fratelli d’Italia, Lega e Movimento 5 stelle. Motivo per cui, personalmente, resto molto diffidente circa le presunte evoluzioni europeiste di ciascuno di questi soggetti. La matrice che ha partorito Brexit (e Trump) è ancora feconda.
Forse però dovremmo guardare con più attenzione al naturale contraccolpo che quello stesso fenomeno ha prodotto. E domandarci: qual è il contrario di Brexit? La risposta mi pare scontata: UkraIN (o se preferite «Ukrenter», mentre escluderei per evidenti ragioni cacofoniche l’impronunciabile «Ukrentrance»). Con una postilla forse non secondaria, che riguarda tanto la traumatica decisione britannica di uscire dall’Ue quanto la faticosa e tenace battaglia dell’Ucraina per entrarci. Il fatto cioè che in quest’epoca impazzita, a quanto pare, i regimi autocratici hanno imparato l’arte del soft power, dimostrandosi capaci di influenzare profondamente i processi elettorali nei paesi occidentali e persino di vincere referendum ed elezioni democratiche (com’è avvenuto appunto nel 2016 in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, e potrebbe ripetersi presto in Francia), mentre le democrazie sembrano avere imparato (o re-imparato) a combattere e a difendere i propri valori sul campo di battaglia, come dimostra l’eroica resistenza ucraina contro la Russia, resa possibile anche dal fondamentale sostegno europeo.
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