Quanto pesa il decommissioning delle vecchie centrali nucleari nei rifiuti radioattivi italiani

03 Luglio 2026 - 17:15
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Quanto pesa il decommissioning delle vecchie centrali nucleari nei rifiuti radioattivi italiani

Nel corso della sua storia, l’Italia ha costruito e operato quattro centrali nucleari: la centrale nucleare di Latina, che ha prodotto nella sua vita utile complessivamente circa 26 TWh di energia elettrica; la centrale di Trino Vercellese, che ha complessivamente prodotto 26 TWh di energia elettrica, e fino alla sua vita utile avrebbe potuto fornire altri 9 TWh; la centrale nucleare di Caorso ha prodotto complessivamente 29 TWh di energia elettrica, ma nel corso della sua vita utile avrebbe potuto produrre almeno altri 120 TWh; la centrale nucleare del Garigliano ha prodotto 12,5 TWh di energia elettrica durante tutto il suo periodo di attività, e avrebbe potuto produrre alla fine del suo ciclo almeno altri 13 TWh, in base a stime Sogin.

In totale quindi se le centrali avessero potuto terminare i loro cicli di vita avrebbero potuto generare in totale circa 235 TWh, equivalenti al prezzo attuale a circa 35 miliardi di euro di valore. Sogin, la società pubblica che provvede allo smantellamento delle centrali e alla costruzione del futuro sito di stoccaggio di tutte le scorie prevede che alla fine del processo il costo delle operazioni per smantellamento e deposito dei rifiuti delle centrali ammonterà almeno 11,38 e 1,5 miliardi di euro, per un totale di circa 12,9 miliardi di euro; a conti fatti, non un gran guadagno.

Ovviamente tali costi vanno tutti a carico dei cittadini in bolletta elettrica; nel nucleare la tendenza generale di quasi tutti i Paesi è privatizzare i guadagni e socializzare le perdite. Per cercare di “addolcire” la pillola, un argomento spesso citato nelle stime sui rifiuti nucleari è quello che nel totale si deve tener conto anche della radioattività prodotta negli ospedali: insomma, un vero tributo alla salute.

E allora vediamo questi numeri. Secondo i dati più recenti dell’Isin (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione) al 31 dicembre 2024 in Italia sono rimasti 33766 mc di rifiuti radioattivi, con una radioattività totale di 34237 Tbq. Il 2,1% della radioattività totale è rappresentato da sorgenti radioattive dismesse, provenienti da vecchi ospedali o industrie, il 7,8% sono generici rifiuti nucleari da centrali, il restante 90,1% sono scorie di combustibile esausto.

Attualmente inoltre si trova all’estero (Francia e Regno Unito) circa il 99% delle scorie di combustibile esaurito prodotte dalle quattro centrali, poco più di 1.800 tonnellate, mentre in Italia ne sono rimaste solo 16 tonnellate. Il Governo italiano ha rinnovato l’accordo con la Francia per continuare a tenere all’estero le scorie delle vecchie centrali nucleari italiane: resteranno nei depositi francesi fino al 2040, quindici anni in più rispetto a quanto previsto. Il rinnovo è stato necessario perché il deposito nazionale per le scorie radioattive, di cui si parla da vent’anni, non è ancora stato costruito e presumibilmente non lo sarà almeno fino al 2039. 

Alla fine, tutte le scorie di combustibile che stanno all’estero verranno ridotte ad un volume di circa 100 mc di rifiuti alta e media attività; quando anch’esse torneranno in Italia, il 99,9% della radioattività dei rifiuti nucleari sarà costituita dalle scorie e rifiuti delle centrali nucleari.

La radioattività degli ospedali è totalmente irrilevante; inoltre oggi la medicina nucleare ha ridotto quasi a zero i rifiuti che hanno bisogno di deposito a medio termine. Gli isotopi utilizzati hanno infatti tutti vita breve, e quindi è sufficiente collocare per alcuni mesi in un deposito temporaneo presso l’ospedale il materiale contaminato, perché la radioattività decada totalmente, tanto da poter legalmente smaltire questi rifiuti come comuni rifiuti speciali.

Insomma, la radioattività che ci ritroviamo, e che ancora non sappiamo dove collocare, è essenzialmente una eredità delle vecchie centrali nucleari, che si porta ancora dietro costi assai rilevanti, forte opposizione sociale e importanti problemi logistici. 

Verrebbe da dire, citando William Faulkner: il passato non è morto e sepolto. In realtà non è neppure passato.

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