Auto elettriche, se l’Europa riuscisse a mantenere gli obiettivi originari al 2030 risparmierebbe 12 miliardi di euro l’anno

Nonostante i significativi passi avanti compiuti dall’Unione europea sul fronte delle energie rinnovabili, il settore dei trasporti rimane ancora pesantemente ancorato al petrolio importato. Questa situazione non rappresenta un problema marginale perché auto, furgoni e camion assorbono da soli nei paesi comunitari circa i due terzi dell’intera domanda di greggio, esponendo costantemente famiglie, imprese e governi ai rincari del carburante e agli shock geopolitici globali. Come ha dimostrato, per l’ennesima volta, l’ultima crisi mediorientale. Alla questione dedica attenzione il think tank britannico Ember, che in collaborazione con E-Mobility Europe ha pubblicato uno studio dal titolo “From oil dependence to electric security” da cui emerge che in l’elettrificazione dei veicoli rappresenta la soluzione più rapida ed efficace per invertire la rotta.
Ogni nuovo mezzo elettrico messo su strada, si legge nel report, contribuisce a ridurre in modo permanente la necessità di greggio fossile, sostituendolo con elettricità prodotta internamente da fonti pulite e rinnovabili. Se l’Europa riuscisse a mantenere i suoi obiettivi originari al 2030, portando la flotta elettrica a circa 38 milioni di veicoli, potrebbe risparmiare ben 190 milioni di barili di petrolio all’anno, con un beneficio economico diretto di circa 12 miliardi di euro. Al contrario, una stagnazione della transizione ai livelli attuali lascerebbe il continente vulnerabile e vincolato alle importazioni energetiche.
Per tradurre questa opportunità in realtà, Ember propone una tabella di marcia basata su cinque pilastri strategici. Il primo passo fondamentale consiste nell’accelerare la diffusione dei veicoli elettrici per tutte le categorie di trasporto. Parallelamente, è necessario consolidare la base industriale europea legata alla mobilità elettrica per evitare di sostituire la vecchia dipendenza dal petrolio con nuove dipendenze tecnologiche dall’estero.
La strategia richiede poi di agire sull’energia in sé, garantendo che l’elettricità sia un carburante economico e accessibile per tutti, e sul sistema di rete: i veicoli non dovranno essere solo consumatori, ma veri e propri elementi di flessibilità capaci di accumulare e cedere energia per stabilizzare la rete elettrica. Infine, l’ultimo tassello messo sul piatto dai ricercatori di Ember riguarda la protezione delle infrastrutture digitali e informatiche che governano questa complessa rete di mobilità intelligente. «Nel loro insieme, questi pilastri costituiscono una tabella di marcia per ridurre la dipendenza dal petrolio, rafforzando al contempo la resilienza, la competitività e l’autonomia strategica dell’Europa», scrivono gli esperti. 1I veicoli elettrici rappresentano la leva più potente di cui dispone l’Europa per ridurre la dipendenza dal petrolio e rafforzare la sicurezza energetica. È giunto il momento di adottare una strategia mirata a livello dell’Ue e degli Stati membri che sia all’altezza di tale importanza».
In tutto ciò, va anche detto che il Vecchio continente non rappresenta un insieme omogeneo: ci sono Paesi nei quali la quota di mercato delle auto elettriche è attestata al 26,2%, come in Francia, al 25,9% come in Germania e al 26,2% come nel Regno Unito. Nei primi cinque mesi del 2026, la quota di auto a batterie (Bev) nel nostro Paese si è fermata all’8,2%, contro il 23,5% del mercato europeo al netto dell’Italia. E il nostro Paese è l’unico grande mercato europeo senza incentivi dedicati a questo settore.
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