I referendum per la cittadinanza degli italiani nel mondo: perché riguarda tutti noi
lentepubblica.it
Articolo a cura di Avv. Flavia Helena Meirelles Di Pilla – Avvocato del Foro di Siena
Nel marzo 2025 l’Italia ha introdotto una riforma che ha cambiato, in modo profondo, il modo in cui la cittadinanza italiana si trasmette per discendenza — quello che i giuristi chiamano ius sanguinis. Il Decreto-Legge n. 36/2025, convertito dalla Legge n. 74/2025, ha inserito nel nostro ordinamento un nuovo articolo, il 3-bis della Legge 91/1992, che stabilisce una regola tanto tecnica quanto radicale: chi nasce all’estero ed è già in possesso di un’altra cittadinanza viene considerato, salvo eccezioni, come se non avesse mai acquisito quella italiana. E questa regola si applica anche a chi era nato prima che la norma entrasse in vigore.
La riforma dello ius sanguinis e il legame con gli italiani nel mondo
Per capire perché questo tocca milioni di persone, bisogna guardare alla storia. Per oltre un secolo, milioni di italiani hanno lasciato il Paese in cerca di lavoro e di una vita migliore, portando con sé la lingua, le tradizioni e — per legge — la possibilità di trasmettere ai propri figli e nipoti la cittadinanza italiana, indipendentemente da dove fossero nati. È un principio che ha tenuto insieme, per generazioni, un legame concreto tra l’Italia e i suoi discendenti sparsi nel mondo: in Brasile, Argentina, Stati Uniti, Australia e altrove.
La riforma del 2025 interviene proprio su questo meccanismo, introducendo un limite che taglia fuori chi non ha un legame “sufficientemente stretto” con il territorio italiano secondo i nuovi criteri — anche quando quella persona era già nata, e quindi aveva già acquisito la cittadinanza secondo le regole precedenti.
È qui che si pone il problema giuridico principale: si tratta di una norma che opera retroattivamente su situazioni già consolidate, incidendo su un diritto che, per chi era già nato, era già entrato nel proprio patrimonio giuridico.
La questione della retroattività davanti alla giustizia europea
Il tema della legittimità di questa retroattività non è rimasto confinato al dibattito politico. La Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi su alcuni giudizi promossi dai Tribunali di Mantova e di Campobasso, ha disposto con l’ordinanza n. 147 del 2026 un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, chiedendo di chiarire se la preclusione originaria introdotta dall’art. 3-bis sia compatibile con gli articoli 9 del Trattato sull’Unione Europea e 20 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, che riconoscono la cittadinanza europea a chiunque sia cittadino di uno Stato membro.
È un passaggio importante: significa che la stessa compatibilità della norma con il diritto europeo è oggi oggetto di un giudizio ancora aperto a Lussemburgo, il cui esito non è affatto scontato e potrà richiedere più di un anno.
Cosa propone il referendum abrogativo
Il referendum abrogativo che proponiamo non chiede di riscrivere la legge sulla cittadinanza dall’inizio, né intende sostituirsi al giudizio della Corte di Giustizia. Chiede, con precisione tecnica, di eliminare due soli elementi della nuova disciplina: il riferimento che estende la norma anche a chi è nato prima della sua entrata in vigore, e la parola “esclusivamente” che restringe eccessivamente i casi in cui la cittadinanza dell’ascendente italiano può ancora essere fatta valere.
Sono modifiche mirate, che non toccano l’impianto generale della legge sulla cittadinanza, ma che restituiscono per via democratica — attraverso il voto dei cittadini — un principio che il percorso giudiziario sta ancora valutando: quello per cui un diritto già acquisito non dovrebbe essere cancellato per legge successiva.
Le conseguenze per gli italiani che vivono all’estero
Le conseguenze pratiche di questa battaglia vanno oltre la sfera individuale. Un italiano che lavora all’estero, magari per anni o per l’intera carriera, oggi si trova a dover pianificare la propria famiglia sapendo che i figli o i nipoti potrebbero non ereditare la cittadinanza italiana, anche quando il legame familiare e culturale con l’Italia resta vivo.
Alcuni, per aggirare i nuovi limiti, si trovano costretti a valutare rinunce o acquisizioni di altra cittadinanza in tempi e modi che la norma attuale rende difficili da gestire senza rischiare di perdere definitivamente quella italiana. È una situazione di incertezza che scoraggia, anziché favorire, il mantenimento del legame con il Paese d’origine.
Il rapporto tra l’Italia e le comunità di origine italiana
C’è infine una dimensione più ampia, che riguarda l’Italia stessa. Un Paese che affronta un calo demografico strutturale ha interesse a mantenere, e non a recidere, i legami con le comunità di origine italiana nel mondo — comunità che rappresentano una risorsa concreta in termini di scambi culturali, economici e, non da ultimo, di persone che scelgono di trasferirsi, investire o costruire un futuro in Italia proprio perché si sentono, a pieno titolo, parte di questa storia.
Firmare questo referendum significa chiedere che un diritto acquisito resti tale, in attesa che anche la giustizia — italiana ed europea — si esprima definitivamente sulla stessa questione. Significa affermare che il legame tra l’Italia e i suoi discendenti nel mondo continua a essere, per i cittadini, un patrimonio comune da tutelare, non una concessione revocabile.
The post I referendum per la cittadinanza degli italiani nel mondo: perché riguarda tutti noi appeared first on lentepubblica.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)