Roma-Pechino, le radici del dialogo tra Vaticano e Cina

24 Settembre 2026 - 05:25
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Roma-Pechino, le radici del dialogo tra Vaticano e Cina

Tra Roma e Pechino il dialogo ha radici secolari. Il sacerdote Paul Han Qingping insegna Storia della Chiesa al Seminario maggiore dell’Hebei. L’agenzia missionaria vaticana Fides celebra il centernario dell’ordinazione di 6 vescovi cinesi consacrati da Pio XI nella Basilica Vaticana il 28 ottobre 1926. Questo evento storico avvenne esattamente 241 anni dopo che padre Luo Wenzao (noto anche come Gregorio López), originario di Fu’an, nel Fujian, era stato consacrato primo vescovo cinese nel 1685. Per la Chiesa cattolica in Cina, la nomina di cinesi autoctoni a guida delle Chiese locali non fu semplicemente una questione di cambio del personale, ma una pietra miliare significativa nel vero cammino della Chiesa verso l’indigenizzazione e l’autogoverno. Ciò ha segnato l’inizio del graduale abbandono da parte della Chiesa cinese della propria identità di “Chiesa missionaria” sotto il sistema coloniale e di “patronato” (noto come Padroado), esercitato da Spagna e Portogallo sin dall’Epoca delle Grandi Esplorazioni, per evolversi in una Chiesa locale guidata da clero autoctono, che si esprimesse attraverso la cultura cinese e si facesse carico della propria missione pastorale.

Cina
Foto di Markus Winkler su Unsplash

Ponte con la Cina

Spiega Paul Han Qingping: “Un secolo dopo, mentre commemoriamo questo evento storico, è naturale e opportuno riflettere sull’Accordo provvisorio firmato tra la Cina e la Santa Sede il 22 settembre 2018, riguardante la nomina dei vescovi. Sebbene tale accordo sia ancora oggetto di continui adeguamenti, aggiornamenti e miglioramenti e non abbia risolto completamente tutte le complesse questioni rimaste in sospeso nelle relazioni sino-vaticane, esso ha comunque stabilito un quadro operativo sulla questione cruciale delle nomine e delle consacrazioni episcopali“. In tal modo, sottolinea il sacerdote, ha contribuito a superare le divisioni di lunga data all’interno della Chiesa causate dalla contrapposizione tra “legale” e “illegale” e tra “pubblico” e “clandestino”. In questo contesto la “sinicizzazione della religione”, o più specificamente la “sinicizzazione del cattolicesimo”, non dovrebbe essere vista semplicemente come una politica amministrativa o una strategia diplomatica; dovrebbe piuttosto essere considerata una questione complessa che coinvolge l’ecclesiologia, l’identità culturale, la pratica pastorale e i modelli di evangelizzazione. Se la “sinicizzazione della religione” rimane solo a livello istituzionale, sarà solo una tappa della storia; solo quando diventerà un processo di creazione culturale, di rinnovamento spirituale e di dialogo tra civiltà potrà davvero diventare un segno significativo della maturazione della Chiesa cinese. Con uno sforzo continuo di rispondere alle esigenze di ogni epoca attraverso l’annuncio del Vangelo.

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