Sara Caiazzo a INDIVISA: “Il sacrificio, la scelta, il sogno: rifarei tutto. La scuola è una palestra di vita”
Ambizione, sacrificio ed equilibrio. Il percorso di Sara Caiazzo, difensore classe 2003 oggi al Sassuolo, parte da lontano e affonda le radici in una passione nata fin da bambina. “Il calcio è sempre stato parte della mia vita”, racconta ai nostri microfoni.
Cresciuta a Napoli, si mette in luce giovanissima fino alla chiamata della Juventus, accettata senza esitazioni: il primo vero salto verso il calcio professionistico. Poi le esperienze a Parma e Pomigliano, tappe fondamentali per misurarsi con le responsabilità della Serie A e completare il proprio percorso di crescita.
Oggi al Sassuolo, Caiazzo rappresenta una delle giovani più interessanti del panorama italiano nel suo ruolo: un difensore moderno, in continua evoluzione, che ha fatto della costanza e della mentalità il proprio punto di forza. “L’equilibrio è la chiave”, dice. Ed è proprio su questo equilibrio che continua a costruire, giorno dopo giorno, il suo futuro.
Quando hai iniziato a giocare a calcio?
“Il calcio è sempre stato parte della mia vita. Da piccola chiedevo solo palloni e sognavo già di giocare. In famiglia siamo tutti appassionati e ho iniziato prestissimo, giocando ovunque. Ricordo ancora quando chiedevo a mia mamma le scarpe ‘con i tacchini’: lei pensava ai tacchi, ma in realtà volevo già i tacchetti".
C’è qualcuno che ti ha ispirato?
“Mio fratello è stato il mio primo punto di riferimento: giocavamo sempre insieme, tra cortile e parco. Poi ho iniziato a seguire il calcio femminile e Wendie Renard è diventata un modello. Tra gli uomini, Kakà e Zidane. Ho iniziato a 9 anni da centrocampista offensiva, poi sono diventata difensore".
Da Napoli alla Juve, poi Parma, Pomigliano e Sassuolo: come hai vissuto il tuo percorso?
“All’inizio era solo passione, poi ho capito che poteva diventare un lavoro. Sono sempre stata ambiziosa: quando è arrivata la chiamata della Juventus ho detto subito sì. Lasciare la famiglia è stato difficile, ma necessario per inseguire il mio sogno.
Le esperienze a Parma e Pomigliano mi hanno fatto crescere molto: passare dall’Under 19 alla prima squadra significa avere più responsabilità. Ora al Sassuolo ho l’opportunità di giocare con continuità e dimostrare il mio valore".
Come hai vissuto il binomio scuola-calcio?
“La scuola è stata fondamentale: mi ha insegnato organizzazione e responsabilità. Non è stato facile conciliare tutto, anche perché suonavo la chitarra, ma con metodo ci sono riuscita. Registravo le lezioni per studiare mentre andavo agli allenamenti. Mi sono diplomata allo scientifico sportivo alla Juventus e ora sto per laurearmi in nutrizione umana, facendo anche tirocinio".
Cosa diresti alla Sara del 2017?
“Di perseverare e trovare equilibrio. Il segreto è vivere il presente con costanza e professionalità, anche fuori dal campo. Sono i dettagli invisibili — alimentazione, recupero, riposo — a fare la differenza".
Cosa diresti alle bambine che hanno paura di non farcela?
“La paura è spesso qualcosa che non esiste davvero. L’importante è dare il massimo e non avere rimpianti. Bisogna essere ambiziose e non accontentarsi: il futuro dipende in gran parte da te. L’equilibrio è la chiave".
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