Sei dei 16 principali responsabili delle emissioni hanno registrato una riduzione nel 2025. Male gli Usa: +2,2%

Le cose non vanno troppo bene a livello globale, anche, se non soprattutto, per responsabilità degli Stati Uniti. Vanno piuttosto bene in Europa, presa nel suo complesso. E per quel che riguarda l’Italia? Vanno benino se si fa il confronto con il breve periodo, mentre vanno decisamente male se si guarda al 1990, che è l’anno di riferimento per valutare il trend, e se si guarda in particolare al settore dei trasporti. Parliamo di emissioni. Come si legge nell’ultimo rapporto pubblicato dal Centro di ricerca comune dell’Unione europea Joint research centre, nel 2025 le emissioni globali di gas a effetto serra derivanti dalle attività umane hanno raggiunto il livello record di 54 gigatonnellate di CO₂ equivalente, registrando una crescita dello 0,7% rispetto all’anno precedente. Sebbene il trend ascendente post-pandemico continui a manifestarsi, i dati elaborati dalla banca dati EDGAR del Centro comune di ricerca della Commissione europea evidenziano un rallentamento della crescita complessiva. Questo quadro globale riflette dinamiche profondamente eterogenee tra i diversi Paesi, dove solo 6 dei 16 principali emettitori mondiali sono riusciti a invertire la rotta e a ridurre la propria impronta carbonica.
I 6 maggiori attori industriali — Cina, Stati Uniti, India, Unione Europea, Russia e Indonesia — continuano a rappresentare da soli ben il 62% delle emissioni totali del pianeta. Tuttavia, il 2025 ha mostrato importanti segnali di discontinuità: Cina e India hanno sostanzialmente stabilizzato i propri livelli di emissioni (rispettivamente +0.1% e -0.2%). mentre gli Stati Uniti hanno registrato l’aumento assoluto più marcato: +2,2% rispetto al 2024. Al contempo, nazioni come Turchia, Iran e Arabia Saudita hanno mostrato incrementi percentuali significativi, mentre economie come Giappone, Australia e Brasile sono riuscite a contrarre i propri volumi di gas serra.
In questo contesto, l’Unione europea conferma la sua traiettoria di progressiva decarbonizzazione, riducendo le proprie emissioni dello 0,2% rispetto al 2024 e portando il calo complessivo al 35,6% rispetto ai livelli del 1990. La quota dell’Ue sul totale delle emissioni globali si attesta ora al 5,8%, con un’impronta pro capite in costante discesa verso la media mondiale. Ciononostante, la ripresa del trasporto aereo e navale su scala globale continua a esercitare una forte pressione rialzista, vanificando parte degli sforzi di efficientamento compiuti dai singoli settori industriali.
Un elemento poi di crescente preoccupazione riguarda la tenuta dei pozzi di assorbimento naturali, messi a dura prova dai cambiamenti d’uso del suolo e dagli incendi boschivi. Nel corso del 2025, la deforestazione ha rilasciato nell’atmosfera 3,7 gigatonnellate di CO₂, annullando più del doppio del carbonio catturato dai terreni e dalla vegetazione a livello globale. Anche all’interno dell'Unione europea, pur rimanendo un assorbitore netto, la capacità del settore forestale di trattenere carbonio si è ridotta, risentendo del forte aumento degli incendi che hanno colpito il territorio continentale.
Volendo poi restringere ancor di più lo sguardo e analizzando i dati riguardanti esclusivamente l’Italia, c’è da dire che le cose non vanno benissimo. Nel documento pubblicato dal Joint research centre si legge (pag. 21) che «la Germania è rimasta il principale responsabile delle emissioni, con il 21,1% delle emissioni totali di gas serra dell’Ue-27, seguita da Francia (12,1%), Italia (11,3%), Polonia (11,1%) e Spagna (9,4%). Complessivamente, questi cinque Stati membri hanno generato quasi due terzi delle emissioni totali dell’Ue-27». Ma soprattutto, si legge che se comparato col 2024, il 2025 segna una riduzione maggiore della media Ue, mentre se comparato con l’anno di riferimento 1990 siamo nettamente al di sotto di quel che è avvenuto in questi decenni nel resto d’Europa. In particolare (pag. 173), in Italia non sono affatto diminuite e anzi sono aumentate le emissioni nel settore dei rifiuti (+6%) e soprattutto dei trasporti: +8% rispetto al 1990.
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