Servizio civile, primo sì alla riforma. Il Terzo settore: «Ora ascoltate chi lo fa vivere»

16 Luglio 2026 - 16:10
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Servizio civile, primo sì alla riforma. Il Terzo settore: «Ora ascoltate chi lo fa vivere»

Il primo passo è fatto: il ddl “Giovani e Servizio Civile”, fortemente voluto dal ministro Abodi, è stato approvato alla Camera la scorsa settimana, per l’esattezza l’8 luglio.

VITA sta seguendo con attenzione l’iter di questa riforma, di cui qualche mese fa era stato lo stesso ministro Abodi a illustrarci le principali novità e prospettive.

Da parte loro, gli enti del Terzo settore – che rappresentano da sempre il motore del servizio civile – hanno espresso a più riprese sentimenti diversi: da un lato la soddisfazione per il fatto che il servizio civile e le politiche giovanili siano tornati al centro dell’agenda politica, dall’altro la preoccupazione per alcune possibili trasformazioni nell’identità e nella missione originaria dell’istituto.

Insieme a queste, c’è la delusione per un metodo giudicato da molti poco partecipato e per il limitato coinvolgimento proprio di quel Terzo settore che del servizio civile rappresenta l’anima progettuale.

«Aprendo la discussione in Aula sul ddl, il ministro Abodi ha fatto ampio riferimento ai nuovi rapporti con le istituzioni, comprese quelle territoriali, per la governance del servizio civile, senza considerare né il Terzo settore, né la rappresentanza degli operatori e delle operatrici volontarie, né la Consulta nazionale del servizio civile, che è l’organismo di riferimento e confronto sull’istituto», osserva la Cnesc, la Conferenza nazionale enti per il Servizio civile.

Preoccupa anche una precisazione fatta dal ministro, il quale «ha ribadito che il servizio civile non è né lavoro né sfruttamento: auspichiamo che nell’iter parlamentare e nei successivi decreti attuativi continui ad essere preservata, con altrettanta chiarezza, l’identità profonda di un istituto finalizzato alla difesa civile non armata e nonviolenta della patria, evitando derive lavoristiche», aggiunge la Cnesc.

«Continueremo, come Conferenza nazionale degli enti, ad offrire il nostro contributo nelle prossime tappe dell’iter parlamentare e nella successiva fase di scrittura dei decreti attuativi, perché non si può prescindere dal riconoscimento pieno del ruolo del Terzo settore nel sistema del servizio civile», assicura la presidente Laura Milani.

«Si sta riformando il servizio civile senza il servizio civile»

Lorenzo Siviero, responsabile Servizio civile e Mobilità giovanile di Arci Aps, così sintetizza un malessere diffuso: «Stanno riformando il servizio civile senza il servizio civile».

Lorenzo Siviero

«Una legge che promette una nuova attenzione ai giovani e al servizio civile non può che vederci favorevoli, certo. Sono però i contenuti che ci spingono a chiedere alcune correzioni nel prosieguo dell’iter parlamentare e soprattutto nei decreti attuativi».

La prima riguarda appunto la “grande assenza” del Terzo settore, «che del servizio civile è motore fin dalla sua nascita e principale soggetto progettatore e attuatore».

La seconda riguarda invece la natura stessa dell’istituto. «Chiediamo che si parli del servizio civile per quello che è e non per quello che non è», afferma Siviero.

Servizio civile in Arci

«Quando il ministro sottolinea che non è lavoro né sfruttamento, tradisce comunque una concezione fortemente orientata al binomio formazione-professionalizzazione, come se il servizio civile fosse soprattutto uno strumento per facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Ma il servizio civile nasce e continua a essere uno strumento di difesa civile, non armata e nonviolenta della Patria, oggi più che mai attuale».

Anche l’impostazione parlamentare suscita perplessità. «È significativo che la discussione sia stata incardinata nella Commissione Affari sociali e non in quella Affari costituzionali», osserva Siviero.

«Per questo rilanciamo anche la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta (qui il testo), nel quale potrebbe trovare collocazione anche il Servizio civile universale».

Acli: «Una buona base, ma il confronto deve continuare»

Più fiducioso e soddisfatto per questa nuova attenzione verso i giovani è Simone Romagnoli, responsabile del Servizio civile delle Acli, che invita a distinguere tra il valore dell’iniziativa politica e le criticità ancora aperte.

Simone Romagnoli

«Il fatto stesso che si stia mettendo mano a una riforma delle politiche giovanili e del servizio civile è un ottimo punto di partenza. Negli ultimi anni l’attenzione della politica verso il servizio civile è cresciuta e questo va riconosciuto», afferma.

Secondo Romagnoli, proprio perché i giovani costruiscono le proprie scelte su orizzonti lunghi, serve però una stabilità che superi i cicli politici. «Occorre un impegno che attraversi le legislature e metta al riparo il servizio civile dal rischio che ogni cambio di governo comporti una riduzione dei posti disponibili. Ora serve che questo investimento non resti patrimonio di un solo ministro, ma diventi una scelta condivisa dall’intera classe politica».

Per Acli, la riforma contiene dunque «un’intuizione forte», ma dovrà tradursi in un percorso realmente partecipato. «Il servizio civile nasce dall’equilibrio tra tre soggetti: il Dipartimento che programma, gli enti che progettano e i giovani che vivono quotidianamente questa esperienza. Questo equilibrio va rilanciato e non può esaurirsi nel dialogo tra istituzioni. Nelle prossime fasi, al Senato e soprattutto nella scrittura dei decreti attuativi, questo confronto a tre deve diventare una prassi stabile».

Il servizio civile non è uno stage

Tra i temi più dibattuti c’è quello della certificazione delle competenze. «Il problema non è certificare, ma certificare le competenze giuste. Se si riconoscono le competenze civiche maturate durante il servizio, la certificazione rappresenta un valore aggiunto. Se invece diventa soltanto un elenco di competenze spendibili nel mercato del lavoro, il rischio è ridurre il servizio civile a uno stage con un altro nome».

Infine il tema dell’universalità, che secondo Acli passa anche da un nuovo racconto pubblico del servizio civile. «Apprezziamo l’investimento che Ministero e Dipartimento stanno facendo sulla comunicazione, ma il racconto non può essere costruito solo dalle istituzioni o dagli enti: deve coinvolgere anche il mondo giovanile e le associazioni».

Resta infine la questione delle risorse. «Per rendere davvero universale il servizio civile serve un investimento strutturale, non legato alla legge di bilancio di ogni anno. Come Acli continuiamo a dire che basterebbe destinare una quota minima delle risorse oggi impiegate per gli armamenti per offrire a migliaia di giovani in più la possibilità di vivere questa esperienza».

Foto apertura Arci

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