Si può ridurre il costo dell’energia in Italia? La risposta nella nuova puntata del podcast di Greenreport

«Si può ridurre il costo dell’energia in Italia?». Maurizio Izzo apre con questa domanda la nuova puntata del podcast “La settimana di Greenreport”. È la domanda che a Firenze si sono fatti esperti, tecnici, politici nell’ambito di Energy Square l’iniziativa promossa da ASviS, l’alleanza per lo sviluppo sostenibile. «Il dialogo di oggi – spiega Michele Torsello, fondatore e coordinatore di Energy Square – rappresenta il primo passo di un percorso che si vuole costruire nel tempo: una piattaforma stabile, indipendente e autorevole, in cui istituzioni, ricerca, imprese e competenze tecniche possano confrontarsi sui principali nodi della politica energetica e industriale».
I problemi da affrontare sono ben noti da tempo, e interconnessi tra loro: una fiscalità energetica che penalizza il vettore elettrico rispetto al gas, un mercato elettrico che non trasferisce ai consumatori il basso costo marginale delle rinnovabili lasciando il prezzo finale ancorato al gas; infrastrutture di rete e di accumulo insufficienti; un ritardo strutturale nell’elettrificazione degli usi finali (trasporti, edifici, industria),
Sottolinea Izzo: «Da Firenze è partito un dialogo che possiamo sperare dia presto i suoi frutti».
Il direttore responsabile di Greenreport segnala poi nel corso della puntata che se il governo insiste a proporre il ritorno al nucleare si andrà al referendum. In particolare, spiega, lo dice Legambiente, «che pure come noi dà ben poco credito alle sparate della presidente del Consiglio». Questo governo, come ricorda Luca Aterini, si rifiuta di localizzare anche solo il necessario Deposito unico per i rifiuti radioattivi. Il referendum sulla giustizia – spiegava pochi giorni fa su queste colonne Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente – è stato un chiaro esempio del fatto che le persone e i giovani hanno voglia di partecipare. «Non è certamente automatico che un referendum sul nucleare sarebbe partecipato allo stesso modo, ma credo che in qualche modo, visto che il Governo va avanti da solo senza considerare appieno le conseguenze economiche di tale scelta, alla fine sarà inevitabile. Noi eventualmente ci faremo trovare pronti all’ennesima battaglia. Certo il Governo ha messo oltre 6 milioni di euro in campagna di comunicazione per il nucleare, non partiamo alla pari». Greenreport, sottolinea Izzo, «farebbe la sua parte».
Come notizia successiva segnalata da Izzo c’è il fatto che la transizione ecologica in campo automobilistico è una via segnata e senza ritorno, ma gli ostacoli non mancano e da quando l’Unione europea ha cominciato a rivedere le norme sulle emissioni di CO2 delle automobili si sono cominciati a vedere i primi contraccolpi. A puntare il dito contro quello che si sta facendo a Bruxelles è l’associazione di settore Trasporto e sviluppo, che in un nuovo studio fa emergere quel che succederebbe concretamente a fronte di un allentamento dei target comunitari sulla riduzione delle emissioni di CO2 delle nuove auto. Cosa? Eccolo, detto in sintesi: si metterebbe a rischio la realizzazione di 34 stabilimenti per la produzione di batterie e quasi 50mila posti di lavoro.
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