Sicurezza a scuola, boom di infortuni: cresce la paura tra studenti e famiglie

Maggio 07, 2026 - 13:23
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lentepubblica.it

Le scuole italiane tornano al centro del dibattito sulla sicurezza. A riaccendere l’attenzione sono gli ultimi dati diffusi dall’Inail, che fotografano un incremento degli infortuni denunciati da studenti e studentesse nei primi mesi del 2026.


Un quadro che, al di là delle statistiche, solleva interrogativi più profondi sul rapporto tra istruzione, prevenzione e inserimento precoce nel mondo del lavoro.

Secondo i numeri resi noti dall’istituto assicurativo, entro marzo 2026 le denunce di incidente che hanno coinvolto giovani iscritti alle scuole di ogni ordine e grado hanno raggiunto quota 27.237. Nello stesso periodo del 2025 erano state 25.797. L’aumento è dunque pari al 5,6%, un dato che preoccupa sindacati, associazioni studentesche e operatori del settore.

All’interno di questo scenario emergono anche i casi collegati ai percorsi di Formazione scuola-lavoro, che nei primi tre mesi dell’anno hanno registrato 280 denunce. Il numero appare inferiore rispetto allo scorso anno, con una diminuzione superiore al 50%, ma l’Inail invita alla prudenza: i dati sono ancora provvisori e potrebbero essere rivisti al rialzo una volta completate le procedure di accertamento e riconoscimento delle pratiche.

I numeri che preoccupano il mondo della scuola

L’incremento degli episodi denunciati non riguarda soltanto gli stage o i percorsi professionalizzanti. Il problema appare più esteso e coinvolge direttamente la quotidianità scolastica. Gli incidenti occorsi agli studenti rappresentano infatti il 18% del totale delle denunce registrate dall’Inail nel mese di marzo 2026.

Analizzando i dati nel dettaglio, emerge che il 43% degli infortuni riguarda le studentesse, mentre il 57% coinvolge gli studenti. Entrambe le categorie registrano un incremento rispetto all’anno precedente: +5,3% per le ragazze e +5,8% per i ragazzi.

L’età continua a essere un elemento significativo. Tre incidenti su quattro riguardano alunni con meno di 15 anni, mentre il restante 25% interessa giovani dai 15 anni in su. Un aspetto che evidenzia come il tema della sicurezza non possa essere limitato esclusivamente ai percorsi di formazione esterna o agli stage aziendali.

Dal punto di vista territoriale, è la Lombardia a registrare il numero più elevato di denunce, con quasi un quarto del totale nazionale. Seguono Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Colpisce soprattutto l’aumento registrato in Emilia-Romagna, dove il numero degli episodi denunciati è cresciuto di oltre il 16% rispetto al 2025.

La quasi totalità dei casi riguarda studenti delle scuole statali, mentre una quota residuale interessa istituti privati o paritari. Nel 97% delle situazioni gli incidenti si verificano durante le attività scolastiche vere e proprie, mentre una percentuale molto più contenuta riguarda il tragitto casa-scuola.

Il dibattito sui percorsi scuola-lavoro

A riaccendere le polemiche è soprattutto il tema della Formazione scuola-lavoro, al centro da anni di un confronto acceso tra governo, sindacati e rappresentanze studentesche.

Per molti osservatori il nodo non è soltanto quantitativo, ma qualitativo. Le critiche riguardano infatti l’organizzazione dei percorsi, il livello di preparazione delle aziende ospitanti e il modo in cui gli studenti vengono inseriti in ambienti produttivi spesso complessi.

Secondo Graziamaria Pistorino, segretaria nazionale della Flc Cgil, il problema resta strutturale. La dirigente sindacale sottolinea come gli studenti si ritrovino frequentemente in contesti non adeguatamente preparati ad accoglierli o a garantirne una formazione sicura e realmente educativa.

Il sindacato punta il dito anche contro l’obbligatorietà dei percorsi introdotti negli anni scorsi e successivamente riformulati sotto diverse denominazioni, dall’Alternanza scuola-lavoro fino ai più recenti Pcto. Per la Flc Cgil, la progressiva estensione di queste attività rischia di spostare il baricentro della scuola verso esigenze produttive più che formative.

Le accuse degli studenti: “Non siamo ingranaggi”

Ancora più duro il giudizio espresso dalla Rete degli Studenti Medi. La coordinatrice nazionale Angela Verdecchia parla apertamente di un problema che non può essere sottovalutato, evidenziando come centinaia di incidenti nei percorsi di Formazione scuola-lavoro rappresentino un segnale preciso.

Nel mirino finiscono anche le recenti riforme che puntano ad anticipare l’ingresso degli studenti nei percorsi professionalizzanti. Secondo le associazioni studentesche, il rischio è quello di trasformare la scuola in un semplice canale di avvicinamento rapido al mercato del lavoro, riducendo progressivamente lo spazio dedicato alla formazione culturale e alla crescita personale.

Le critiche si concentrano in particolare sui nuovi percorsi quadriennali tecnico-professionali e sul rafforzamento dell’apprendistato. Una strategia che, secondo i contestatori, finirebbe per subordinare il sistema educativo alle esigenze delle imprese.

Da qui la richiesta di investire maggiormente sulla cultura della prevenzione, sui diritti dei lavoratori e sulla formazione relativa alle norme di sicurezza prima dell’ingresso nei luoghi di lavoro.

La sicurezza non si improvvisa

Il tema centrale, però, va oltre il semplice scontro politico. La vera questione riguarda il modo in cui la scuola affronta il tema della prevenzione.

Molti esperti sottolineano che la sicurezza non può essere ridotta a un modulo burocratico o a una formalità da completare prima di uno stage. Richiede invece percorsi educativi strutturati, continuità didattica e una reale consapevolezza dei rischi.

In numerosi casi, inoltre, le imprese che accolgono studenti non dispongono di personale formato specificamente per seguire ragazzi minorenni o privi di esperienza. Questo crea inevitabilmente criticità organizzative e aumenta il rischio di comportamenti errati o sottovalutazioni.

Anche il ruolo dei docenti viene spesso messo sotto pressione. La gestione amministrativa dei percorsi, i rapporti con le aziende e il monitoraggio delle attività esterne comportano un carico di lavoro crescente che molte scuole faticano a sostenere.

Lo sciopero contro la riforma degli istituti tecnici

Il clima di tensione ha portato la Flc Cgil a proclamare uno sciopero che ha avuto luogo il 7 maggio contro la riforma degli istituti tecnici e professionali. Tra le motivazioni principali figura proprio la contestazione di un modello ritenuto troppo orientato alle esigenze produttive.

Per il sindacato, la scuola dovrebbe restare prima di tutto un luogo di apprendimento, crescita critica e formazione civica. L’idea che la sicurezza si impari esclusivamente attraverso l’esperienza diretta in azienda viene considerata riduttiva e potenzialmente pericolosa.

Secondo la Flc, educare alla prevenzione significa costruire competenze attraverso attività mirate, progettate da personale qualificato e inserite in un contesto pedagogico coerente.

I progetti per diffondere la cultura della prevenzione

Accanto alle polemiche, però, esistono anche iniziative che cercano di affrontare il problema in modo costruttivo. Proprio con l’obiettivo di diffondere maggiore consapevolezza sui temi della sicurezza, Cgil, Flc e Inca hanno promosso un progetto nazionale rivolto agli studenti.

L’iniziativa ha coinvolto scuole di diverse città italiane attraverso percorsi formativi realizzati con il supporto di esperti del settore. Gli studenti partecipanti hanno sviluppato elaborati e progetti dedicati alla prevenzione degli incidenti e alla tutela nei luoghi di lavoro.

I lavori sono stati successivamente valutati da una commissione tecnica e gli istituti vincitori hanno ricevuto un riconoscimento economico destinato alle attività scolastiche.

L’obiettivo dichiarato è quello di trasformare la sicurezza in un elemento stabile del percorso educativo, non soltanto in occasione degli stage o delle esperienze lavorative.

Una questione che riguarda tutto il sistema educativo

Il dato che emerge con maggiore forza è che la sicurezza scolastica non può più essere considerata un tema marginale. Gli incidenti registrati dall’Inail raccontano una realtà che coinvolge aule, laboratori, palestre, tragitti e percorsi formativi esterni.

La discussione sulla Formazione scuola-lavoro continua a dividere, ma il vero nodo sembra essere un altro: costruire un sistema capace di garantire agli studenti esperienze formative realmente sicure, utili e coerenti con il loro percorso di crescita.

Perché se la scuola deve preparare al futuro, quel futuro non può trasformarsi in un rischio da affrontare senza strumenti adeguati.

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