Soft baking: la cipria cambia metodo
Dimenticate quelle ciprie ultra-coprenti che appesantivano l’incarnato, “appiattendo” i tratti del viso. Oggi le polveri del make up si applicano solo dove serve. Il principio arriva dal baking, tecnica nata qualche anno fa per fissare il trucco con abbondanti quantità di cipria, lasciate asciugare sul viso anche mezz’ora prima di rimuoverne l’eccesso. Una specie di “cottura” cosmetica – da cui deriva appunto il nome baking -, che ha avuto in Kim Kardashian una delle sue interpreti più celebri. Il risultato, però, poteva essere troppo matte e poco realistico. Soprattutto con la luce naturale. Per questo oggi è nato il soft baking, più discreto e compatibile con il desiderio contemporaneo di luminosità. Le nuove ciprie, sempre più micronizzate e impalpabili, aiutano perché aderiscono senza creare spessore. La polvere viene così concentrata in zone strategiche, seguendo la mappa delle ombre del viso.
Dall’effetto “cottura” a quello seconda pelle
Il baking nasce nel mondo del trucco professionale e diventa popolare anche grazie a Mario Dedivanovic, il make up artist che ha contribuito a rendere iconico il trucco di Kim Kardashian. La tecnica prevede di depositare una quantità generosa di cipria, spesso dopo il correttore, lasciandola in posa per molti minuti prima di rimuoverne l’eccesso. L’obiettivo è fissare il prodotto, aumentare la coprenza e rendere le superfici del viso uniformi davanti alle luci e agli obiettivi.

Foto: Getty Imahes
Oggi, però, esiste anche un’alternativa. Il procedimento si è alleggerito con il soft baking che utilizza una quantità più contenuta di polvere, la lascia in posa solo pochi minuti e la concentra nei punti necessari. Merito delle texture di ultima generazione, sempre più finemente micronizzate e formulate per fondersi con la pelle anziché appoggiarcisi sopra. Il risultato non è una maschera opaca, ma una superficie più uniforme, con volumi tridimensionali, e ancora capace di riflettere la luce.
Soft baking: dove la cipria serve davvero
Il vantaggio non è soltanto estetico. Applicata nelle zone dove il fondotinta o il correttore tendono a migrare, la polvere aiuta a limitare l’accumulo del prodotto nelle pieghe e nelle linee d’espressione.
Ma la vera novità del soft banking è che questa tecnica consente di ragionare per aree, come se sul viso esistesse una piccola cartografia della luce.
Un esempio? L’angolo esterno dell’occhio. Qui un tocco di cipria può attenuare otticamente rossori e piccoli capillari per creare un punto più pulito che contribuisca a liftare lo sguardo.
Lo stesso principio vale per altre zone d’ombra. Così, invece di impolverare tutto il viso, si interviene soltanto dove serve: nell’angolo interno dell’occhio, sull’occhiaia, al centro e ai lati del naso, sotto il contouring.
Le migliori ciprie per il soft baking
Il bello di questa tecnica sta nel fatto che risulta perfetta anche per i ritocchi durante la giornata. Così non serve portarsi in borsa né il correttore né il fondotinta. Bastano la giusta cipria e un puff che, a differenza del pennello, preleva le polveri in modo più uniforme.
Quanto alla texture, le ciprie in polvere libera sono le più consigliate. Ma anche quelle compatte purché altamente micronizzate. Come, per esempio, la cipria Easy Bake Pressed di Huda Beauty, ora disponibile nelle tonalità rosate e illuminanti Ube Birthday Cake e Pink Velvet Cookie: una polvere ultra-fine e pratica da portare sempre con sé, che garantisce 12 ore di controllo della lucidità e un finish matte effetto airbrushed che rimane uniforme e non appare mai pesante o polveroso.

Foto: Courtesy Press Office
Sul fronte ciprie in polvere libera, invece, Dior ha da poco lanciato la sua Forever On Set Power a effetto blur che leviga, fissa e opacizza anche in condizioni di umidità e caldo estremi.

Foto: Courtesy Press Office
Mentre la Cloud Set Loose Powder di Kosas, priva di talco, promette confort perché arricchita con ingredienti skincare come l’estratto di fusto di bambù che assorbe il sebo in eccesso.

Foto: Courtesy Press Office
Attenzione, però, alla nuance. La cipria per il soft baking deve essere illuminante. Puntate quindi sulle tonalità rosate o lilla e non su quelle carne, aranciate o verdi che, secondo la teoria dei colori, hanno tutt’altra funzione.
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