Sostanze stupefacenti al volante, sanzioni pesanti e rischi per la patente

25 Giugno 2026 - 14:29
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Sostanze stupefacenti al volante, sanzioni pesanti e rischi per la patente

Nel Codice della Strada la guida dopo aver assunto droghe rientra tra le condotte più gravi perché unisce il rischio per la sicurezza, la responsabilità penale del conducente e la possibilità di perdere la patente. Il tema è diventato più sensibile dopo la riforma del Codice della Strada introdotta dalla legge 177 del 2024. La modifica dell’articolo 187 ha spostato l’attenzione dalla vecchia formula della guida in stato di alterazione psicofisica alla guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Il legislatore ha voluto anticipare la soglia di intervento e rendere più severo il contrasto a una condotta considerata molto pericolosa.

Che cosa prevede l’articolo 187 del Codice della Strada

L’articolo 187 del Codice della Strada punisce chi guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope. La sanzione prevede un’ammenda da 1.500 a 6.000 euro e l’arresto da sei mesi a un anno. All’accertamento del reato si aggiunge sempre una conseguenza amministrativa sulla patente con sospensione da uno a due anni. Se il veicolo appartiene a una persona estranea al reato, la durata della sospensione viene raddoppiata.

Per chi rientra tra i soggetti dell’articolo 186-bis, come neopatentati, conducenti professionali e autisti di mezzi destinati al trasporto di persone o cose in determinate condizioni, le sanzioni possono essere aumentate da un terzo alla metà. In caso di recidiva nel triennio, la patente viene revocata. Per i conducenti professionali la revoca può arrivare sempre quando il reato viene commesso nell’ambito delle categorie previste.

Con la sentenza di condanna o di applicazione della pena viene disposta la confisca del mezzo utilizzato per commettere il reato, salvo che appartenga a una persona estranea. In pratica la conseguenza non si ferma alla patente o alla multa, ma può incidere anche sulla disponibilità dell’auto. La situazione diventa ancora più grave se il conducente provoca un incidente stradale. In quel caso le pene vengono raddoppiate e la patente è sempre revocata.

Perché la riforma ha cambiato il modo di leggere la norma

Prima della riforma il reato ruotava in modo più diretto intorno allo stato di alterazione psicofisica. Dopo le modifiche introdotte dalla legge 177 del 2024, la formulazione si è concentrata sulla guida successiva all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Questo passaggio ha fatto discutere perché sembrava rendere punibile la semplice positività anche quando la sostanza fosse stata assunta in un momento non vicino alla guida.

La circolare congiunta del Ministero dell’Interno e del Ministero della Salute dell’11 aprile 2025 ha chiarito che serve una correlazione temporale tra assunzione e guida. Non basta ragionare in modo generico sulla presenza di una sostanza nel corpo. Occorre accertare che l’assunzione sia avvenuta in un periodo prossimo alla conduzione del veicolo e che la sostanza sia ancora in grado di produrre effetti sull’organismo durante la guida.

Questo spiega perché il tema delle matrici biologiche è centrale. Secondo le indicazioni ministeriali, sangue e fluido del cavo orale sono le matrici considerate idonee a individuare una presenza compatibile con effetti ancora attivi mentre le urine possono documentare un’assunzione pregressa ma non sono da sole sufficienti per dimostrare un’intossicazione in atto.

La Corte costituzionale è intervenuta nel 2026 sul nuovo impianto normativo con l’esclusione dell’illegittimità della norma ma con il richiamo della necessità di collegare la sanzione alla pericolosità della condotta. Il Ministero dell’Infrastrutture e dei Trasporti ha poi sottolineato che, nella disciplina vigente, il test salivare e l’esame del sangue sono strumenti centrali per soddisfare i requisiti probatori.

Come funzionano droga-test e accertamenti

Gli organi di polizia stradale possono sottoporre il conducente a controlli qualitativi non invasivi quando ci sono elementi utili o ragionevoli motivi per procedere. Questi accertamenti possono avvenire anche con apparecchi portatili e hanno lo scopo di orientare l’intervento e non di chiudere il procedimento. Se il primo test dà esito positivo o non negativo, si passa agli accertamenti analitici di conferma.

Il fluido del cavo orale, cioè la saliva, è diventato uno strumento importante nei controlli. Il prelievo deve avvenire secondo procedure definite, con raccolta del campione, conservazione, trasporto e catena di custodia. Quando il prelievo del fluido orale non è possibile oppure quando il conducente viene trasportato in ospedale dopo un incidente, gli agenti possono richiedere prelievi di liquidi biologici nelle strutture sanitarie.

Patente ritirata subito, quando può accadere

Una delle conseguenze più temute riguarda il ritiro immediato della patente. Quando l’esito degli accertamenti di conferma non è disponibile nell’immediato, ma il test preliminare è positivo e ricorrono i presupposti previsti, gli organi di polizia possono disporre il ritiro della patente fino all’esito degli accertamenti per un periodo non superiore a dieci giorni. Nel frattempo il conducente non può continuare a guidare.

Se non c’è una persona idonea che possa prendere il volante, il veicolo viene fatto trasportare nel luogo indicato dall’interessato o presso la più vicina autorimessa. Le spese di recupero e trasporto sono a carico del conducente sottoposto a controllo. Dopo l’esito positivo degli accertamenti analitici il prefetto dispone che il conducente si sottoponga a visita medica per verificare l’idoneità alla guida. La patente può essere sospesa in via cautelare fino all’esito dell’esame di revisione. Se dalla visita emerge l’inidoneità può scattare la revoca con divieto di conseguire una nuova patente prima del termine previsto.

Per i conducenti più giovani il quadro è ancora più severo. Se il reato viene accertato nei confronti di un minore di 21 anni non ancora titolare di patente, il conseguimento del titolo può essere impedito fino al compimento dei 24 anni. Se il soggetto stava guidando con foglio rosa, le regole sulla sospensione e sulla revoca possono colpire anche l’autorizzazione all’esercitazione.

Assicurazione auto, il risarcimento ai terzi non salva il conducente

La Rc auto serve a risarcire i terzi danneggiati e questo principio resta centrale anche quando il conducente responsabile ha commesso una grave violazione. Dopo aver pagato i danni, la compagnia può esercitare il diritto di rivalsa nei confronti dell’assicurato se le condizioni di polizza lo prevedono.

Nel caso di rivalsa, l’assicurazione risarcisce il danneggiato, poi può chiedere al proprio cliente il rimborso delle somme versate, nei limiti e secondo le clausole del contratto. Alcune polizze prevedono clausole di rinuncia alla rivalsa o limitazioni della rivalsa, ma non sono uno scudo universale. Le condizioni cambiano da compagnia a compagnia, possono avere esclusioni, massimali, franchigie e casi non coperti.

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