Atis, per Legambiente l’eolico offshore di Eni può costituire «una grande opportunità» in Toscana

Stiamo vivendo una crisi ambientale, energetica (dipendenza dai fornitori di gas e petrolio e bollette più elevate d’Europa), economica (imprese meno competitive per il costo dell’energia), climatica (ondate di calore con morti in aumento e città invivibili, incendi, siccità, grandine e bombe d’acqua), con rischi di guerre per il controllo delle risorse in aumento. Mentre la scienza ci dice che per tutti questi motivi la nostra specie è a rischio estinzione, i negazionisti dei cambiamenti climatici continuano ad accanirsi nell’attacco ad ogni progetto di impianto basato sulle fonti rinnovabili, l’ultimo episodio riguarda il caso del progetto di eolico offshore chiamato Atis.
Come circolo Legambiente di Livorno e come Legambiente Toscana abbiamo presentato osservazioni al progetto Atis, chiedendo approfondimenti su diversi aspetti del progetto.
Al contempo abbiamo anche rilevato l’importanza di un progetto di questo tipo per affrontare le criticità sopra ricordate, ma anche per il ruolo che potrebbe svolgere nella realizzazione degli obbiettivi nazionali al 2030 (+ 80 GW di rinnovabili).
Un’opportunità
Il progetto Atis potrebbe costituire una grande opportunità anche per la Toscana e per l’area di Livorno, interessata da due grandi progetti, la nuova Darsena Europa e la riconversione della raffineria Eni:
- La Darsena Europa, attualmente in costruzione, avrà necessità di importanti quantità di energia elettrica, compresa la fornitura di energia elettrica alle navi in sosta. Uno degli obbiettivi è che questa energia provenga da fonti rinnovabili, soprattutto eolico.
- La raffineria Eni è in fase di riconversione, uno dei suoi possibili obbiettivi è la produzione di idrogeno. Sarebbe ottimale che questo venisse prodotto utilizzando energia rinnovabile.
L’impianto Atis potrebbe fornire una quantità di energia molto significativa per coprire anche la domanda dei due impianti livornesi. Per adeguare Atis a queste esigenze, in fase di progetto dovrebbe essere rivisto il dimensionamento dei cavi e delle sottostazioni galleggianti e dovrebbe essere prevista la possibilità di un collegamento al cavidotto marino per la possibile connessione con un cavidotto diretto verso il porto di Livorno. il Circolo di Livorno intende coinvolgere Legambiente nazionale affinché si attivi per un contatto diretto con Eni.
Scelta del porto dove assemblare le piattaforme: il porto di Livorno è vicino alla localizzazione dell’impianto Atis e ha disponibilità di spazi sia sulle banchine, vista la costruzione della Darsena Europa, sia nelle aree dell’interporto Vespucci.
Effetti positivi
L’eolico offshore galleggiante permette di sfruttare risorse di vento in mare aperto anche in presenza di fondali profondi, ampliando le aree idonee rispetto all’eolico offshore tradizionale e riducendo la dipendenza da combustibili fossili.
Un impianto come Atis è in grado di produrre circa 2 TWh/anno e contribuire nel tempo a ridurre la domanda di energia da fonti fossili e quindi anche il traffico marittimo legato al trasporto di petrolio e derivati.
Questa riduzione comporta un ‘rischio evitato’: nel medio-lungo periodo diminuisce la probabilità di incidenti marittimi ad alto impatto ambientale (sversamenti, contaminazioni), storicamente tra gli eventi più dannosi per gli ecosistemi marini.
Osservazioni principali alla documentazione Via
1.1 Navigazione e collisioni
Osservazione: L’aumento stimato del rischio di collisione (+55%) è un punto critico che richiede misure operative vincolanti.
Confronto Mare del Nord (collisioni normalizzate 2020–2024):
Eolico offshore: 0,018–0,027 collisioni/anno ogni 100 turbine.
Oil & gas: circa 0,068 collisioni/anno ogni 100 piattaforme.
Il tasso risulta quindi circa 2,5–4 volte più elevato per le infrastrutture offshore oil & gas.
Richiesta di integrazione: Piano di gestione traffico con corridoi dedicati, segnalamento avanzato, monitoraggio AIS continuo.
1.2 Contatto nave–turbina (1 evento ogni 119 anni)
Osservazione: La stima media può risultare fuorviante se non confrontata con altre infrastrutture offshore.
Richiesta di integrazione: Confronto normalizzato con oil & gas e distinzione tra navi commerciali e mezzi di servizio.
1.3 Pesca a strascico e cavi
Osservazione: È essenziale chiarire che la pesca a strascico deve essere vietata all’interno dell’area del parco e lungo i corridoi dei cavi per evitare danneggiamenti e impatti ambientali.
Richiesta di integrazione: Esplicitare il divieto di strascico, profondità di interramento cavi e sistemi di protezione.
1.4 Pesca professionale
Osservazione: Le conclusioni secondo cui non sarebbero necessarie ulteriori mitigazioni risultano premature senza regole operative chiare.
Richiesta di integrazione: Definire un piano di co-gestione con i pescatori, aree consentite, eventuali compensazioni e monitoraggi.
1.5 Traffico di servizio e manutenzione
Osservazione: Il traffico di servizio può essere significativamente ridotto adottando una nave di supporto unica (SOV) e manutenzione predittiva.
Richiesta di integrazione: Quantificare viaggi/anno, privilegiare una piattaforma logistica unica, limitare gli elicotteri a casi straordinari.
1.6 Cetacei e rumore subacqueo
Osservazione: Le soglie di disturbo adottate influenzano fortemente i risultati; serve maggiore trasparenza.
Richiesta di integrazione: Monitoraggi acustici PAM, riduzione del rumore, gestione adattativa e spostamento rotte lontano dalle aree frequentate dai cetacei.
1.7 Biodiversità marina
Osservazione: Le strutture offshore possono favorire biodiversità (reef effect) se progettate e gestite correttamente.
Richiesta di integrazione: Prevedere interventi di design ecologico delle strutture immerse e monitoraggi biologici a lungo termine.
1.8 Rotte navali e rumore
Osservazione: Lo spostamento delle rotte navali in aree meno frequentate dai cetacei può ridurre il disturbo acustico.
Richiesta di integrazione: Formalizzare nuove rotte, limiti di velocità e controlli post-operam.
1.9 Uso degli elicotteri
Osservazione: L’uso di elicotteri è rumoroso ma può ridurre traffico navale se limitato a interventi straordinari.
Richiesta di integrazione: Definire una policy chiara che limiti l’uso a manutenzioni straordinarie.
Conclusioni
Il progetto eolico offshore galleggiante Atis, oltre ai profili ambientali e marittimi analizzati, presenta rilevanti potenzialità economiche e occupazionali che meritano di essere esplicitamente considerate nel quadro della Valutazione di Impatto Ambientale.
La realizzazione di un impianto offshore galleggiante di grande scala può attivare filiere industriali nazionali ad alto valore aggiunto, comprendenti la progettazione e costruzione delle strutture galleggianti, la produzione di componenti meccaniche ed elettriche, la cantieristica navale, l’ingegneria offshore, la logistica portuale e le attività di installazione e manutenzione.
Queste filiere possono generare occupazione qualificata e stabile, sia nella fase di costruzione sia nella fase di esercizio pluridecennale dell’impianto, contribuendo alla riconversione industriale di aree portuali e costiere e al rafforzamento delle competenze tecnologiche nazionali nel settore dell’offshore galleggiante.
Inoltre, lo sviluppo di competenze e infrastrutture legate all’eolico offshore galleggiante può favorire il posizionamento dell’Italia come attore competitivo in un settore in forte crescita a livello europeo e internazionale, con potenziali ricadute positive anche in termini di export tecnologico.
In questo quadro, una VIA robusta e completa non deve limitarsi alla sola mitigazione degli impatti locali, ma dovrebbe anche riconoscere e valorizzare le opportunità di sviluppo sostenibile, occupazionale e industriale associate al progetto, assicurando che tali benefici si realizzino in modo compatibile con la tutela degli ecosistemi marini e delle attività tradizionali.
Le osservazioni formulate mirano quindi a migliorare la qualità del progetto e della sua valutazione ambientale, affinché l’iniziativa possa coniugare efficacemente transizione energetica, tutela ambientale e sviluppo economico del Paese.
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