Studio italiano scopre una nuova molecola contro i parassiti delle api

Lo studio “Silencing of the V-ATPase gene via RNA interference impairs fitness and survival of the invasive apiary pest Aethina tumida indicating potential for pest control”, pubblicato sul Journal of Pest Science da Valeria Bonina e Giovanni Federico dell’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno - Sezione di Reggio Calabria e Vibo Valentia, Andrea Becchimanzi dell’università degli Studi di Napoli “Federico II”, Linda Bianco, Giovanna Cangiulli, Paolo Facella, Carlo Fasano e Salvatore Arpaia dell’ENEA, Paolo Iovieno del CNR, illustra la messa a punto di un innovativo biopesticida, in grado di contrastare gli insetti che parassitano api e alveari, senza rischi per l’ambiente e la salute umana.
Il team di ricerca italiano coordinato dall’entomologo Arpaia, sta realizzando il biopesticida nell’ambito del progetto RNApi finanziato con il 5x1000 destinato alla ricerca scientifica dell’ENEA e spiega che «E’ stata sviluppata una speciale molecola che funziona come un “interruttore” mirato: individua un gene fondamentale del piccolo coleottero dell’alveare, Aethina tumida, e lo “silenzia” bloccando la produzione di una proteina essenziale per la sua crescita e il suo sviluppo. In questo modo, il parassita può essere controllato senza danneggiare le api».
Il piccolo coleottero degli alveari, Aethina tumida, è una specie invasiva originaria dell’Africa subsahariana che causa danni alle colonie di ape europea cibandosi di cera, uova e larve di api e causando acidità del miele prodotto. Nell’Unione europea, questo insetto è classificato come specie esotica invasiva di interesse, a seguito della sua individuazione in Calabria nel 2014, dove risulta tuttora stabilmente presente. La sua recente espansione dall’Italia continentale alla Sicilia, con infestazioni confermate in apiari della provincia di Messina, sottolinea l’urgenza di un contenimento efficace per limitarne la diffusione territoriale.
I primi risultati della ricerca pubblicati sul Journal of Pest Science aprono la strada all’impiego di innovative biotecnologie green per proteggere le api, preziose “sentinelle della biodiversità”. Arpaia, ricercatore della divisione bioenergia, bioraffineria e chimica verde di ENEA, spiega che «I nostri studi hanno dimostrato, per la prima volta, che è possibile silenziare efficacemente un gene chiave per lo sviluppo e la riproduzione del piccolo coleottero dell’alveare, Aethina tumida, somministrando la molecola alle larve. E la stessa molecola risulta innocua per le api».
Per verificare l’efficacia della molecola (RNA a doppio filamento) sulla specie invasiva, ENEA e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno hanno condotto prove sperimentali in laboratorio a Reggio Calabria, grazie ai finanziamenti dei Ministeri della Salute e dell’Università e Ricerca.
Inoltre, nell’ambito del progetto RNApi, il laboratorio del Centro Ricerche di Trisaia di ENEA ha ottenuto dal ministero della salute l’accreditamento per effettuare interventi di modificazione genetica su un ceppo non patogeno di Escherichia coli e i ricercatori dicono che «Ciò permetterà di produrre in modo più efficiente e a costi ridotti le molecole di RNA a doppio filamento, “principio attivo” del futuro biopesticida. Sulla base dei risultati già ottenuti, queste molecole saranno utilizzate anche in prove su arnie infestate, con l’obiettivo di arrivare allo sviluppo di un prodotto specifico per l’apicoltura».
All’ENEA fanno notare che «Il controllo chimico dei parassiti dell’alveare è particolarmente complesso, perché i trattamenti devono essere efficaci contro le infestazioni senza danneggiare la salute delle colonie né la qualità e la sicurezza dei prodotti dell’alveare. A rendere la situazione ancora più difficile è la scarsa disponibilità di medicinali veterinari autorizzati per le api, come recentemente evidenziato dalla Federazione dei veterinari europei. Finora sono state attuate misure di emergenza, tra cui restrizioni alla circolazione di api vive, attrezzature apicole e prodotti contenenti favi, limitazioni all’apicoltura migratoria per i servizi di impollinazione e la distruzione obbligatoria delle colonie di api infestate in alcune zone della Calabria».
Arpaia conclude: «Sebbene necessarie, queste misure comportano costi significativi per gli apicoltori, che si aggiungono alle perdite dirette causate dalle infestazioni. Proprio per questo è fondamentale continuare a sostenere la ricerca scientifica pubblica, per sviluppare soluzioni più efficaci e sostenibili dei pesticidi chimici, come punta a dimostrare il progetto di ENEA ‘RNApi’ sostenuto dai contribuenti italiani con il 5x1000».
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