Clima e crisi degli alloggi, per l’Onu servono entro il 2030 5,9 trilioni di dollari da investire nell’efficienza energetica

Maggio 19, 2026 - 15:25
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Clima e crisi degli alloggi, per l’Onu servono entro il 2030 5,9 trilioni di dollari da investire nell’efficienza energetica

La crisi degli alloggi e la necessità di decarbonizzare il settore edilizio devono essere affrontate attraverso un’unica strategia coordinata. A evidenziarlo è l’Onu, che attraverso il Programma per l’ambiente Unep (United Nations Environment Programme) segnala che nel 2024 le emissioni legate al funzionamento degli edifici sono aumentate dell’1%, raggiungendo 9,9 GtCO₂, che a livello globale gli edifici stanno diventando più efficienti dal punto di vista energetico, ma i progressi sono troppo lenti per raggiungere gli obiettivi climatici e, infine, che entro il 2030 saranno necessari 5,9 trilioni di dollari di investimenti nell’efficienza energetica.

Dall’ultimo rapporto realizzato dall’Unep e della Global alliance for buildings and construction (GlobalAbc) emerge che la decarbonizzazione del settore dell’edilizia e delle costruzioni ha subito un rallentamento, rendendolo sia una delle principali fonti di emissioni sia sempre più vulnerabile agli impatti climatici e agli shock dei prezzi dell’energia. Questo report sullo stato globale dell'edilizia e delle costruzioni (relativo agli anni 2025-2026) valuta i progressi compiuti nel settore utilizzando sette indicatori chiave che coprono politiche, finanza, tecnologie e investimenti in linea con gli impegni globali verso un percorso di emissioni nette pari a zero entro il 2050.

L’analisi è doppiamente interessante perché tra le altre cose viene pubblicato in un momento di crisi globale legata all’accessibilità economica degli alloggi e dell’energia ed evidenzia come l’azione per il clima nel settore edilizio possa ridurre le bollette energetiche, migliorare le condizioni di vita e rafforzare la resilienza agli impatti climatici, riducendo al contempo le emissioni di gas serra.

«Dalle abitazioni alle scuole, dagli ospedali ai luoghi di lavoro, gli edifici svolgono un ruolo fondamentale nelle nostre vite», spiega Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’Unep. «Gli edifici possono sia aggravare i rischi climatici sia garantire condizioni di vita più sicure, più sane e più accessibili. Con metà degli edifici mondiali ancora da costruire o ristrutturare entro il 2050, i governi hanno un’opportunità cruciale per promuovere un’edilizia resiliente e a emissioni zero attraverso politiche, norme e investimenti migliori».

I ricercatori segnalano che ogni giorno, nel mondo vengono costruiti circa 12,7 milioni di metri quadrati di superficie utile, più o meno l’equivalente dell’intera città di Parigi in termini di nuova superficie utile quasi ogni settimana.

Nel 2024, la superficie globale degli edifici è aumentata dell’1,7%, raggiungendo i 273 miliardi di metri quadrati. Questa rapida crescita è stata trainata in gran parte dall’edilizia nelle economie emergenti, tra cui l’India e il Sud-Est asiatico. Il settore dell’edilizia rappresenta ora quasi il 50% dell’estrazione globale di materiali, il 37% delle emissioni globali e il 28% del consumo energetico globale.

Il rapporto rileva che dal 2015 l’intensità energetica globale degli edifici – che misura il consumo energetico annuale di un edificio in relazione alle sue dimensioni – si è ridotta dell’8,5%, che le certificazioni di edilizia sostenibile sono quasi triplicate e che nel 2024, le energie rinnovabili hanno soddisfatto solo il 17,3% della domanda energetica degli edifici, ben al di sotto di quanto necessario per un percorso verso l'azzeramento delle emissioni nette. Inoltre, gli investimenti nell’efficienza energetica hanno raggiunto i 275 miliardi di dollari nel 2024, contribuendo a un investimento cumulativo di 2,3 trilioni di dollari dal 2015.

Dal 2020, tuttavia, i progressi hanno subito un rallentamento, poiché la transizione verde non ha tenuto il passo con il ritmo delle costruzioni. Per allineare il settore a un percorso verso l’azzeramento delle emissioni nette, spiegano gli autori del report, i responsabili politici dovrebbero accelerare i miglioramenti dell’efficienza energetica e l’eliminazione graduale dei combustibili fossili, mentre gli investimenti nell’efficienza energetica degli edifici devono raggiungere i 5,9 trilioni di dollari entro il 2030, pari a 592 miliardi di dollari all’anno.

Esempi positivi a cui far riferimento non mancano, si legge nel documento messo a punto dall’Unep. L’Unione europea, ad esempio, ha adottato politiche volte a contrastare le emissioni operative e quelle rilasciate prima e durante la costruzione (emissioni intrinseche). Miglioramenti ci sono stati nella prestazione energetica degli edifici in Giappone e Svizzera, una crescita delle energie rinnovabili in loco è riscontrabile negli edifici in Australia, Germania, India e Pakistan. E ancora: ci sono piani d'azione nazionali per il clima che coprono in modo sostanziale le strategie del settore edilizio alle Bahamas, in Cambogia e in Colombia, c’è l’aggiornamento dei codici energetici per gli edifici in California, Kenya, Giappone e Singapore, l’espansione della certificazione di edilizia sostenibile in Cina, Colombia, India e Turchia, le tabelle di marcia nazionali a sostegno della trasformazione del settore in Bangladesh, India, Indonesia, Giordania, Ghana e Senegal, la crescita degli investimenti e dei finanziamenti per gli edifici sostenibili in Canada, Nuova Zelanda e Regno Unito.

La questione dell’emergenza abitativa globale è tra l’altro stata al centro World Urban Forum di Baku (Wuf13) organizzato dalle Nazioni Unite, che caso ha voluto si aprisse sotto piogge record che hanno reso ancora più evidente la vulnerabilità delle nostre città di fronte alla crisi climatica. Al centro dei dibattiti, introdotti dal segretario generale dell’Onu António Guterres, è stato posto un argomento sopra a tutti: la casa deve essere considerata un diritto umano fondamentale, eppure la carenza di alloggi dignitosi a prezzi accessibili colpisce ormai sia le baraccopoli dei Paesi in via di sviluppo, sia le metropoli dei Paesi avanzati.

Con una popolazione urbana destinata a ospitare i due terzi dell'umanità entro il 2050, l’Onu avverte che la semplice costruzione di nuovi edifici non basta a risolvere il problema. Serve una pianificazione integrata, capace di legare i nuovi quartieri popolari alle infrastrutture, ai trasporti e alla resilienza ambientale. «L’alloggio è un diritto umano e fondamentale per la dignità umana», ha sottolineato Guterres, invitando i partecipanti a fare in modo che l’abitazione a prezzi accessibili diventi una «realtà condivisa». Il segretario generale delle Nazion Unite ha inoltre avvertito che la crisi degli alloggi ormai è estesa e «nessuna società ne è immune, dalle città in rapida crescita del mondo in via di sviluppo alle economie avanzate caratterizzate da affitti elevati e da un numero crescente di senzatetto».

Secondo le stime delle Nazioni Unite, ogni settimana circa 1,5 milioni di persone si trasferiscono nelle città. Entro il 2050, oltre due terzi della popolazione mondiale vivrà in aree urbane, con quasi il 90% di tale crescita concentrata in Africa e in Asia. Allo stesso tempo, gli insediamenti informali continuano ad espandersi: nei paesi in via di sviluppo, oltre il 30% dei residenti urbani vive in baraccopoli e quartieri privi di infrastrutture adeguate.

I partecipanti al forum di Baku hanno discusso le possibili soluzioni per far fronte queste e ad altre sfide correlate, tra cui l’accesso ai servizi di base, la resilienza climatica e una governance urbana più efficace.

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