L’ambasciata a Parigi vacante da mesi. La corsa di Genuardi e Lo Cascio. E l'ipotesi Sangiuliano-Giuli

19 Settembre 2026 - 07:05
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Parigi val bene un Tajani. Ogni ambasciatore sogna di andarci, ma la sede resta vacante. Può una delle rappresentanze più importanti d’Europa rimanere senza il diplomatico ufficiale? Si possono attendere le prossime elezioni presidenziali per stabilire la feluca più adatta? All’inizio era una contesa fra Farnesina e Palazzo Chigi, un duello fra il segretario generale Riccardo Guariglia e il capo di gabinetto di Tajani, Francesco Genuardi, ma ora sembra il ballo delle parrucche: i Pari di Tony. A fine giugno, Emanuela D’Alessandro, ambasciatrice dal 2022, lascia l’incarico e fa ritorno al Quirinale come consigliere degli affari diplomatici di Mattarella. Il nome iniziale di Tajani è Guariglia, che lascerebbe il ruolo, ambitissimo, di segretario generale a Genuardi. Meloni prende tempo. Perché? La Francia è una provincia di Fazzolari, il Re Sole della destra. I giorni passano e a Parigi si scatena la fantasia: e se arrivasse un Sangiuliano o Alessandro Giuli? Allons, intellettuali de la patrie!

Mussolini inviò a Londra Dino Grandi, Renzi scelse Calenda come rappresentante permanente a Bruxelles. Perché Meloni non può inviare un fratello italien? Calma. A ogni Cdm si racconta che Tajani (che smentisce) provi a sponsorizzare la nomina di Guariglia, segretario generale alla Farnesina, l’ambasciatore che ha preso il posto che è stato occupato da Elisabetta Belloni ed Ettore Sequi. La scalata di Guariglia da anni è oggetto di risolini. Il favorito per la carica di segretario generale era l’ambasciatore Armando Varricchio, ma Guariglia ha avuto la meglio perché (ed è la leggenda), insieme a Tajani, faceva parte della meglio gioventù (monarchica). Insomma, si conoscevano da quando avevano le feluche corte. A Guariglia mancano pochi anni per andare in pensione. Si stanno avvicinando le elezioni, non solo quelle francesi, ma anche le italiane. Che fa il diplomatico in carriera? Si guarda intorno. Chi ha servito il governo Meloni, ed è stato promosso (prendete il caso di Fabrizio Bucci a Berlino o Luca Ferrari a Tel Aviv), teme che con l’arrivo di un nuovo governo venga sostituito. In Francia era il Terrore, nella diplomazia si traduce in “fare gli scatoloni”.

Se vince Schlein o Conte, si sa già che alla Farnesina non si faranno prigionieri, e che il primo dei ridimensionati sarà Fabrizio Saggio, il diplomatico di Meloni che puntava a fare l’ambasciatore a Washington. In verità, un altro che ambiva a fare la feluca in America era Genuardi, che segue Tajani come un’ombra, tanto che Tajani non ha voluto separarsene. Genuardi è rimasto al suo fianco, ma ora che la legislatura è in scadenza, Tajani è scisso: sente il bisogno di ripagare la lealtà. O lo invia a Parigi o lo nomina segretario generale. A Palazzo Chigi pensano (ma Tajani smentisce): con Genuardi segretario generale, Tajani avrà una sorta di controllo anche in un prossimo governo, tanto più se quel governo dovesse essere di centrodestra e Tajani non più il ministro degli Esteri. Ci sono perplessità. Altro piccolo ostacolo. Il Re Sole della destra, Fazzolari, ha da sempre il pallino per la diplomazia, da figlio di diplomatico, e comprende l’importanza di avere figure vicine, tanto più in Francia (nazione dove Fazzolari ha vissuto). L’ambasciatore di destra per eccellenza è Vattani jr, ma è di stanza a Tokyo. Non si può fare. Tra Genuardi, Guariglia, e chissà quanti altri ancora, potrebbe spuntarla un terzo, il vice di Guariglia. E’ Carlo Lo Cascio, che ha puntato anche l’Osce, così come Saggio avrebbe puntato Bruxelles, la sede occupata da Vincenzo Celeste.

In francese si dice impasse. Alla Farnesina l’impasse produce i soliti malumori, i veleni. La decisione del governo Meloni di richiamare l’ambasciatore italiano in Etiopia, Sem Fabrizi, definito dal governo etiope una “persona non grata”, interroga ancora la comunità della Farnesina. E’ la stessa comunità che da ormai un anno lotta contro il don di Tajani, il cappellano Don Malizia, che ormai fa le veci di Guariglia e che ha raggiunto un’egemonia senza pari. In breve: il segretario generale è candidato per Parigi (con Tajani che, al solito, smentisce), il capo di gabinetto corre per la carica di segretario generale (o per Parigi) e intanto il cappellano si occupa del ministero. E in Francia? Se dovesse vincere Le Pen, per Meloni e Fazzolari cambia tutto. Serve una figura più “politica”. Trump ha inviato in Italia l’ambasciatore Fertitta, l’amico che gli ha pagato la campagna elettorale, e a Parigi, sapete chi ha scelto? Il consuocero Kushner, Charles Kushner, il padre di Jared, il marito di Ivanka. In Italia, in teoria, è impossibile (si devono scegliere ambasciatori di carriera), ma c’è un precedente.

E’ il caso di Carlo Calenda, nominato da Renzi rappresentante a Bruxelles. E’ stata una decisione che ha spaccato la diplomazia, anche se i diplomatici se la cercarono. Renzi aveva scelto Cesare Maria Ragaglini, ma Ragaglini chiedeva tempo (e non solo…), al che Renzi, spazientito, decise di fare una strambata. Può ripetersi? Chi è l’italiano a Parigi di Meloni? Gennaro Sangiuliano, ex corrispondente Rai, e appena nominato coordinatore regionale in Campania di FdI. Il suo nome, e non è uno scherzo, sta girando a Rue de Varenne, così come un altro. Chi è il ministro del governo Meloni che parla in francese, che conosce i classici francesi? E’ Alessandro Giuli, in passato indicato come un possibile candidato alla guida dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi. Sono chiaramente fantasie, ma questi non sono forse tempi che superano la fantasia? Di vero c’è che Tajani avrebbe rinunciato a Guariglia e che Meloni in Cdm rimanda la decisione. Una soluzione ci sarebbe: spedire a Parigi don Malizia, il cappellano di Tajani. Dopo i cardinali Mazzarino e Richelieu avremo il cardinal Malice: la feluca con la berretta.

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