Swatch vs Samsung: chiesto un risarcimento di 170 mln $ per violazione dei marchi

29 Giugno 2026 - 12:26
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Swatch Group porta Samsung davanti alle corti britanniche. Il gruppo elvetico chiede circa 170 milioni di dollari di risarcimento (circa 158 milioni di euro) al colosso sudcoreano per presunta violazione dei marchi.

Come ricostruisce Reuters, l’accusa non riguarda la copia di orologi fisici, bensì la presenza nello store di Samsung di 26 applicazioni di “watch face” (quadranti digitali) sviluppate da terzi che riproducono l’aspetto di celebri orologi del gruppo Swatch. Tra i marchi coinvolti figurano: OmegaTissotBreguetLonginesSwatch. Secondo il gruppo svizzero, questi quadranti trasformavano gli smartwatch Galaxy in repliche digitali dei propri modelli senza autorizzazione.

La domanda allora sorge spontanea: perché Samsung è coinvolta se le app sono di terzi? È proprio il punto centrale della causa: nel 2022 l’Alta Corte di Londra aveva già stabilito che Samsung fosse responsabile per violazione del marchio, nonostante le app fossero sviluppate da terzi. E questo perché: l’azienda made in Corea controllava il processo di approvazione delle app, distribuiva le app nel proprio store e promuoveva gli smartwatch facendo leva anche sui quadranti disponibili.

Samsung ha presentato appello, ma lo ha perso. L’attuale procedimento serve soltanto a stabilire l’entità del risarcimento. Il processo sui danni si è concluso venerdì, e una sentenza è attesa nelle prossime settimane.

Come fa sapere l’agenzia stampa, il calcolo del risarcimento richiesto da Swatch si fonda su ipotetiche royalties di licenza calcolate su dieci dei suoi marchi, e riflette – nelle parole dei legali del gruppo – il “prestigio, la reputazione e il potere attrattivo” del portafoglio. La questione non è meramente economica: la causa, avviata nel 2019 prima del completamento della Brexit, comprende anche presunte violazioni commesse all’interno dell’Unione europea, e una pronuncia favorevole a Swatch potrebbe aprire la strada a un procedimento parallelo negli Stati Uniti contro una sussidiaria di Samsung.

Il caso tocca un nervo scoperto per l’intera industria orologiera svizzera, stretta da tempo tra la difesa del valore simbolico e materiale delle proprie creazioni e la pressione esercitata dall’ascesa del mercato degli smartwatch, dominato da player come Samsung, Apple e Huawei. Come riporta Reuters, il CEO di Tissot Sylvain Dolla ha dichiarato agli atti processuali che il marchio ha deliberatamente scelto di non entrare nel segmento degli smartwatch, pur avendo ricevuto corteggiamenti da parte di importanti aziende tecnologiche. Cedere in licenza i propri design, ha argomentato Dolla in una memoria del 2025 (nel linguaggio giuridico e processuale, una memoria è un documento scritto che una delle parti in causa deposita presso il tribunale per esporre le proprie argomentazioni, tesi difensive, fatti rilevanti o richieste, ndr), “distruggerebbe il valore costruito nei brand del Gruppo Swatch, qualora fossero concessi in licenza per l’uso in smartwatch, che sono prodotti commodity”. E in una dichiarazione più recente ha precisato: farlo “ucciderebbe il valore dell’orologio fine svizzero: non sarebbe più esclusivo”.

Samsung, interpellata da Reuters, non ha rilasciato dichiarazioni; in una memoria citata dal Financial Times, tuttavia, il gruppo coreano ha definito le richieste di Swatch “stravaganti e sproporzionate”.

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