Termovalorizzatore, Giampedrone: “Se nessuno darà il consenso possibile accordo con un’altra Regione”

Maggio 19, 2026 - 18:00
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Termovalorizzatore, Giampedrone: “Se nessuno darà il consenso possibile accordo con un’altra Regione”
Generico maggio 2026

Genova. Per realizzare il termovalorizzatore in Liguria servirà il consenso dei sindaci dei territori interessati: “Se quel consenso non ci sarà, quella zona non verrà individuata”. Lo ha confermato l’assessore all’Ambiente Giacomo Giampedrone rispondendo a Roberto Arboscello (Pd) e Jan Casella (Avs) in consiglio regionale.

Ma poi Giampedrone ha aggiunto: “Se non ci sarà nessun consenso, decideremo che cosa fare. O decidiamo di applicare la norma vera e propria, cioè andare senza il consenso del sindaco, ma non è quello che noi vogliamo, oppure decideremo di fare un accordo di lungo periodo con qualche Comune fuori regione, rimanendo però consapevoli che faremo pagare centinaia e centinaia di euro in più ai nostri concittadini liguri. E faremo felice un’altra regione che si è fatta gli impianti e che, grazie anche alle 240mila tonnellate di rifiuti della Liguria, riesce a far pagare meno i loro concittadini. Penso a Brescia, Torino, Piacenza, Parma. Spero che ci sia chiarezza su questo”.

La giunta Bucci era partita con l’intenzione di incassare il via libera da uno o più Comuni prima di pubblicare il bando per la chiusura del ciclo dei rifiuti, salvo poi cambiare orientamento: “Per poter attivare la procedura – ha ricordato Giampedrone – abbiamo dovuto spostare il consenso del sindaco prima dell’avvio di qualsiasi fase progettuale, altrimenti la procedura avrebbe potuto essere inibente rispetto alle normative europee: se un sindaco avesse espresso un no prima di quella delibera di indirizzo, avrebbe escluso prioritariamente un territorio”.

Il bando per la presentazione di proposte di partenariato pubblico-privato era stato pubblicato a metà aprile da Arlir e sarà aperto sino a fine giugno. Rispetto al precedente avviso per raccogliere le manifestazioni di interesse, ha chiarito l’assessore, stavolta verranno raccolti anche elementi tecnici. “Ma anche questa procedura ha una caratteristica non vincolante per il proponente. È funzionale esclusivamente a raccogliere dei contributi progettuali. L’avviso raccoglie proposte che saranno successivamente oggetto di valutazione tecnica e di dichiarazione di pubblico interesse, un passaggio che precede l’eventuale avvio delle procedure ad evidenza pubblica e delle successive autorizzazioni”.

Il consenso del sindaco, quindi, dovrebbe essere espresso prima di questa fase: “Questa attenzione che abbiamo deciso di mettere non è nelle procedure delle norme del nostro Paese – ha precisato Giampedrone -. Lo ha deciso il presidente con la sua giunta, ma se stessimo alla parte legislativa che coerentemente accompagna la realizzazione di un impianto di questo tipo, quella autorizzazione preventiva non ci sarebbe“.

Il tema in aula è stato sollevato ancora una volta dai consiglieri di opposizione della provincia di Savona, dove resta in piedi l‘ipotesi di un impianto in Val Bormida. L’altra area sotto i riflettori è ovviamente Genova, dove c’è la maggiore produzione di rifiuti in regione: dopo lo stop a Scarpino per ragioni geologiche è stata ventilata come alternativa l’area ex Colisa in Valpolcevera.

“I sindaci della Valbormida hanno dato un parere chiaro e coerente sul progetto dell’inceneritore, in linea con le aspettative dei cittadini e dei comitati: 19 Comuni su 19 si sono espressi contro questo impianto. Ora la stessa chiarezza e la stessa coerenza spettano anche alla giunta regionale. Il presidente Bucci ha il dovere di ascoltare il territorio e rispettare la volontà dei cittadini. Se andrà avanti col progetto di costruire l’inceneritore in Val Bormida, le proteste continueranno. E noi saremo al fianco dei cittadini e dei sindaci che si opporranno”, commenta Casella.

“Ancora una volta affrontiamo la discussione del termovalorizzatore in assenza di dati concreti e verificabili: non c’è alcun approfondimento serio sui numeri che sostengano la tesi della Regione secondo cui il termovalorizzatore sarebbe necessario per la Liguria. Da circa un anno chiediamo una cosa molto semplice: la dimostrazione che i costi di realizzazione e di gestione dei rifiuti in Liguria sarebbero inferiori, o comunque comporterebbero minori ricadute sulle tasse pagate dai liguri se non si usassero impianti fuori regione. Su questo punto non abbiamo ancora ricevuto dati sufficienti per poter ragionare seriamente per valutare altre ipotesi”, aggiunge Arboscello.

“Il fatto che non escludiamo prioritariamente un territorio non vuol dire in automatico farlo in Val Bormida – ha puntualizzato su questo punto l’assessore Giampedrone. Nelle nostre delibere non c’è nulla che non siano le analisi del Rina, e peraltro abbiamo già detto tante volte che non è un criterio totalizzante”.

Poi, sull’opportunità di realizzare l’impianto, Giampedrone punge il centrosinistra ricordando la posa della prima pietra da parte di Gualtieri: “C’è chi dice: noi siamo contro la chiusura del ciclo dei rifiuti. Ditelo anche al sindaco di Roma. La maggioranza deve essere coerente anche al di fuori della Liguria, altrimenti che coerenza c’è?”.

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