Torino spalanca le porte alla maxi Moschea: il Comune autorizza. FdI darà battaglia in Regione: è una follia da fermare

05 Ottobre 2026 - 22:25
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Torino spalanca le porte alla maxi Moschea: il Comune autorizza. FdI darà battaglia in Regione: è una follia da fermare

Torino spalanca le porte alla maxi Moschea: il Comune autorizza. FdI darà battaglia in Regione: è una follia da fermare

Avanti tutta con l’islamizzazione targata dem. Il Comune di Torino, guidato da Stefano Lo Russo del Pd,  dà il via libera alla Grande Moschea di 6mila metri quadri. Dopo il controverso via libera al progetto nel dicembre 2022, ora il Comune ha rilasciato il titolo edilizio per il recupero dell’ex Fonderia Nebiolo, tra via Bologna e corso Novara. Lì dovrebbe sorgere il nuovo maxi centro islamico. Si tratta di una sala di preghiera per circa mille fedeli e un minareto di 20 metri che cambierà il volto a un pezzo della Torino industriale del 900. Ad annunciarlo la Confederazione islamica italiana, che sta definendo il progetto esecutivo per aprire il cantiere entro la fine dell’anno.

A Torino il  Comune autorizza la maxi Moschea

Il progetto prevede un investimento di circa 17 milioni di euro – finanziati, in parte, anche dal re del Marocco tramite il Ministero del Culto di Rabat – e interessa una superficie di seimila metri quadrati. La formula scelta è quella della grande “rigenerazione urbana”.  Il maxi progetto non avrà ricadute solo sulla sfera religiosa ma anche sulla vita cittadina e le dinamiche sociali. Solo una parte del complesso sarà destinata al culto, infatti. Circa l’80% degli spazi ospiterà uno studentato universitario a prezzi calmierati, biblioteca, sale studio, attività culturali e formative e luoghi destinati al dialogo interreligioso. Obiettivo evidente: costituire un polo di attrazione in una della città più islamizzate d’Italia. Come se non bastasse è da chiarire la provenienza dei finanziamenti. Nel 2025 era emerso infatti che re Mohammed VI avrebbe messo a disposizione circa 8 milioni di euro per il progetto. Chi finanzierà i rimanenti 9 milioni?.Una domanda non da poco ora visto che nella vicenda entrano in gioco un bene pubblico, una concessione di lunghissima durata, un’associazione islamica, una delle principali organizzazioni musulmane presenti in Italia, e il sostegno economico di una monarchia straniera.

FdI: così si aprono le porte all’islamizzazione selvaggia della città

Fratelli d’Italia promette battaglia. E si attrezza. A opporsi apertamente al sì del Comune a guida dem è il vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone. Che è intervenuto con un emendamento alla legge regionale urbanistica che introduce il principio del rispetto di “adeguate distanze tra le aree e gli edifici destinati alle diverse attrezzature religiose”. “È un’assurdità imporre a Torino Nord la seconda moschea d’Europa con un minareto di 20 metri. Significa aprire le porte all’islamizzazione selvaggia della nostra città”. L’emendamento interviene sulla legge regionale del 1989 che disciplina le aree destinate ai luoghi di culto. La modifica prevede che l’assegnazione degli spazi avvenga «nel rispetto delle distanze adeguate tra gli edifici di culto, lasciando poi alla Giunta regionale il compito di stabilire concretamente quali siano queste distanze. “Occorre evitare che i luoghi di culto vengano posizionati a caso o peggio ancora secondo il capriccio di Stati esteri intenzionati a mischiare politica e proselitismo. In quartieri polveriera già piagati da decenni di immigrazione incontrollata, l’esatto opposto dell’integrazione che dovrebbe assimilare gli stranieri nella cultura della comunità che li ospita”. Poi spiega: “Proprio perché sappiamo che l’amministrazione comunale dem metterà in campo fior di avvocati, abbiamo preso ispirazione da un articolo di legge approvato in passato in Regione Lombardia, rimasto indenne da ben due impugnative in Corte Costituzionale”.

Montaruli: chi ha controllato i finanziamenti che provengono dal Marocco?

Durissima anche la reazione di Augusta Montaruli, torinese doc, vicecapogruppo di FdI alla Camera. “Chi ha controllato la provenienza dei finanziamenti e la legittimità delle somme che dal Marocco arriverebbero in Italia per la Moschea che Lo Russo vuole per Torino? L’iniziativa del Comune è al di fuori di ogni criterio ammissibile. Addirittura fuori dai paletti imposti dal patto che il governo di centrosinistra siglò quando ministro era Minniti”. E ancora – prosegue la parlamentare – “manca del tutto un’intesa legata alla confessione islamica, senza la quale non può esserci alcuna garanzia e alcuna Moschea. Prima di pensare a costruire una Moschea e continuare il processo di islamizzazione delle nostre periferie, un sindaco avrebbe dovuto occuparsi di quei diritti che troppo spesso sono stati calpestati senza che nessuno, nemmeno la CII, abbia battuto ciglio, come la segregazione di donne a pochi metri da dove si vorrebbe costruire la Moschea”.

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