Dalla medicina estetica alla skincare: quando l’obiettivo è stimolare e non riempire
Negli ultimi anni la medicina estetica rigenerativa è passata da nicchia per specialisti a parola d’ordine di ogni consulenza dermatologica. Ma cosa significa davvero rigenerativa? E quanto di quello che leggiamo sui social – dal collagene in polvere ai sieri a base di fattori di crescita – ha un fondamento scientifico reale? Ma come è avvenuto lo spostamento di paradigma da una medicina estetica che prima si affidava a filler e iniettabili per restituire al corpo ciò che aveva perso a una medicina che invece stimola il corpo a riprodurlo da solo? Come molti avranno già immaginato, il motivo è che oggi la medicina estetica si inserisce all’interno del tema della longevità.
Dalla medicina sostitutiva a quella rigenerativa
«Stiamo passando da un’epoca in cui usavamo molto il filler come terapia correttiva, sostitutiva – iniettiamo quello che abbiamo perso – a un concetto di medicina rigenerativa: dare la possibilità al proprio corpo di rigenerare quello che non produce più da solo», dice Dr. Maurizio Cavallini, chirurgo plastico, Presidente della Società Italiana di Medicina Estetica Agorà.

Basta filler corretttivi: la medicina estetica rigenerativa stimola la pelle a produrre ciò di cui ha bisogno – Launchmetrics/ Spotlight
Il paragone che usa per spiegarlo è quello della palestra: se per far crescere i muscoli non iniettiamo nulla ma li alleniamo, in un mese o due diventano tonici. È lo stesso principio, quello di allenare la pelle a rigenerarsi, che oggi guida i protocolli di biostimolazione.
Ma attenzione: nessuna procedura singola è sufficiente da sola. E non perché servano più procedure estetiche, ma perché serve un approccio olistico tra medicina estetica e skincare rigenerativa. «Per avere il 100 per cento dei risultati, un 70 per cento è affidato a PRP, laser e trattamenti, ma il restante 30-40 per cento lo fanno lo stile di vita, gli integratori, la skincare».
Le tecniche della medicina estetica rigenerativa: il PRP
PRP e PRF, SVF, esosomi e fattori di crescita sono solo alcuni dei termini che, ultimamente, abbiamo iniziato a sentire più spesso, proprio perché legati al discorso medicina estetica rigenerativa e longevità. Si tratta di procedure rigenerative non ancora del tutto standardizzate, perché oggi il termine rigenerativo si utilizza per descrivere interventi con meccanismi d’azione anche molto diversi tra loro.
Il PRP (plasma ricco di piastrine) e il PRF (fibrina ricca di piastrine) restano la procedura di biostimolazione più diffusa. Si preleva il sangue del paziente, si centrifuga per isolare il plasma ricco di piastrine, ricco di fattori di crescita, e si inietta nel viso. Il principio è semplice: stimolare la migrazione e la proliferazione cellulare, la produzione di collagene e l’angiogenesi. I benefici dichiarati vanno dal ringiovanimento cutaneo all’attenuazione delle cicatrici, fino alla stimolazione della crescita dei capelli, con 3-4 sedute mensili e risultati visibili dopo 2-3 mesi.
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Sieri, creme viso e maschere con ingredienti che imitano l’azione della medicina estetica rigenerativa
Cos’è la SVF: frazione vascolare stromale
La SVF (stromal vascular fraction) utilizza tessuto adiposo arricchito di componenti stromali e vascolari, incluse le cellule staminali derivate dal tessuto adiposo (ADSC). Agisce su tre livelli: un’azione volumetrica, una rigenerativa (dovuta proprio alle ADSC e alle cellule progenitrici vascolari) e una biostimolatoria, che favorisce la comunicazione tra ADSC e fibroblasti stimolando la produzione di collagene.
Esosomi, i messaggeri intercellulari
Gli esosomi sono microvescicole extracellulari (30-200 nanometri) che trasportano proteine e lipidi bioattivi per la comunicazione tra cellule. Agiscono regolando l’infiammazione e la risposta immunitaria, inibendo i macrofagi M1 e stimolando i macrofagi M2 (con un’azione rigenerativa e riparativa), controllando le citochine pro-infiammatorie e aumentando la proliferazione cellulare, con più produzione di collagene di tipo 1 e 3 ed elastina.
Le procedure energy based della medicina estetica rigenerativa
Microneedling, anche abbinato alla radiofrequenza, HIFU (ultrasuoni focalizzati ad alta intensità) e laser: il filo conduttore di queste procedure è che è che agiscono attraverso meccanismi cellulari e biologici distinti ma sovrapponibili: modulazione dell’infiammazione e dello stress oxidativo, stimolazione dell’attività fibroblastica (la vera chiave della produzione di collagene), rimodellamento della matrice extracellulare, promozione dell’angiogenesi e regolazione delle vie di segnale intercellulari.
Il prossimo trend: i fattori di crescita nei cosmetici
Dalla medicina estetica rigenerativa ai sieri o alle creme il passo è breve: sempre più spesso infatti, i cosmetici imitano gli effetti delle procedure estetiche. Ecco allora l’utilizzo dei fattori di crescita nella skincare.
Il fattore di crescita è una proteina che funziona come un messaggero: riceve un segnale e dice alle cellule come comportarsi, per esempio quando moltiplicarsi, differenziarsi o attivare determinati geni.

Contiene il Complesso Peptidico Micro‑Growth Factor che nasce da un processo di microframmentazione e screening ad alto rendimento che ha permesso di identificare una sequenza peptidica biomimetici dei fattori di crescita FGF in grado di penetrare a fondo nell’epidermide. Siero Tensore Ultra-Liftante Pro-Collagen Macro-Growth Factor, Filorga – Foto Courtesy Press Office
Questi fattori di crescita hanno però un limite: la loro struttura. Sono proteine grandi e delicate, che fanno fatica ad attraversare la barriera cutanea e possono perdere rapidamente la loro attività ma, trasformandoli in peptidi biomimetici, ciò frammenti più piccoli progettati per riprodurre la funzione del fattore di crescita originale è un ostacolo che si può superare. E questi peptidi biomimetici sono in grado di penetrare fino a 10 volte più in profondità rispetto al fattore di crescita intero. Nei test in vitro avrebbero inoltre stimolato la produzione di collagene, elastina e acido ialuronico.
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