Tunisia-Italia: “nearshoring tecnologico” e sicurezza delle materie prime critiche al centro delle nuove catene del valore
La ridefinizione delle catene del valore europee, accelerata dalle recenti crisi globali, sta spingendo il Mediterraneo verso un nuovo paradigma industriale. Al centro di questa trasformazione emerge il concetto di “nearshoring tecnologico”, una dinamica che il prossimo Forum imprenditoriale Italia-Tunisia e la 22ma edizione del Tunisia investment forum (Tif), che radunerà a Tunisi migliaia di partecipanti da tutto il globo il 24 e 25 giugno 2026, si apprestano a consacrare come asse strategico bilaterale. La Tunisia, tradizionalmente percepita come un mercato di prossimità a basso costo di manodopera, sta rapidamente evolvendo in un partner essenziale per l’integrazione di tecnologie avanzate, in particolare nei settori dell’automotive, del “tech” e nell’accesso ai materiali strategici.
Il panel dedicato all’industria avanzata, fulcro dei prossimi incontri promossi dall’Agenzia per la promozione degli investimenti esteri (Fipa) in collaborazione con le istituzioni e le associazioni di categoria italiane, certifica un netto cambio di passo. La subfornitura classica cede il passo a una vera e propria co-progettazione ingegneristica. Emblematico, in questo senso, è il ruolo assunto dalla Tunisia nello sviluppo del concetto di Software Defined Vehicle (veicoli definiti dal software). Realtà internazionali di primo piano del comparto automobilistico ed elettronico, come Ampere e Actia, hanno recentemente scelto di radicare nel Paese nordafricano i propri team dedicati ai sistemi di bordo e ai software di diagnostica per l’elettromobilità di nuova generazione. Con un ecosistema che annovera oltre 16 mila ricercatori, poli di competitività strategici (da Bizerte a Zarzis) e un’esportazione di servizi Ict in costante crescita (il settore contribuisce all’11 per cento del Pil nazionale), la Tunisia si posiziona come un hub d’innovazione in grado di attrarre e sostenere investimenti ad alto valore aggiunto.
In questo scacchiere, il tessuto produttivo italiano sta muovendo pedine fondamentali per mettere in sicurezza le proprie catene di approvvigionamento, cercando di mitigare l’esposizione alle fluttuazioni logistiche e geopolitiche dei mercati asiatici. Associazioni di categoria di peso come Assolombarda – in prima linea nell’organizzazione delle missioni imprenditoriali di fine giugno – e Sicindustria, reduce dal recente e proficuo evento “AfroSicilia” a Monreale, stanno attivamente mappando il territorio per strutturare joint-venture stabili con i partner tunisini. L’obiettivo per le aziende della filiera (componentistica, meccatronica, microelettronica) è duplice. Da un lato, creare sinergie industriali che permettano di accorciare e “blindare” le rotte logistiche del “Made in Italy”; dall’altro, inserirsi in un corridoio privilegiato per l’accesso e la lavorazione di materie prime critiche essenziali alla transizione energetica e digitale. Le piccole e medie imprese italiane (Pmi), specialmente del Mezzogiorno, guardano alla sponda sud non più come a un bacino di pura delocalizzazione per contenere i costi, ma come a una piattaforma di integrazione verticale indispensabile per la sopravvivenza e la competitività dell’industria manifatturiera europea.
Dal punto di vista strategico e diplomatico, il consolidamento del “nearshoring tecnologico” in Tunisia trascende i confini strettamente bilaterali. Pienamente in asse con la cornice del Piano Mattei promosso dal governo italiano, il Paese nordafricano sfrutta la propria vocazione logistica per proporsi come la “porta d’accesso” privilegiata verso l’immenso mercato continentale africano, facilitato dalle dinamiche dell’Area di libero scambio continentale (AfCfta). L’infrastrutturazione dei trasporti, l’allineamento agli standard produttivi europei e la disponibilità di capitale umano altamente qualificato (la Tunisia è il quinto esportatore mondiale di ingegneri) rendono l’asse italo-tunisino un vettore formidabile per penetrare i mercati subsahariani. In quest’ottica, la sicurezza degli approvvigionamenti e lo sviluppo congiunto di tecnologie avanzate non sono solo leve economiche, ma diventano fattori cruciali di stabilità regionale. Il prossimo Forum di Tunisi rappresenterà dunque un banco di prova per misurare la maturità di un partenariato che, attraverso la tecnologia e l’industria, punta a garantire la sicurezza e la competitività del Mediterraneo allargato.
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