Ucraina, Macron soffia sul fuoco con parole che preludono a uno scenario di guerra infinita

16 Luglio 2026 - 23:00
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Ucraina, Macron soffia sul fuoco con parole che preludono a uno scenario di guerra infinita

La data del 14 luglio, festa nazionale francese e che un po’ a tutto il mondo libero cresciuto nel culto di “Égalité, Fraternité, Liberté” è diventata anche l’occasione per una riunione del Vertice della cosiddetta “Coalizione dei Volenterosi” che sostiene economicamente e militarmente Kiev, aiutandola a proseguire nell’annosa, tanto sanguinosa quanto inutile guerra con la Russia. Si progettano sistemi d’arma sofisticati e viene prevista una sorta di “tabella di marcia” che prevede, tra l’altro, l’acquisizione da parte di Kiev di 16 aerei da combattimento francese tipo “Rafale” – un avanzato caccia multiruolo francese - e dei relativi armamenti. Il presidente francese ha confermato che «il primo di questi aerei dovrebbe volare nello spazio aereo ucraino già nel 2028-2029». Un’affermazione del genere, pronunciata da Macron che è giunto quasi al termine del suo mandato presidenziale (scadrà ad aprile 2027) suona come una sciagurata profezia che annuncia la prosecuzione della “guerra guerreggiata” chissà per quanti anni, chissà per quante centinaia di migliaia di giovani ucraini – per la cronaca il governo del prode Zelensky intende abbassare l’età minima per la leva, vuole carne fresca da mandare al massacro – chissà per quali recondite ragioni che alimentano questa assurda guerra che si è trasformata in questi anni fino a diventare una guerra di posizione; due eserciti statici che si fronteggiano, in molti casi, da posizioni assai simili a quelle verificatesi nelle trincee della Prima guerra mondiale: chi avrebbe mai potuto ipotizzare che la “carne da cannone” potesse ritornare in auge ed essere ancora mandata a farsi maciullare dalle artiglierie pesanti, proprio come i loro trisavoli nel più sanguinoso conflitto che l’Europa ricordi (1914-18)?

Ebbene, ieri con assoluta tranquillità e freddezza il presidente della République, Emmanuel Macron, ha annunciato che l’addestramento dei piloti ucraini che - detto per inciso - già impiegano una mezza dozzina di aeroplani francesi (Mirage 2000) dovrebbe iniziare nei prossimi mesi per poi arrivare ad essere operativi sui Rafale nel 2028-29. Un bel programma che preclude ad uno scenario di guerra infinita, una nuova Guerra dei trent’anni - il devastante conflitto combattuto nell'Europa centrale tra il 1618 e il 1648, che causò milioni di morti tra battaglie, carestie ed epidemie – questa volta toccherà agli ucraini contro i russi; purtroppo non ci sono soltanto spade e archibugi nella faretra dei belligeranti, ma ben altro, soprattutto negli arsenali di una delle parti.

Questa sorta di accanimento del governo francese, sostenuto da un presidente allo scadere del suo secondo quinquennio e, quindi, non più ricandidabile, diventa un fattore destabilizzante per la ragione che, contro ogni logica strategica, si vorrebbe far continuare una guerra che tutti sanno perfettamente che non potrà mai essere vinta da nessuno dei due contendenti per ragioni di immediata percezione: la Russia non è più in grado di spingere la sua offensiva oltre ai territori che ha già occupato e l’Ucraina non è in grado di scacciare dai territori occupati i Russi. Questo è il dato che emerge lucidamente dall’analisi della situazione sui campi di battaglia. Fingere di non sapere come stanno realmente le cose, cancellare ogni possibilità negoziale e mortificare la diplomazia mondiale diventa un fatto che definire demenziale sembra davvero riduttivo.

Far proseguire all’infinito un conflitto irrisolvibile per ragioni storiche e culturali le cui radici affondano nei secoli scorsi, diventa una sorta d’insulto alla capacità di intellegere di qualsiasi essere raziocinante. La forza delle armi deve essere fermata, ora, subito; non è possibile continuare una guerra che porterà al coinvolgimento diretto dell’Europa, come peraltro preannuncia lo stesso Macron, che non ha avuto nessun sussulto di vergogna, pronunciando parole devastanti come «bisogna essere pronti a versare il sangue»; ma il sangue di chi, Macron? Significa che è già pronto con l’elmetto ben calcato in testa e la baionetta innestata, è davvero così?

Dopo il vertice di Ankara, che è servito solo a spremere ulteriormente i bilanci dei 32 (meno gli Usa) Paesi dell’Alleanza Atlantica, culminati col dono della pistola ad personam con tanto di munizionamento e pronta a sparare, si tenta di far passare per normale un atteggiamento che normale non è affatto; si sta mortificando il concetto stesso di pace, oscurando gli strumenti propri della pace: la visione della storia ispirata al cattolicesimo e di cui Leone XIV è autorevolissimo fautore e determinato nell’affermarla e la Diplomazia con la di maiuscola, ridotta al silenzio sostanziale e relegata in soffitta.

In considerazione che gli organi politici che rappresentano noi cittadini europei sono - nella migliore delle ipotesi - assenti, o, peggio, sostenitori del proseguimento della guerra, occorre promuovere una riflessione collettiva sul ruolo che noi liberi cittadini dell’Unione europea, singolarmente o tramite le libere associazioni, possiamo ancora svolgere nella ricerca di una via che possa contribuire a far prevalere la pace quale unica soluzione possibile. La terra della vecchia Europa è stanca di bere il sangue dei propri figli. Non permettiamo possa ancora accadere.

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