New York è il primo Stato Usa a imporre una sospensione alla costruzione di nuovi data center

New York è diventato il primo Stato americano a bloccare la costruzione di nuovi grandi data center, imponendo una moratoria di un anno. Anche in America crescono infatti le preoccupazioni riguardo al fatto che le strutture che alimentano il boom dell’intelligenza artificiale stiano facendo aumentare i costi dell’energia, mettendo a dura prova le risorse idriche e gravando sulle comunità locali. La moratoria pone New York in prima linea in un crescente dibattito nazionale su come gestire le infrastrutture necessarie a supportare l’IA, un dibattito che vede ora questo Stato schierato anche contro i desiderata del presidente Usa Donald Trump. La notizia della sospensione l’ha data la governatrice di New York, Kathy Hochul, sulla piattaforma X, poi l’ha ripresa il Financial Times e poi sempre sulla piattaforma social Hochul si è lanciata in un botta e risposta con Trump, che giudica i data center «macchine da soldi» su cui spingere, dicendo che «i newyorkesi meritano più degli avanzi».
Il fatto è che mentre le aziende tecnologiche si affrettano a costruire nuovi data center, parlamentari e autorità di regolamentazione in decine di Stati stanno valutando misure per limitarne l’impatto sulle reti elettriche, sulle bollette e sulle comunità locali. «Poiché lo sviluppo dei data center minaccia di far lievitare le bollette, esaurire le nostre risorse naturali e creare incertezza per i newyorkesi, è mia responsabilità agire e dare l'esempio», ha dichiarato la governatrice di New York, Kathy Hochul, aggiungendo che si impegnerà a promuovere una legge per abrogare le esenzioni dall'imposta sulle vendite per i grandi data center.
Il divieto di costruzione si applicherà ai data center che utilizzano 50 MW o più di energia. E un tipico data center di grandi dimensioni ha una potenza di almeno 100 MW. Durante la moratoria, il dipartimento per la Conservazione ambientale dello Stato di New York non rilascerà permessi discrezionali non già considerati completi. Hochul ha invece incaricato i funzionari statali di sviluppare una Dichiarazione di impatto ambientale per garantire che i nuovi data center in fase di attivazione rispettino «standard coerenti» e di esaminare i potenziali impatti ambientali della costruzione e del funzionamento dei data center nello Stato. Secondo quanto dichiarato dall'ufficio di Hochul, una volta che lo Stato avrà finalizzato gli standard, il divieto verrà revocato.
Il dipartimento per la conservazione dell'Ambiente manterrà inoltre in sospeso tutte le domande di permessi che non siano già state formalmente dichiarate complete prima dell'entrata in vigore della direttiva. Tale blocco resterà attivo in attesa che il dipartimento della Funzione pubblica avvii un processo di revisione per redigere una dichiarazione di impatto ambientale sulle infrastrutture. Il rapporto dovrà misurare l'effettivo consumo di energia e di acqua, la qualità dell’aria, l’inquinamento acustico e i potenziali impatti sproporzionati sulle comunità più vulnerabili. Le infrastrutture adibite a ricerca accademica, manifattura, assistenza medica e istruzione sono tuttavia esentate dalla direttiva. Parimenti, per evitare che i costi di estensione della rete elettrica gravino sulle bollette dei contribuenti, l’ordine esecutivo incarica il dipartimento della Funzione pubblica di valutare l’istituzione del New York grid acceleration fund. Tale meccanismo potrebbe obbligare gli sviluppatori a versare contributi per finanziare il potenziamento della rete, supportare l’acquisto di energia pulita e istituire un fondo assicurativo contro il rischio di “stranded assets” (beni incagliati) in caso di ritardi o cancellazione dei progetti.
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