Ue e Groenlandia stringono un’alleanza strategica: da Bruxelles 200 milioni di euro di investimenti per Nuuk

Nei documenti firmati non ci sono riferimenti diretti a Trump e alle sue mire espansionistiche, ovviamente, ma tutta l’iniziativa è proprio in chiave anti-tycoon. L’Unione europea, la Groenlandia e la Danimarca hanno formalizzato a Nuuk un passaggio storico nelle loro relazioni bilaterali. I vertici istituzionali dei tre soggetti hanno firmato una dichiarazione congiunta che sigilla una cooperazione economica e politica rinnovata, intesa come una «scelta chiara espressa dalla Groenlandia di rafforzare i legami con l’Unione europea, in linea con i vostri valori, la vostra libertà e i vostri interessi». Al contempo, il documento sancisce, come sottolineato dalla stessa Ursula von der Leyen a Nuuk per la firma, «un interesse molto forte dell’Europa nel fare a sua volta una scelta: quella di essere più presente e più impegnata in Groenlandia e nell’Artico». E, sebbene abbiamo appena detto che non ci sono riferimenti diretti al presidente Usa, di diretti ce ne sono in abbondanza, a cominciare da quello che definisce la portata diplomatica dell’intesa e in cui si riafferma il principio, sottolineato sempre dalla presidente della Commissione Ue, secondo cui «decidere il futuro della Groenlandia spetta al popolo della Groenlandia e della Danimarca, e a nessun altro».
Nella dichiarazione congiunta, tra l’altro, Ue da un lato e governo di Groenlandia e di Danimarca dall’altro dichiarano la loro intenzione di «proseguire, ampliare e rafforzare ulteriormente le relazioni e la cooperazione in settori di reciproco interesse», tra cui quello dell’istruzione, dello «sviluppo e costruzione di infrastrutture, tra cui, tra l’altro, porti, aeroporti, alloggi, nonché strutture per i servizi pubblici, l’istruzione e l’assistenza», quello della «governance degli oceani ed economia blu, compreso l’uso sostenibile, la gestione e la conservazione dell’ambiente marino e delle sue risorse, in particolare la pesca, attraverso la cooperazione bilaterale e multilaterale», quello delle «risorse naturali, compreso lo sviluppo sostenibile e responsabile delle catene del valore delle materie prime, strutturate secondo elevati standard ambientali, sociali e di governance e che contribuiscano alla cooperazione industriale, alla creazione di valore a lungo termine e alla sicurezza delle catene di approvvigionamento» e quello riguardante «produzione e tecnologie energetiche sicure, sostenibili e a basse emissioni di carbonio, nonché sicurezza energetica, compreso lo sviluppo di soluzioni per la produzione, lo stoccaggio, la distribuzione e l’uso di energia sicura e sostenibile»
Ovviamente, l’intesa non è priva di impegni sul piano finanziario e operativo, e infatti la Commissione europea ha contestualmente varato un pacchetto di partenariato da 200 milioni di euro per il biennio corrente. Questo investimento massiccio poggia essenzialmente su tre pilastri strategici: le connessioni digitali, le energie pulite e le materie prime critiche. Nel campo delle infrastrutture digitali, l’iniziativa si traduce nel potenziamento delle capacità satellitari affinché «i risultati siano avvertiti già da domani dalle comunità del nord della Groenlandia che avranno un accesso a Internet migliore e più rapido». Sotto il profilo energetico, l’Ue sosterrà la realizzazione di centrali idroelettriche per rafforzare la sicurezza energetica locale e favorire l’indipendenza tramite «un approvvigionamento energetico interno».
E se è risaputo che Trump avesse messo gli occhi sulla Groenlandia per le sue riserve del sottosuolo, l’intesa siglata dall’Ue presenta un rilievo cruciale nel settore delle risorse minerarie strategiche: nei documenti firmati si legge infatti che l’obiettivo è quello di arrivare allo «sviluppo sostenibile e responsabile delle catene del valore delle materie prime strutturate attorno a elevati standard ambientali, sociali e di governance». Tra le iniziative primarie spiccano i finanziamenti destinati al progetto del molibdeno a Malmbjerg e a quello della grafite ad Amitsoq.
Come sottolineato a margine dei colloqui e come evidenziato dalla stessa Ursula von der Leyen, l’obiettivo condiviso è fare in modo che tali risorse «vengano utilizzate per creare valore, posti di lavoro e crescita nel Paese», garantendo un impatto economico diretto sul territorio e consolidando le filiere industriali europee. La presidente della Commissione Ue ha ricordato che «l’Artico è diventato uno dei luoghi in cui le placche tettoniche della geopolitica si scontrano»: «Abbiamo quindi un interesse diretto in ciò che accade in questa regione, ed è per questo che stiamo elaborando una nuova strategia dell’Ue per l’Artico, che sarà presentata questo autunno. Tale strategia definirà la nostra visione per l’Artico e per un partenariato più solido con i paesi vicini dell’Europa settentrionale».
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