Ex Ilva, autunno di fuoco: ecco tutte le scadenze chiave tra offerte d’acquisto e nodi legali

Si preannuncia un autunno decisivo per il destino dell’ex Ilva (Acciaierie d’Italia). Nelle prossime settimane si incroceranno scadenze industriali e tappe giudiziarie cruciali, dalle quali dipenderà non solo la sopravvivenza dei complessi aziendali, ma anche il futuro occupazionale di migliaia di lavoratori e l’assetto della siderurgia italiana. I fari sono puntati principalmente tra la fine di settembre e la fine di ottobre 2026. Di seguito, la mappa completa di tutti gli appuntamenti da monitorare.
La prima data da segnare sul calendario è una novità emersa nelle ultime ore. Il 30 settembre 2026 si terrà l’udienza lampo davanti alla Corte d’Appello di Milano. I giudici milanesi dovranno esprimersi sul nuovo ricorso d’urgenza presentato dai commissari straordinari. L’obiettivo della struttura commissariale è ottenere una sospensiva per congelare l’ordine di spegnimento dell’area a caldo di Taranto, aggirando il primo rifiuto incassato l’11 settembre.
Sul fronte del mercato e del rilancio industriale, il giorno della verità è fissato per il 15 ottobre 2026. Questa è la scadenza ultima per la presentazione delle offerte vincolanti da parte dei player internazionali interessati all’acquisizione dei complessi aziendali dell’ex Ilva. Da questa data si capirà quali e quanti gruppi industriali formalizzeranno l’interesse a rilevare i siti produttivi.
Pochi giorni dopo le offerte, il 20 ottobre 2026, il focus tornerà nelle aule di giustizia con l’udienza in Corte di Cassazione. La Suprema Corte esaminerà il ricorso straordinario dei commissari contro il provvedimento di chiusura dell’area a caldo. Fino a questa data rimangono congelati sia il decreto governativo sugli ammortizzatori sociali sia le procedure di licenziamento che minacciano circa 2.500 lavoratori dell’indotto.
Senza un intervento favorevole da parte dei giudici di Milano (il 30 settembre) o della Cassazione (il 20 ottobre), il 28 ottobre 2026 resta il termine perentorio per lo spegnimento dell’area a caldo, così come stabilito dalla precedente sentenza della Corte d’Appello milanese. Una scadenza che i Commissari e il Governo stanno cercando in ogni modo di scongiurare per evitare la paralisi produttiva dello stabilimento ionico.
Proprio l’incrocio ravvicinato di questi appuntamenti fa emergere un evidente paradosso temporale. Se il 15 ottobre scade il termine ultimo per la presentazione delle offerte d’acquisto, ma solo cinque giorni dopo - il 20 ottobre - è previsto il pronunciamento decisivo della Cassazione sull’area a caldo, lo scenario rischia di farsi monco. Appare infatti logico ipotizzare che la data per la presentazione delle offerte debba slittare. Difficilmente i gruppi industriali interessati accetteranno di formalizzare le proprie proposte economiche vincolanti al buio, senza prima conoscere il verdetto definitivo del Tribunale sul cuore produttivo di Taranto.
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