Un prompt AI può essere protetto? La risposta dipende dal lavoro umano

24 Maggio 2026 - 12:03
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Un prompt AI può essere protetto? La risposta dipende dal lavoro umano

Usare l’intelligenza artificiale per creare un testo, un’immagine o un contenuto audiovisivo non basta, da solo, a far perdere protezione a un’opera. Allo stesso tempo, però, non basta scrivere un prompt lungo o molto dettagliato per trasformare automaticamente il risultato in un’opera dell’ingegno. Il punto è capire se dietro quel comando dato alla macchina ci sia davvero una scelta creativa umana, cioè un contributo che possa essere riconosciuto, ricostruito e attribuito a una persona.

È qui che entra in gioco il diritto d’autore. La legge 132/2025 ha modificato l’articolo 1 della legge 633/1941 e ha chiarito che possono essere protette anche le opere "create con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, purché costituenti risultato del lavoro intellettuale dell’autore". In sostanza, l’AI può aiutare l’autore, ma non può sostituirlo: per avere tutela deve esserci un contributo creativo umano.

NON BASTA SCRIVERE

Come riportato dal Sole 24 Ore, nel corso del confronto emerso durante "Talk to the future", organizzato dall’Ordine degli avvocati di Milano, il punto decisivo non è la forma esterna del prompt. Lucia Maggi, avvocata del Foro di Milano, ha spiegato che "la differenza fra un’opera dell’ingegno umano e una che non lo è si trova nel comando che l’artista dà al software: non importa quanto sia lungo o articolato, ciò che conta è il ragionamento creativo. Lì sussiste la tutela del prompt".

Il passaggio è importante perché evita un equivoco abbastanza diffuso. Il prompt non diventa tutelabile perché contiene molte parole, perché usa una formula sofisticata o perché produce un risultato esteticamente convincente. Può diventare rilevante quando mostra un percorso: l’idea di partenza, le scelte compiute, il modo in cui l’autore ha guidato il sistema e la direzione impressa al risultato finale.

Da questo punto di vista, il prompt può essere letto quasi come una traccia del processo creativo. Non necessariamente l’opera in sé, non sempre un elemento autonomo da proteggere, ma un indizio del lavoro umano che ha portato alla generazione del contenuto. Ed è proprio questo lavoro umano a fare la differenza tra AI usata come supporto e AI usata come sostituto.

IL RUOLO DELL’AUTORE

La distinzione più utile resta quella tra uso assistivo e uso sostitutivo dell’intelligenza artificiale. Se l’AI aiuta l’autore a realizzare una propria idea, la tutela può avere spazio. Se invece il sistema genera il risultato senza un reale intervento creativo della persona, diventa molto più difficile parlare di opera dell’ingegno umano.

In questa prospettiva torna utile anche il precedente della Cassazione del 2023 sul caso dell’architetta Chiara Biancheri, autrice di un fiore digitale usato senza autorizzazione dalla Rai durante il Festival di Sanremo. La difesa dell’emittente aveva puntato anche sul fatto che l’opera non fosse stata realizzata a mano, ma la Corte ha riconosciuto la tutela valorizzando la possibilità di dimostrare il processo creativo dell’artista.

Il principio, applicato all’AI, è abbastanza chiaro: non è lo strumento a decidere se un’opera può essere protetta. Conta il ruolo della persona. Un prompt può restare una semplice istruzione tecnica oppure diventare parte di un percorso creativo documentabile. La differenza sta nella possibilità di mostrare che dietro il risultato non c’è solo una generazione automatica, ma un lavoro intellettuale umano.


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