Un’arma a doppio taglio chiamata Gnl: perché i maxi-profitti di oggi rischiano di travolgere l’industria energetica

22 Luglio 2026 - 23:05
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Un’arma a doppio taglio chiamata Gnl: perché i maxi-profitti di oggi rischiano di travolgere l’industria energetica

Il mercato globale del gas naturale liquefatto (Gnl) è stato travolto da una drammatica volatilità dei prezzi, alimentata da un groviglio di conflitti geopolitici, shock pandemici ed eventi climatici estremi. Lo segnala in un nuovo studio l’Institute for energy economics and financial analysis (Ieefa), sottolineando tra l’altro che la recente escalation nel Golfo Persico, con l’interruzione delle esportazioni del Qatar dovuta ad attacchi e al blocco dello Stretto di Hormuz, ha fatto schizzare i prezzi asiatici oltre i 19 dollari per MMBtu (milione di British Thermal Unit, l’unità di misura dell’energia utilizzata principalmente nel mercato internazionale del gas naturale). Questo scenario, evidenziano gli esperti, ha gettato i Paesi fortemente dipendenti dall’import del gas e soprattutto quelli emergenti in una grave crisi fiscale ed energetica: governi e imprese si sono ritrovati impantanati in aste internazionali al rialzo per accaparrarsi forniture scarse, subendo un aumento dell’inflazione, un deprezzamento valutario e tagli alla crescita economica. In questa fase di caos, l’industria del Gnl e i trader finanziari hanno ottenuto enormi profitti, sfruttando i picchi di prezzo e le discrepanze regionali. Bene per loro, ma male per molti altri. Anzi, alla lunga il Gnl rappresenta un'arma a doppio taglio, pericolosa anche per loro.

Già, perché come spiegano gli autori del report Ieefa, questi profitti da capogiro di industria fossile e speculatori finanziari accumulati nel breve termine nascondono insidie strutturali a lungo termine per il settore del gas. La costante imprevedibilità dei costi sta spingendo gli acquirenti strategici a rivedere i propri piani energetici. Paesi chiave come la Cina — storicamente il motore principale della crescita della domanda globale — oltre a Pakistan, Vietnam e Filippine, hanno ridotto le importazioni e ridimensionato la realizzazione di nuove infrastrutture per il Gnl. L’instabilità cronica sta distruggendo la fiducia nella retorica del gas come combustibile ponte affidabile ed economico, spingendo le nazioni importatrici verso una strutturale «distruzione della domanda» che minaccia anche le prospettive di crescita futura dei colossi energetici.

La situazione per il mercato energetico globale, segnalano gli esperti della Ieefa, rischia di aggravarsi nei prossimi cinque anni con l’entrata in funzione di un’imponente ondata di nuovi impianti di esportazione in Stati Uniti, Messico, Australia, Nigeria e Canada. Se la capacità di offerta complessiva aumenterà sensibilmente mentre la domanda nei mercati asiatici continuerà a contrarsi, viene spiegato, il mercato passerà rapidamente da una scarsità con prezzi alle stelle a un surplus strutturale. La sovrapposizione tra una sovraccapacità produttiva e un disinteresse diffuso dei clienti potrebbe trasformare le laute remunerazioni attuali in gravi perdite operative, lasciando i produttori con asset svalutati e un eccesso di offerta che sarà difficile da assorbire.

A complicare ulteriormente le prospettive dell’industria del Gnl – e dei Paesi che ancora continuano ad affidarsi a questo combustibile fossile – si aggiunge la rapida avanzata della rivoluzione elettrotecnica e le crescenti tensioni geopolitiche internazionali, formalmente confermate anche dalle istituzioni di settore.

Non a caso nel suo recente intervento ufficiale sui mercati energetici, il direttore esecutivo dell’International energy agency (Iea), Fatih Birol, ha rimarcato che «l'escalation delle ostilità che colpiscono lo Stretto di Hormuz e le infrastrutture energetiche della regione aumenta le preoccupazioni per la sicurezza dell'approvvigionamento e l'incertezza sulle prospettive di mercato». Nello stesso intervento, Birol ha avvertito che «non c'è spazio per l'autocompiacimento sulla sicurezza energetica» e che «ulteriori ritardi nel ripristino delle esportazioni dal Golfo rischiano di mantenere i mercati tesi più a lungo». In questo contesto, la Iea ribadisce con forza che «una risoluzione del conflitto in corso che includa la riapertura completa e incondizionata dello Stretto di Hormuz sarà essenziale per evitare un ulteriore deterioramento della sicurezza energetica globale».

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