Vannacci e l’ascia bipenne, l’esperto: “Caporetto, la collanina, i meloni: ecco cosa ci dicono i simboli del Generale”

20 Luglio 2026 - 17:35
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Vannacci e l’ascia bipenne, l’esperto: “Caporetto, la collanina, i meloni: ecco cosa ci dicono i simboli del Generale”

Vannacci, il generale dei simboli: dalla collanina a Caporetto, la costruzione di un’identità politica. L’analisi

La collanina con l’ascia bipenne è ricomparsa. Roberto Vannacci l’ha indossata nel video pubblicato ieri suoi suoi social, e agli occhi dei più attenti non sarà certamente sfuggita. Già lo scorso anno, del resto, il ciondolo aveva acceso polemiche, complice il suo significato politico.

L’ascia bipenne, o labrys, è infatti un simbolo dalle origini antiche, presente nella cultura classica e in quella nordica, ma nel Novecento è stata anche adottata da Ordine Nuovo, il movimento fondato da Pino Rauti e Clemente Graziani e sciolto nel 1973 con l’accusa di ricostituzione del partito fascista. Un legame all’epoca smentito dal Generale – allora in quota Lega – che invece sottolineò come il ciondolo non nascondesse altro che un ricordo della madre, dalla quale l’aveva ricevuto in dono. Difficile dire se sia davvero così, ma ciò che sappiamo per certo è che ogni simbolo possiede sempre dei significati in base a chi lo vede e lo interpreta, restando inevitabilmente aperto a letture differenti.

“Vannacci gioca molto sulla strategia dell’ambiguità. Quando gli viene fatta notare una cosa, tira fuori una controtesi: in questo caso, il regalo da parte della mamma, che è un appiglio giustificativo. Questa controtesi parla contemporaneamente a due pubblici: quello più radicale, che vede quel simbolo, ci si riconosce, ed è felice; e quello più vasto, a cui ovviamente mira, che lo legge come un simbolo personale, di forza, di coraggio, non necessariamente neofascista, ma come parte della sua identità personale”, spiega ad Affaritaliani Luigi Di Gregorio, politologo e docente di Comunicazione politica.

Vannacci e l’ascia bipenne, l’esperto: “Caporetto, la collanina, i meloni: ecco cosa ci dicono i simboli del Generale”

Il punto, però, non è tanto stabilire se quel simbolo abbia un unico significato, quanto comprendere la logica comunicativa nella quale si inserisce: “In generale, la scorciatoia cognitiva dell’elettore è il corpo del leader, più che il simbolo. Postura, linguaggio, modo di vestire sono centrali: diventano un pezzo dell’identità politica che la rende conoscibile. In quel video di simboli ce ne sono tanti: i richiami a Caporetto, agli Arditi, e poi i meloni. Riferimenti, questi, che suonano più come un attacco a Fratelli d’Italia che alla Lega. È come se Vannacci desse per certo che la stagione di quel partito è già morta. Sta mirando a colpire qualcosa di più grande”, spiega il docente.

La forza del personaggio, secondo Di Gregorio, deriva anche dalla biografia che Vannacci porta con sé. “Lui ha dei vantaggi biografici enormi. Essere un Generale implica forza, coraggio, decisionismo, ordine, virilità. Lui parla soprattutto agli uomini con valori conservatori. Attraverso il linguaggio, l’abbigliamento e il modo di porsi comunica: ‘Capisco quello che provi e quello che senti, interpreto i tuoi disagi, sono meglio di te, quindi fidati’. Questo è il messaggio che lancia”, spiega l’esperto. Anche il modo in cui affronta le polemiche segue uno schema preciso: “Quando gli viene posta una domanda particolarmente critica tende ad aggirarla: è un modo per buttare la palla in calcio d’angolo, ma anche per mandare un messaggio al proprio pubblico. Spesso smonta l’interlocutore anche attraverso controdomande”.

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Ma a chi guarda, esattamente, Vannacci? Qual è il bacino elettorale a cui punta Futuro Nazionale? “Dai sondaggi emerge che più di un terzo del suo consenso, stando almeno ai risultati delle ultime elezioni europee, proviene dall’astensione. È un elettorato di protesta che ha bisogno di un nuovo simbolo capace di incarnare le proprie insoddisfazioni. Si tratta quindi di un target prevalentemente maschile. L’età di questo elettorato è abbastanza trasversale, anche se tendenzialmente è più anziano. Dal punto di vista economico, Vannacci si rivolge soprattutto all’elettore di un ceto-medio o medio-alto, che vive nei piccoli comuni, in particolare nel Centro-Nord, nell’area della destra radicale, dove è più forte il senso di insicurezza, sia economica sia legato all’immigrazione”, spiega Di Gregorio.

Una percezione che, sottolinea, non coincide necessariamente con la realtà. “Nei piccoli comuni, molto spesso, l’immigrazione nemmeno c’è. Però l’impressione è tutta mediatica: passa l’idea dell’invasione e dell’associazione tra immigrazione e criminalità. C’è un evidente bias percettivo. È lo stesso meccanismo che abbiamo visto con la Brexit: la campagna sull’immigrazione prese più voti proprio nelle aree dove gli immigrati erano meno presenti”.

Il voto del 2027

Quanto alle strategie in vista del 2027, la scelta di restare fuori dalle coalizioni potrebbe rivelarsi, per il politologo, conveniente: “Al momento gli conviene stare fuori e presentarsi come la destra autentica. C’è una sovraofferta identitaria: lui può alzare continuamente l’asticella perché sta all’opposizione e questo probabilmente lo farà crescere ancora. Dobbiamo guardare anche a quello che succede all’estero. In Germania l’estrema destra è il primo partito; ma anche in Francia esiste un vento molto forte di estrema destra.

Meloni, per bloccarlo, all’inizio ha scelto la strategia più efficace: quella del tradimento. Il messaggio è stato: ‘Stai lavorando per gli altri’. È una scelta intelligente perché evita di entrare sui temi, dove lui probabilmente sarebbe più forte. Nell’elettorato conservatore, non solo italiano, i temi della lealtà e del tradimento sono molto sentiti. Il messaggio è: ‘se vai da solo e per colpa tua perdiamo, l’elettorato non te lo perdona’”.

Quanto agli sviluppi futuri, per Di Gregorio il quadro resta aperto: “Molto dipenderà dalla legge elettorale. Se dovesse essere approvata una riforma che allarga il peso delle coalizioni, lui diventerebbe un attore importante. Ma sbagliamo se pensiamo che dipenda tutto da Meloni. Dipende anche da Vannacci. Può scegliere di restare fuori perché andando da solo potrebbe prendere più voti e ottenere maggiore visibilità. Ma se il centrodestra dovesse perdere proprio a causa dei suoi voti, allora quella scelta potrebbe trasformarsi in un problema politico anche per lui”, conclude.

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