Vendemmia 2026, caldo e siccità cambiano le regole: le nuove sfide per i produttori italiani
La vendemmia 2026 racconta una viticoltura chiamata a confrontarsi con condizioni climatiche sempre più impegnative.
Temperature elevate, precipitazioni scarse e maturazioni accelerate hanno spinto molte aziende italiane a modificare tempi e modalità di raccolta, ripensando anche l’organizzazione del lavoro in cantina.
La sfida non consiste soltanto nel decidere quando vendemmiare.
Per ottenere uve adatte al vino che si vuole produrre occorre intervenire lungo tutto il ciclo produttivo: dalla gestione del terreno e della vegetazione alla disponibilità d’acqua, dalla selezione dei grappoli al controllo delle temperature durante la vinificazione.
Le esperienze raccolte in diverse regioni mostrano una situazione articolata, nella quale il caldo e la siccità non producono ovunque gli stessi effetti.
A fare la differenza sono il vitigno, il terreno, le piogge dei mesi precedenti, le infrastrutture disponibili e la capacità delle aziende di organizzare tempestivamente gli interventi.
Caldo e siccità, la vendemmia comincia prima della raccolta
Una parte decisiva del risultato si costruisce in vigneto, attraverso la gestione della chioma e del suolo. Sfogliatura, cimatura e diradamento devono essere calibrati con attenzione: una vegetazione troppo fitta ostacola l’aerazione dei grappoli e può favorire le malattie fungine, mentre un’esposizione eccessiva al sole aumenta il rischio di scottature e surriscaldamento degli acini.
Anche l’inerbimento richiede valutazioni precise. Nei periodi asciutti, la vegetazione spontanea può entrare in competizione con le viti per l’acqua disponibile. Non esiste, però, una ricetta valida per tutti: gli interventi devono essere adattati alle caratteristiche del terreno, alla vigoria delle piante, al vitigno e all’andamento meteorologico.
Il caldo, inoltre, può accelerare l’accumulo degli zuccheri e ridurre l’acidità senza garantire che tutte le componenti dell’uva raggiungano contemporaneamente il livello di maturazione desiderato. Anticipare troppo la raccolta può penalizzare, per esempio, la maturazione dei tannini nei vini rossi; aspettare più a lungo, al contrario, può portare a concentrazioni zuccherine elevate e a un’ulteriore perdita di acidità.
Per le uve destinate alle basi spumante, invece, conservare un buon equilibrio tra zuccheri e acidi può rendere necessario raccogliere prima. La vendemmia diventa così una decisione sempre più legata alla destinazione enologica delle singole partite.
Dall’Oltrepò Pavese al Piemonte, calendari sempre più complessi
Nell’Oltrepò Pavese, La Genisia ha avviato la vendemmia il 4 agosto, completando in dieci giorni il conferimento delle uve destinate alla spumantizzazione. L’enologo Simone Fiori ha riferito di basi con livelli soddisfacenti di acidità e grado alcolico, mentre le varietà rosse hanno risentito maggiormente delle temperature estive, con grappoli più leggeri e una produzione inferiore.
Il caso evidenzia come, anche all’interno della stessa azienda, le diverse varietà richiedano strategie specifiche. La concentrazione delle maturazioni in periodi ravvicinati complica inoltre la gestione di personale, trasporti e conferimenti, soprattutto nelle cooperative che devono coordinare le uve provenienti da numerosi soci.
A Rauscedo, in Friuli-Venezia Giulia, Flavio Geretto ha sottolineato il valore delle vendemmie a chiamata, che permettono di programmare gli arrivi e distinguere le singole partite in base alle esigenze produttive.
Non sempre, tuttavia, un inizio anticipato significa una raccolta più breve. Ai Poderi Luigi Einaudi, in Piemonte, le operazioni sono cominciate il 25 agosto con il Dolcetto e si sono concluse il 4 ottobre con gli ultimi Nebbioli destinati al Barolo.
Nelle prime settimane il caldo ha imposto di lavorare nelle ore più fresche. Zvonimir Jurkovic, responsabile delle vinificazioni, ha spiegato che il controllo termico è proseguito in cantina, anche attraverso l’impiego di ghiaccio secco per raffreddare le uve e limitare il contatto con l’ossigeno.
In Valtènesi, Mattia Vezzola di Costaripa ha invece organizzato la raccolta di Groppello Gentile, Marzemino, Sangiovese e Barbera dalle 5.30 alle 13, evitando le ore più calde. Per i 18 ettari di Pinot Nero e Chardonnay sono stati impiegati 42 vendemmiatori nella selezione manuale dei grappoli.
Irrigazione e risorse economiche, non tutte le aziende partono alla pari
Affrontare il caldo richiede attrezzature, energia, disponibilità idrica e personale preparato. Raffreddare le uve, irrigare nei momenti critici e organizzare raccolte manuali selettive comporta costi che incidono sui bilanci aziendali. La capacità di reagire alle condizioni climatiche dipende quindi anche dalle risorse economiche e dalle infrastrutture disponibili.
In Friuli-Venezia Giulia, Roberto Pighin ha descritto una delle siccità più marcate degli ultimi anni, con la vendemmia conclusa entro agosto. La presenza di impianti irrigui sull’intera superficie aziendale ha contribuito a mantenere la produzione in linea con quella precedente.
La situazione è diversa nei territori in cui l’irrigazione è limitata dalla conformazione del suolo, dalla mancanza di infrastrutture o dalla disponibilità effettiva dell’acqua.
Conta anche quanto il terreno è riuscito ad accumulare nei mesi precedenti. Alberto Cordero di Montezemolo, in Piemonte, ha attribuito alle piogge invernali e primaverili la buona risposta dei vigneti alle alte temperature, con rese in alcuni casi superiori alle attese.
A Caiarossa, in Toscana, Francesco Villa ha descritto una stagione caratterizzata da mesi piovosi alternati a periodi asciutti. Le precipitazioni hanno consentito di ricostituire inizialmente le riserve idriche del suolo, prima di un’estate con punte di 39 gradi. La raccolta, iniziata ad agosto e proseguita fino alla fine di settembre, ha registrato rese leggermente inferiori alla media.
Dalla grandine all’appassimento, ogni vigneto ha esigenze diverse
Le differenze possono emergere anche tra appezzamenti della stessa azienda. In Veneto, Andrea Affili, enologo di Conte Collalto, ha affiancato all’irrigazione di soccorso il monitoraggio delle singole parcelle, scegliendo di vinificare separatamente le uve.
In Franciacorta, Eleonora Bianchi di Terre d’Aenor ha dovuto fare i conti anche con episodi di grandine che hanno ridotto i volumi in alcuni vigneti. La gestione della chioma e l’osservazione delle maturazioni hanno permesso di affrontare le differenze tra gli appezzamenti senza applicare un’unica strategia all’intera superficie aziendale.
Anche la destinazione finale delle uve cambia le priorità. Giancarlo Tommasi ha posto l’accento sulla sanità e sull’integrità dei grappoli destinati all’appassimento per l’Amarone: una selezione particolarmente importante perché le uve devono conservarsi durante una fase di lavorazione prolungata dopo la raccolta.
Eppure, nonostante le difficoltà climatiche, il calo produttivo non è stato generalizzato. Diesel Farm ha raccolto quantità superiori a quelle degli anni precedenti nonostante la siccità. Nel Cirotano, Paolo Librandi ha descritto un’annata complessivamente favorevole grazie alle piogge autunnali e invernali, sebbene il caldo della seconda metà di agosto abbia ridotto il peso delle uve nelle zone collinari e argillose, soprattutto per alcune varietà rosse.
La qualità dei vini si giudicherà in cantina
I primi riscontri delle vinificazioni confermano un quadro diversificato. In Piemonte, Sara Vezza di Josetta Saffirio ha segnalato concentrazioni di antociani non particolarmente elevate nei mosti analizzati: un elemento che, insieme agli altri parametri, potrebbe indicare vini meno orientati alla potenza e alla struttura.
Sull’Etna, Antonio e Salvino Benanti hanno invece osservato maturazioni anticipate e concentrazioni zuccherine superiori a quelle della precedente annata, seguite da condizioni più favorevoli grazie alle piogge di settembre.
Per arrivare a un giudizio definitivo, però, sarà necessario attendere il completamento delle vinificazioni e degli eventuali affinamenti. I dati raccolti durante la vendemmia raccontano già una trasformazione del lavoro in vigna e in cantina, ma non bastano da soli a stabilire il risultato finale nel bicchiere.
La vendemmia 2026 conferma così una tendenza: produrre vino richiede una capacità crescente di adattamento, fatta di osservazione quotidiana, decisioni tempestive e investimenti mirati. Il clima impone nuove difficoltà, ma le conseguenze non sono uguali per tutti. A determinare la risposta delle aziende sono anche il territorio, la disponibilità d’acqua, l’organizzazione e la possibilità di sostenere i costi necessari per proteggere la qualità delle uve.
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