Vene varicose: scopri perché si formano, quali sono i sintomi, come prevenirle e quali trattamenti sono oggi disponibili per contrastarle.
In estate, quando gonne, abiti e shorts lasciano le gambe più scoperte, l’attenzione si concentra spesso anche sull’aspetto della pelle e sulla visibilità delle vene. Le vene varicose, però, non sono soltanto una questione estetica: possono essere il risultato di un’alterazione della circolazione venosa e, in alcuni casi, accompagnarsi a disturbi più o meno evidenti.
Si tratta di vene superficiali che diventano progressivamente dilatate, tortuose e visibili sotto la pelle. Il fenomeno è legato al funzionamento delle valvole venose, piccole strutture che aiutano il sangue a risalire dalle gambe verso il cuore contrastando la forza di gravità. Quando le valvole diventano meno efficienti, una parte del sangue può ristagnare negli arti inferiori, aumentando la pressione all’interno dei vasi e favorendone la dilatazione. Le vene varicose non vanno confuse con i cosiddetti capillari o vene a ragnatela, che sono più piccoli e superficiali e si presentano generalmente come sottili ramificazioni rosse, blu o violacee. Le due condizioni possono comunque comparire contemporaneamente.
Perché si formano le vene varicose
La formazione delle vene varicose dipende da una combinazione di fattori. L’età è uno dei principali: con il passare del tempo, le pareti delle vene possono perdere elasticità e le valvole diventare meno efficienti. Anche la familiarità ha un ruolo importante, perché la predisposizione genetica può aumentare la probabilità di sviluppare problemi di insufficienza venosa. Nelle donne entrano in gioco anche gli ormoni. Le variazioni ormonali legate al ciclo mestruale, alla gravidanza e alla menopausa possono influenzare le pareti dei vasi e la funzionalità delle valvole. La gravidanza è inoltre un momento particolarmente delicato per la circolazione delle gambe: l’aumento del volume sanguigno e la pressione esercitata dall’utero in crescita possono rendere più difficoltoso il ritorno venoso. In alcuni casi, le vene dilatate che compaiono durante la gravidanza tendono a ridursi spontaneamente dopo il parto.

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Anche sedentarietà e peso corporeo possono contribuire alla comparsa o al peggioramento delle varici. I muscoli delle gambe, soprattutto quelli dei polpacci, funzionano come una sorta di pompa naturale che aiuta il sangue a risalire verso il cuore. Trascorrere molte ore seduti o in piedi, senza intervallare la giornata con movimento, può favorire il ristagno del sangue. Un peso corporeo elevato può invece aumentare la pressione esercitata sul sistema venoso e rendere più impegnativo il ritorno del sangue dagli arti inferiori. A questi fattori possono aggiungersi alcune abitudini quotidiane, come il fumo e un’alimentazione particolarmente ricca di sodio, che può favorire la ritenzione di liquidi e accentuare la sensazione di gonfiore.
Quali sono i sintomi delle vene varicose
Le vene varicose possono non provocare alcun sintomo e rappresentare inizialmente soprattutto un elemento visibile sulla superficie delle gambe. Quando invece la circolazione venosa risulta più compromessa, possono comparire sensazioni di pesantezza, stanchezza e tensione agli arti inferiori, soprattutto alla fine della giornata o dopo molte ore trascorse in piedi. Possono inoltre manifestarsi gonfiore, prurito e dolore, con disturbi che in alcuni casi diventano più evidenti durante le giornate calde o dopo essere rimasti a lungo nella stessa posizione.

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Il fatto che una vena sia particolarmente visibile non significa necessariamente che esista una condizione grave. Tuttavia, quando i sintomi diventano persistenti o compaiono gonfiore importante e alterazioni della pelle, è consigliabile una valutazione medica per comprendere se sia presente un’insufficienza venosa e quale sia la strategia più indicata.
Le vene varicose si possono prevenire?
Non sempre è possibile prevenire completamente la comparsa delle vene varicose, soprattutto quando entrano in gioco familiarità ed età. È però possibile adottare alcune abitudini che aiutano a sostenere la circolazione e a limitare il rischio che il problema peggiori. Muoversi regolarmente è una delle strategie più semplici ed efficaci: camminare, andare in bicicletta, nuotare e praticare attività che coinvolgono le gambe favorisce l’attivazione dei muscoli del polpaccio e quindi il ritorno del sangue verso il cuore. Anche nelle giornate trascorse alla scrivania è utile interrompere periodicamente la posizione seduta, alzarsi e fare qualche passo.
Sollevare le gambe per alcuni minuti può invece favorire il deflusso del sangue e contribuire ad alleviare pesantezza e gonfiore, soprattutto alla sera. Anche controllare il peso corporeo può essere utile per ridurre il carico sul sistema venoso. Infine, curare l’alimentazione, privilegiando frutta, verdura, fibre e una corretta idratazione, contribuisce al benessere generale e può aiutare a limitare la ritenzione di liquidi. Un consumo moderato di sale è particolarmente indicato quando si tende a soffrire di gonfiore alle gambe.
Come si trattano le vene varicose
Quando le vene varicose provocano disturbi, diventano particolarmente evidenti o sono associate a un problema di insufficienza venosa, oggi esistono diverse possibilità di trattamento, molto meno invasive rispetto alle tecniche chirurgiche del passato. La scelta dipende dalle caratteristiche delle vene, dalla loro dimensione e dalla presenza di eventuali alterazioni del flusso sanguigno e deve essere stabilita dopo una valutazione specialistica.

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Tra le opzioni disponibili c’è il laser, utilizzato soprattutto per trattare i piccoli vasi superficiali, mentre per le vene di maggiori dimensioni può essere impiegato il laser endovenoso. La scleroterapia prevede invece l’iniezione di una sostanza all’interno del vaso, che ne provoca la chiusura e il successivo riassorbimento da parte dell’organismo. Per alcune vene varicose più grandi può essere indicata l’ablazione endovenosa, eseguita attraverso radiofrequenza o laser: l’energia termica permette di chiudere la vena che presenta un funzionamento anomalo, lasciando che il sangue venga convogliato attraverso i vasi sani. Un’altra possibilità è la flebectomia, che consente di rimuovere le vene superficiali attraverso piccole incisioni nella pelle. Le tecniche moderne sono generalmente molto meno invasive rispetto agli interventi tradizionali e prevedono, nella maggior parte dei casi, l’utilizzo dell’anestesia locale.
Quando è necessario rivolgersi a uno specialista
Non tutte le vene varicose richiedono necessariamente un trattamento. Quando però compaiono dolore persistente, gonfiore frequente o importante, prurito intenso, cambiamenti della pelle o sintomi che tendono progressivamente a peggiorare, è opportuno rivolgersi a uno specialista. Una valutazione medica permette di distinguere una situazione prevalentemente estetica da un eventuale problema di circolazione venosa e di individuare il trattamento più adatto. Nelle forme più avanzate, infatti, l’insufficienza venosa può essere associata a complicazioni cutanee e ulcere. Prendersi cura delle gambe significa quindi guardare non solo alla loro estetica, ma anche alla salute della circolazione che le sostiene.
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