Via alle domande per il Bonus Transizione 5.0: cosa serve sapere

13 Giugno 2026 - 10:15
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lentepubblica.it

Dopo mesi di attesa e numerosi chiarimenti normativi, il nuovo Piano Transizione 5.0 entra finalmente nella fase operativa.


Le imprese possono infatti iniziare a presentare le richieste di accesso all’agevolazione attraverso la piattaforma telematica del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), che ha aperto ufficialmente la procedura per l’invio delle comunicazioni preventive necessarie a ottenere il beneficio fiscale.

Il via libera è arrivato a seguito della registrazione da parte della Corte dei conti del decreto attuativo che definisce le modalità operative della misura. Un passaggio atteso da migliaia di aziende che puntano a investire in innovazione tecnologica, digitalizzazione ed efficientamento energetico nei prossimi anni.

Secondo le stime del Governo, il nuovo programma mette a disposizione quasi 10 miliardi di euro e rappresenta uno dei pilastri della strategia industriale italiana per accompagnare il sistema produttivo verso modelli più competitivi, sostenibili e tecnologicamente avanzati.

Un piano da 9,8 miliardi per innovare il sistema produttivo

La nuova misura si inserisce nel percorso già avviato negli anni scorsi con i programmi Transizione 4.0 e Transizione 5.0, ma introduce un meccanismo differente rispetto ai precedenti crediti d’imposta.

L’obiettivo resta lo stesso: sostenere gli investimenti delle imprese che intendono ammodernare impianti, acquistare tecnologie innovative, digitalizzare i processi produttivi e ridurre i consumi energetici.

Lo stanziamento complessivo previsto ammonta a 9,8 miliardi di euro, risorse che saranno distribuite nell’arco di più anni per consentire alle aziende di programmare gli investimenti con maggiore certezza e stabilità.

Le direttrici sulle quali si concentra il Piano sono tre:

  • sviluppo di tecnologie digitali avanzate;
  • trasformazione e automazione dei processi aziendali;
  • incremento della sostenibilità ambientale attraverso interventi orientati all’efficienza energetica e alla produzione di energia rinnovabile destinata all’autoconsumo.

Particolare attenzione viene infatti riservata agli impianti energetici realizzati direttamente dalle imprese per coprire il proprio fabbisogno produttivo.

Cos’è il nuovo iperammortamento

Il cuore della misura è rappresentato dal ritorno dell’iperammortamento, uno strumento che consente alle imprese di aumentare fiscalmente il valore dei beni acquistati ai fini del calcolo delle quote di ammortamento.

In pratica, l’azienda non riceve un contributo diretto né un credito d’imposta da utilizzare in compensazione tramite modello F24. Il beneficio si traduce invece in una maggiore deduzione fiscale, che riduce l’imponibile e quindi l’ammontare delle imposte sui redditi dovute.

Si tratta di un cambio di impostazione rispetto alle precedenti versioni di Transizione 4.0 e 5.0, basate prevalentemente sul meccanismo del credito d’imposta.

L’agevolazione riguarda gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, offrendo alle imprese una finestra temporale ampia per pianificare gli interventi.

Quali investimenti possono ottenere il beneficio

La normativa individua due grandi categorie di spese ammissibili.

La prima comprende i beni strumentali materiali e immateriali di nuova acquisizione destinati alla trasformazione digitale e tecnologica delle imprese. Si tratta di macchinari, sistemi automatizzati, software e tecnologie avanzate che devono risultare interconnessi con i sistemi aziendali o con la rete di fornitura.

La seconda categoria riguarda invece gli investimenti destinati alla produzione di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo.

Rientrano nell’agevolazione:

  • impianti fotovoltaici e altre tecnologie per la generazione di energia rinnovabile;
  • sistemi di accumulo e stoccaggio energetico;
  • infrastrutture funzionali all’autoproduzione energetica.

La normativa prevede però un limite preciso: la capacità produttiva degli impianti non può superare il 105% del fabbisogno energetico dell’unità produttiva, calcolato sulla base dei consumi medi registrati nell’esercizio precedente.

Le percentuali di maggiorazione previste

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’intensità del beneficio fiscale riconosciuto alle imprese.

Per i beni tecnologici e per gli impianti dedicati all’autoproduzione energetica sono previste maggiorazioni differenziate in base all’importo dell’investimento.

Nel dettaglio:

  • fino a 2,5 milioni di euro di investimento è riconosciuta una maggiorazione del 180%;
  • per la quota compresa tra 2,5 e 10 milioni di euro la maggiorazione scende al 100%;
  • per la parte eccedente i 10 milioni e fino a 20 milioni di euro viene applicata una maggiorazione del 50%.

Il sistema è stato costruito per incentivare sia le piccole e medie imprese sia le realtà industriali di dimensioni maggiori che intendono realizzare progetti particolarmente consistenti.

Chi può accedere agli incentivi

Il perimetro dei beneficiari è molto ampio.

Possono infatti presentare domanda tutte le imprese residenti in Italia e le stabili organizzazioni presenti sul territorio nazionale, indipendentemente:

  • dalla forma giuridica;
  • dal settore economico di appartenenza;
  • dalla dimensione aziendale;
  • dal regime fiscale utilizzato per la determinazione del reddito d’impresa.

La misura è stata quindi progettata per coinvolgere l’intero tessuto produttivo nazionale, dalle microimprese fino ai grandi gruppi industriali.

Come presentare la richiesta attraverso il GSE

L’accesso al beneficio passa attraverso una procedura completamente digitalizzata gestita dal GSE.

Le imprese devono trasmettere online una serie di comunicazioni standardizzate relative agli investimenti programmati, al loro avanzamento e alla successiva conclusione.

Per operare sulla piattaforma è necessario autenticarsi mediante SPID oppure Carta d’Identità Elettronica (CIE) accedendo all’Area Clienti del Gestore dei Servizi Energetici.

Le comunicazioni devono contenere informazioni dettagliate sui beni acquistati, sulle date previste di entrata in funzione o interconnessione e sull’applicazione della maggiorazione fiscale richiesta.

Perizie e controlli: quali documenti servono

La normativa prevede specifici strumenti di verifica per garantire la correttezza delle richieste.

L’effettiva realizzazione degli investimenti e la loro conformità ai requisiti previsti dovranno essere certificate attraverso una perizia tecnica asseverata, affiancata da una certificazione contabile.

Questa documentazione avrà un ruolo fondamentale sia nella fase di accesso all’agevolazione sia nei successivi controlli previsti dall’amministrazione.

Le aspettative del Governo

Commentando l’avvio della piattaforma, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato come il nuovo Piano rappresenti un ulteriore passo avanti nella politica industriale nazionale.

Secondo il ministro, il precedente programma aveva già registrato risultati significativi, con oltre 4,25 miliardi di euro di investimenti attivati e circa 20 mila imprese coinvolte. L’obiettivo del nuovo intervento è consolidare questa esperienza introducendo regole più semplici e una programmazione pluriennale capace di offrire maggiore certezza agli operatori economici.

L’apertura della piattaforma segna dunque l’avvio concreto di una misura destinata a incidere profondamente sui processi di innovazione del sistema produttivo italiano, favorendo investimenti che combinano competitività, digitalizzazione e sostenibilità energetica.

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