Via l’Apollo stupratore dal logo del Mic. Pd e M5s: “Valutiamo la proposta”
Roma. Dopo aver cambiato ministro, si cambia logo. Non più l’Apollo patriarcale che stupra Dafne… Non più il dio eccitatissimo, bellissimo… Ma magari un più casto flauto di Pan. Nuovo logo del Mic, perché no? I membri della commissione Cultura alla Camera, martedì mattina, hanno ricevuto e letto una pec. Una petizione popolare – che pare scritta da Valerie Solanas o Michela Murgia – per rivedere il simbolo del Ministero di Alessandro Giuli. Contro il patriarcato mediterraneo. Non più il profilo di Apollo del Bernini, dunque, bensì qualcosa, o qualcuno, che sia “pienamente inclusivo”, “che non richiami, nemmeno implicitamente, dinamiche di violenza di genere”. Il testo, inoltrato ai parlamentari, l’ha scritto una piccola Solanas di Roma. La signora Fufi Sonnino, ottantaseienne e storica donna del Movimento femminista romano che, insieme a Yuki Maraini, sorella di Dacia, negli anni Settanta cantava: “La tua bambola fu l’arma / che inventò la vocazione / d’esser sposa d'esser madre / di servire ad un padrone”.
Fufi, che abbiamo contattato, ha scritto il testo e ha raccolto al momento oltre seicento firme. Tutte trascritte e allegate alla pec. Manca la Maraini grande, certo, ma tra le promotrici scorgiamo Toni Maraini. Anch’ella scrittrice, storica del Maghreb, e seconda sorella di Dacia. Individuiamo, poi, il nome di Giulia Minoli che potrebbe rispondere alla regista figlia di Giovanni nonché presidente, con Fiorella Mannoia, di “Una nessuna centomila”. La fondazione contro il patriarcato, per contrastare la violenza maschile.
In commissione Cultura, insomma, hanno letto il testo. Che ha posto un tema. Serio. Giacché la forma è sostanza, si dice, e solo i meschini non badano all’apparenza – lo sa chiunque, nella vita, abbia mai partecipato alle massacranti riunioni sui loghi (e lo chiamano rebranding…). La forma è sostanza, dicevamo, e un Apollo che stupra la ninfa, in un ministero, proprio non ci può stare. Tanto meno in quel ministero dove le ninfe, in quattro anni, non sono mancate. Anzi. (Per quanto, ai tempi, più che in allori si siano trasformate in gramigne)... I patriarchi mediterranei, all’incirca, li conosciamo. Chiediamo perciò alle parlamentari donne, più sensibili, cosa ne pensino. Risponde al telefono Irene Manzi, membro della commissione in quota Pd: “E’ una proposta che va valutata – ci dice – perché fa riflettere”. Aggiunge : “Bisogna sempre ricordare che i miti greci appartengono alla nostra storia, che vanno conosciuti, studiati, contestualizzati”. Non a caso Manzi è nella segreteria nazionale di Elly Schlein e si occupa di scuola. “Non vorremmo certo smantellare le statue!”. No. Anche se Fufi pensava al logo. “Il logo non è una statua, certo, e sicuramente la proposta fa pensare che i tempi sono cambiati. Grazie a Dio”. Proviamo a contattare Elisabetta Piccolotti di Avs, non raggiungibile, e poi Anna Laura Orrico del Movimento cinque stelle. “La questione – dice la parlamentare pentastellata – può essere un tema da affrontare poiché richiama l’attenzione, spesso smarrita, sulla problematica della cultura occidentale. Permeata da pulsioni e schemi patriarcali”. Già. E pensare che primo acchito, lo ammettiamo, non l’avevamo presa sul serio. “Certo è – aggiunge Orrico – che concentrerei le riflessioni, come ho già fatto personalmente in passato, anche su quello che accade dentro le stanze di via del Collegio romano, magari per far ripartire l’Osservatorio sulla parità di genere del Mic. In modo da lavorare per ridurre le disparità di genere nel campo delle arti e della cultura italiana”. E passi, allora, che l’Apollo di Bernini è il dio più bello del mondo. Passi che di trasformarci in alloro, come Dafne, l’avremmo voluto a volte anche noi (non è inclusiva la ninfa?). Ma non può certo passare, vent’anni dopo la sua introduzione, un logo contro il consenso. Del resto, i tempi sono cambiati. E il governo Meloni non è soltanto il governo più longevo. Ma anche quello che, da destra, ha introdotto il reato di cui sentivamo la mancanza. Il femminicidio. O, a questo punto, ninficidio. Attendiamo dunque il rebranding. Con l’autorizzazione dell’ufficio egemonia.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)