Yemen, Lituania, Gaza. L’Italia non è in guerra, ma le guerre si occupano dell’Italia
Isolarsi da un mondo in fiamme nella speranza di essere ignorati dalle fiamme del mondo può funzionare quando si cerca di evadere dalla realtà costruendo metaversi paralleli, non necessariamente con l’intelligenza artificiale. Ma diventa un po’ più difficile quando il mondo da cui hai cercato goffamente di allontanarti si avvicina a te, decidendo di occuparsi di te, della tua libertà, del tuo benessere, della tua sicurezza, senza curarsi del tuo desiderio effimero di alzare qualche muro per evitare di essere sfiorato dalle fiamme. Il raid iraniano sull’Arabia Saudita che ha colpito un velivolo F-2000 italiano arriva negli stessi giorni dell’azione di due caccia italiani inviati dalla Nato nel cielo della Lituania per monitorare lo sconfinamento di due jet russi, negli stessi giorni dell’invio di una nave della Marina italiana nello stretto di Bab el Mandeb per proteggere le navi nazionali dagli attacchi dei terroristi houthi in Yemen in aperta sfida all’immobilismo della missione europea Aspides, negli stessi giorni in cui altri due caccia italiani hanno neutralizzato sempre nei cieli della Lituania un drone russo, negli stessi giorni in cui è stato confermato che i carabinieri italiani guideranno la missione con cui verrà sostenuta l’attività dei poliziotti palestinesi a Gaza. E per quanto si possa cercare in tutti i modi, e con varie sfumature di ipocrisia, di non occuparsi del disordine mondiale, quando il disordine mondiale inizia a occuparsi di te dovrebbe diventare chiaro quello che in troppi non vogliono vedere: predicare la neutralità di fronte ai conflitti del mondo non è una leva per intervenire positivamente sulla nostra sicurezza, ma è una leva per intervenire negativamente sulla nostra vulnerabilità. Ed evocare scenari di neutralità, di disimpegno, di disarmo, di diserzione, lisciando il pelo alle peggiori pulsioni autarchiche, non significa fare di tutto per non provocare gli sponsor del terrore. Significa essere esposti. Significa essere immobili. Significa voler delegare la nostra protezione a qualcun altro, che poi ci presenterà il conto.
Quando le coalizioni mostrano divaricazioni profonde sulla politica estera, dividendosi in modo speculare tra chi sostiene che non ci si possa disinteressare del mondo perché il mondo prima o poi si interesserà a te e chi sostiene che mostrare distanza dal mondo, dai suoi conflitti, dai suoi problemi, sia l’unico modo per proteggere i cittadini, quelle divisioni non riguardano soltanto ideali astratti, come la difesa della nostra libertà, ma riguardano temi concreti, reali, quotidiani, che si può provare a ignorare solo sfuggendo dalla realtà. L’Italia non è in guerra, per fortuna, ma le guerre coinvolgono l’Italia non perché faccia parte di una lobby di agenti provocatori ma perché l’Italia fa parte dell’Unione europea (se un drone iraniano arriva a Cipro quel drone riguarda anche l’Italia), perché l’Italia fa parte della Nato (e se un paese Nato viene minacciato dalla Russia quella minaccia riguarda anche l’Italia), perché l’Italia si rifornisce di petrolio dal Golfo (e se gli iraniani colpiscono le vie di rifornimento alternative a quelle di Hormuz il problema riguarda anche l’Italia).
Il partito del pacifismo farlocco tende a definire “guerrafondai” i politici che cercano di tutelare i propri interessi anche con la forza. Varrebbe forse la pena di ribaltare il tavolo e squadernare in faccia ai finti pacifisti una verità necessaria e difficile da digerire: i veri guerrafondai non sono coloro che scommettono sulla sicurezza armata per tutelare i propri interessi, ma sono coloro che spacciano la vulnerabilità per neutralità predicando la retorica della bandiera bianca, che con l’illusione di allontanarci dai pericoli rafforza coloro che minacciano con la forza la nostra libertà. La vera diserzione che servirebbe non è dalla difesa della nostra sicurezza ma è dal partito del pacifismo farlocco che vendendo l’illusione della pace facile non fa altro che incoraggiare gli sponsor del terrore a non fermare i loro orrori. E’ ora di smascherarli, no?
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