Vietato parlare coi giornalisti: la giunta rossa di Ravenna impone la censura su chi vince i suoi bandi

La consegna sembra essere: con i giornalisti meglio non parlare. E chi lo fa senza l’autorizzazione del Comune di Ravenna rischia di pagare una multa salata. Il bando per i servizi contro la povertà estrema diramato dalla giunta rossa ravennate si porta dietro una clausola da ex Unione Sovietica: limita i rapporti degli affidatari con la stampa e prevede sanzioni pecuniarie per le violazioni. Una “blindatura” che ha fatto saltare sulla sedia l’Associazione della stampa Emilia-Romagna (Aser): «Assolutamente illegale, oltre che inopportuna e antidemocratica».
Ravenna, il divieto di parlare con la stampa
Il bando, da circa 800mila euro, riguarda la gestione del dormitorio di via Torre, lo sportello “Stazione di posta” e l’attività degli operatori di strada.
È all’articolo 11 che compare la disposizione contestata. Agli aggiudicatari e al personale impiegato viene fatto divieto di fornire a stampa, radio, tv, social e blog «qualsiasi notizia, dato, intervista o dichiarazione attinente al servizio svolto» senza la preventiva e formale autorizzazione della stazione appaltante, cioè del Comune.
E non è una semplice raccomandazione. In caso di violazione sono previste sanzioni pecuniarie, mentre l’amministrazione si riserva anche l’eventuale richiesta di risarcimento per danno d’immagine.
«Il Comune vuole celare qualcosa?»
Il sindacato dei giornalisti esprime «sconcerto» e invita il Comune a riformulare la clausola, che «non sembra un grande esempio di trasparenza e democrazia».
C’è, naturalmente, la delicatezza dei servizi coinvolti. Trattandosi di persone fragili, viene sottolineato, i giornalisti sono tenuti ad affrontare questi temi nel rispetto della dignità degli interessati e della deontologia professionale. Altra cosa è imporre una limitazione generalizzata ai rapporti con la stampa.
La disposizione finirebbe infatti per ostacolare il lavoro dei giornalisti, «tutelato dal dettato della Costituzione Italiana». Da qui il giudizio netto sulla clausola, definita «assolutamente illegale, oltre che inopportuna e antidemocratica».
Poi l’affondo: «L’impressione che se ne ricava è che con una disposizione di questo tenore il Comune voglia celare qualcosa». Un atteggiamento che, per chi amministra la cosa pubblica, «non è di certo un bel biglietto da visita».
Il Comune di Ravenna difende la scelta sovietica
Il sindaco Pd Alessandro Barattoni tace, ma la notizia è confermata dall’assessore Roberta Mazzoni, firmataria del bando. La clausola? Al Corriere di Romagna dice che è stata introdotta per «regolamentare la diffusione di informazioni o notizie» riguardanti servizi dell’amministrazione affidati a soggetti esterni attraverso procedure pubbliche, richiamando quanto previsto dal codice di comportamento dei dipendenti pubblici.
Perplessità arrivano anche dal mondo delle cooperative. Giacomo Vici, direttore del Solco, attacca: «Non ricordo una limitazione del genere, approfondiremo il capitolato e chiederemo informazioni. Per noi è importante poter comunicare, specie se possiamo dare notizie positive».
Uno degli attuali gestori del dormitorio dovrebbe inoltre presentare un quesito prima del 14 ottobre, termine di scadenza del bando.
La richiesta è ora quella di un intervento tempestivo per correggere la «grave anomalia». Perché dietro la tutela delle persone fragili non può esserci alcun tipo di censura. A meno che, come denuncia l’Aser, non si voglia nascondere qualcosa.
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